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| STORIA
> Francesco Algarotti, Viaggi di Russia
Potrei dirle ancora, che un giorno di calma fece il signor King con gran destrezza la notomia dellocchio di un castrone: il qual castrone fu poi cotto con egual dottrina dal nostro Martialò. Ce ne mostrò la coroide, chera verde; e verde parimente aggiunse essere il colore di cotesta tunica in tutti gli animali che pascono. Sarebbe forse, Mylord, che avesse la natura formato in simili animali quella tunica atta solamente a riflettere i raggi verdi, perché lerba facesse una maggiore impressione sugli occhi loro, perché ci fosse come una maniera di attrazione tra essi e la cosa con che si nutrono e crescono? o pur sarebbe, che, per lo continuo riflettere che fa quella túnica i raggi verdi, atta soltanto divenga a riflettere quei raggi, e non altri? Sappiamo le forze che ha labitudine anche sullorganico e sul fisico. Il suo antecessore Demòstene non divenne egli a forza di esercizio abile a pronunziar nettamente la R, per cui era inabile da natura? E chi si mettesse a non ripetere che una sola parola, diverrebbe forse muto per tuttaltre. Unaltra osservazione assai curiosa venne fatta anche a me questi passati giorni sullottica, la qual mostra, che daglinganni de nostri sensi ne vengono il piú delle volte regolati i giudizi della mente. Di due oggetti molto lontani il piú illuminato, come a lei è ben noto, è giudicato il meno lontano. Due vele bordeggiavano luna incontro dellaltra in grandissima distanza da noi: sulluna batteva il sole, sullaltra no: la illuminata dal sole pareami la piú vicina a noi: ma quando furono amendue nella stessa linea col mio occhio, sparí la illuminata coperta dallaltra; e quella, che secondo le regole io giudicava la piú vicina, era forse di una mezza lega e anche meglio piú lontana da noi. Ma che le dirò io, Mylord, di questa terra, di cui ella ha piú vaghezza dintendere, che delle venture e dei fenomeni di mare? Io vorrei trovare qualche bel passo di Virgilio per descriverle la bella situazione di Helsingor, come gli ho avuti belli e trovati per descriverle le nostre burrasche. Il mare qui si ficca tra la Danimarca e la Svezia, ed è largo da due miglia appresso a poco, come il Tamigi a Gravesend; non ha corrente veruna come hanno gli altri stretti; salvo se spiri norte o sud, chei guarda per diritto; che allora rapidissima è la corrente, e va ora per un verso ed ora per laltro, secondo la balla del vento. Le coste della Svezia sono assai selvagge; domestiche allincontro e amene sono le coste danesi o sia del Zeeland: e se tali fossero altre volte state, già non le avrebbono abbandonate i Tèutoni per cercar nuove sedi a dar briga ai nostri Marii. La verità si è, che al dí doggi potrebbero quasi gareggiare con le campagne dInghilterra. Bei boschetti, collinette dolci, prati che discendono sino al mare, un verde smeraldino. Sorge pittorescamente sulla spiaggia il magnifico castello di Cronembourg coperto di rame, che in mezzo alla sua cittadella signoreggia il Sund, e guarda come dalto in basso la povera Helsenberg, che sulla riva opposta rende anchessa il saluto a vascelli, chentrando nel Sund salutano il dardanello danese. Povera veramente: se non che di una cosa può gloriarsi, ed è, di aver veduto dalle sue torri i veterani danesi disfatti da contadini di Svezia sotto la condotta dello Steinbock a tempi di Carlo XII. Quantità di legni, forse un centinaio, sono qui allancora insieme con noi, parte che vanno, e parte che vengono; e ne arriva a ogni instante di nuovi. A questa spiaggia di Helsingor ci sta sempre di guardia una fregata danese che riscuote il peaggio; (7) e questo monta ogni anno a quasi trentamila lire sterline. Io leggeva questi passati giorni nella relazione della Danimarca di mylord Molesworth, che le città anseatiche del Baltico pagavano altre volte a Danesi un tanto; sí veramente che da essi fossero su questa spiaggia mantenuti alcuni fanali; nella stessa guisa che da vascelli carbonai pagasi ora in Inghilterra una maniera di contribuzione, se vogliono cosí chiamarla, a colui che ha pigliato la impresa di mantenere il faro fluttuante al Nord-Buoy, e quellaltro che è ancorato al banco di Dowzing in faccia alla costa di Norfolk. Le città anseatiche calando dipoi, e la Danimarca allincontro crescendo di forze; ciò chera patto, sè cangiato in diritto. E di quante simili metamorfosi, Mylord, non si leggono nelle istorie, che altro non sono che gli annali dellastuzia e della forza? Fatto sta, che il re di Danimarca, padrone delle bocche del Sund, è nel Baltico quello che è ora in Italia il re di Sardegna padrone dellAlpi. Il peaggio per altro, che paga ciascun legno, regolato sul carico che porta, non è grandissima cosa. Egli è piuttosto il grandissimo numero di legni che passano ogni anno il Sund, che il fa montare cosí alto. Si fa stima che un anno con laltro ne passino da due mila; seicento svezzesi, (8) e questi per lultimo trattato con la Danimarca pagano anchessi, che altre volte non pagavano; mille Olandesi, i quali da loro marosi vanno nel Nord a cercar tavole, ferro, pece, canape, grano, quasi ogni cosa che è necessaria alla vita; tre o quattrocento inglesi; tre o quattro francesi, non piú; alcuni pochi di Lubecca, città ora molto decaduta dallantico suo splendore; alcuni di Danzica, che fa ancora qualche figura; e due o tre russi, i quali, non molti anni fa, simili agli americani, ponevano la nautica tra le arti di un altro mondo. Non lungi dalla nostra nave ha dato fondo questa mattina un vascello appunto di quella nazione con un grosso corpaccio alla olandese, il cui padrone è russo, e russa è pure tutta la ciurma, a quello che ci ha detto il capitano della fregata danese, uomo molto pulito, e molto instrutto delle cose di questo emisfero boreale. Non posso dirle il piacere che io sento, Mylord, a veder questi nuovi oggetti, che mi fanno credere di essere come trasportato in un altro mondo. Ci siamo qui rifatti con buone provvisioni, e, a casa il console inglese, dogni disagio patito, in somma: Excepto quod non simul esses, caetera laetus. Ma ecco che ci mettiamo in punto per salpare. Io chiudo questa mia, e la mando al console, che gliela farà sicuramente pervenire a S. James. Non si scordi, Mylord, di chi navigando al nord-est, pure di tanto in tanto rivolge gli occhi a quel rombo della bussola che a lei fra non molto mi ricondurrà.
Note:
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