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STORIA-MITOLOGIA
> María Sánchez Puig, I quattro elementi
naturali nella mitologia precristiana russa, 2004 (1)
Il
mito nasce agli albori dell’umanità come una visione del mondo
basata su un’unione intrinseca, una dipendenza ombelicale tra l’uomo
e la natura che lo circonda, lo copre, lo veste e lo nutre. I cicli
e gli elementi naturali segnano la vita dell’uomo che vive totalmente
immerso nel proprio ambiente come parte integrante dello stesso, e
fuori del quale la sua esistenza è impossibile. L’uomo proietta
sulla natura sentimenti e relazioni personali e, per questo, sente
la necessità di personificarla, “umanizzarla” a propria immagine
e somiglianza.
All’inizio, il rapporto uomo-natura è esente dal misticismo
proprio di una religione, poiché l’uomo tratta con quegli elementi
fisicamente tangibili – terra, acqua, fuoco e aria – che lo circondano
nella vita quotidiana, e non con esseri invisibili o forze dell’aldilà,
come succede in una religione. Il mito non contrassegna una rigorosa
differenza tra il mondo naturale o tellurico e il mondo soprannaturale
o celeste. Gli elementi naturali del mito primigenio sono “vivi”,
visibili, udibili e palpabili e sono fonte di vita. L’apparizione
dicotomica di divinità, alcune positive o celestiali e altre
negative o ctoniche, è il risultato dell’evoluzione della mitologia
verso l’epica. Nel concetto mitologico gli elementi e le forze naturali
fanno parte della vita quotidiana, per cui non sono degli dèi
che governano e proteggono una determinata parte del mondo, bensì
sono le stesse forze della natura a essere considerate sacre: il Cielo
(aria), il Sole (luce, fuoco), la Pioggia (acqua) e la Terra appaiono
come divinità supreme. In seguito, nella mitologia russa, si
plasmano in figure mitiche non solo gli elementi naturali, ma anche
gli stati d’animo e i sentimenti umani (di solito, quelli negativi),
e vengono personificate l’Angustia (Toska) (2), la Pena (Gore, Zhlya),
la Tristezza (Kruchina), la Paura (Strakh), l’Insonnia (Bes-sonnitsa)
e anche le malattie, come le Pesti Sorelle (Sestry Likho-radki) (3).
Il mito è un mondo a sé e, come tale, presenta svariati
ambiti, trame e approcci. Si può parlare dello spazio e del
tempo mitologici, dall’evoluzione del “caos” mitologico fino all’ordine
gerarchico del pantheon precristiano russo, della mitologia della
Creazione, della mitologia relativa all’esistenza umana (nascita,
vita, malattia, morte), della mitologia della casa e della fattoria
(abitazione, bestiame, raccolta, animali domestici), della mitologia
dell’ambiente (boschi, campi aperti, acque, bestie, uccelli, animali
ctonici), degli eroi mitologici e, naturalmente, della mitologia associata
ai quattro elementi naturali, che costituisce il nostro obiettivo.
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Note:
1. María Sánchez Puig, Los cuatro elementos naturales
en la mitología precristiana rusa, in “Ilu. Revista de
Ciencias de las Religiones”, Universidad Complutense de Madrid, 2004,
XIII, pp. 97-106. Traduzione e note sono a cura dell’associazione
culturale Larici: le parole in cirillico sono state rese seguendo
la trascrizione inglese, ma l’articolo originale, completo di breve
bibliografia, si può scaricare cliccando
qui. María Sánchez Puig è professore universitario
di Filologia slava a Madrid e autrice di numerosi testi didattici
e scientifici sulla lingua e la cultura russe.
2.
Più propriamente, i russi indicano con toska quel
sentimento malinconico che accompagna l’accettazione delle cose del
mondo ed è meno negativo della rassegnazione. (N.d.T.)
3.
Le “pesti sorelle” sono citate da Publio Virgilio Marone (69 a.C.-18
a.C.) nell’Eneide: «Due le pesti sono, / Che son Dire chiamate,
al mondo uscite / Con Megera ad un parto, a lei sorelle, / Figlie
a la Notte, e di Cocito alunne, / Che d’aspi han parimente irte le
chiome, / E di ventose bucce i dorsi alati» (XII, 1381-1386).
(N.d.T.)
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