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STORIA > Francesco Algarotti, Viaggi di Russia


LETTERA XII

Al medesimo

Posdammo, 24 aprile 1751.

Moltissimo mi piace che quanto ho detto nella ultima mia, abbia avuto il suggello della approvazion sua. Quelle osservazioni fatte dal signor Vitaliano Donati lungo la costa della Dalmazia, ch’Ella accenna in confermazione di quanto ha trovato il Manfredi a Ravenna, le ho potuto novellamente veder anch’io, avendomene fatto copia il Maupertuis, (1) a cui son dedicate. In Lissa, in Diclo, a Zara e in parecchi altri luoghi il comune del mare è presentemente piú alto che non è il piano terreno di antichissime fabbriche, le quali, perché avessero i debiti scoli, e non fossero ad abitar mal sane, saranno state senza dubbio, da chi le edificò, piantate molto al di sopra di esso comune. E tali fabbriche essendo piantate nel sasso vivo, di cui è formata tutta quella spiaggia, non si può dire, che abbiano ceduto né meno un pelo. Con che vengono a rendersi piú luminose ancora e piú stringenti le osservazioni fatte a Ravenna, a Venezia ed anche a Viareggio dal nostro Zendrini (2) del crescere che fa del continuo il livello delle acque marine; cosa, dice il medesimo Zendrini, che non fu ignota a’ nostri periti del secolo decimosesto, e ne parlò fondatamente l’ingegnere Sabbadini, che molto scrisse e molto osservò nel circondario delle venete lagune.

Ma che dirà Ella, signor Marchese, se in mezzo a tanto lume di osservazioni salta su chi asserisce positivamente il contrario? E non dico io già di quelli, che, come il Maillet, cavano un argomento del calare che fa il livello del mare, dal ritirarsi che esso fa in alcuni luoghi; ché costoro sono abbastanza confutati dal fatto di Ravenna, dove, per via di livellazioni certissime, pur sappiamo che dal tempo dello imperadore Teodosio in qua il mare si è alzato di parecchi piedi; e ciò non ostante se ne è ritirato a segno, che dove Ravenna era un porto, ricetto dell’armata romana, si trova presentemente esser lontana dal mare per lo spazio di due o tre miglia. Il moto litorale che porta le arene de’ fiumi della Romagna verso la bocca dell’Adriatico, è cagione principalissima di quella gran colmata che si è venuta formando tra Ravenna ed il mare. E lo stesso a un dipresso è da dirsi dalla bassa Egitto, o del Delta, formato dalle alluvioni del Nilo. Di simili cose, come io le diceva, non parlo. Io intendo parlare di un matematico svezzese il quale pretende avere osservazioni certissime che il pelo delle acque del Baltico, e delle acque medesimamente di quel seno dell’Oceano che bagna da ponente la Svezia, vada calando del continuo. E tal calo non è già in ragione di un mezzo piede in 348 anni, come è il ricrescimento del Manfredi, ovvero di un piede al secolo, come è quello dell’Hartsoeker; è in ragione di una oncia l’anno, che farebbe piú di otto piedi in cento anni. Cosicché ella vede che non andrà gran tempo che il Baltico, che non è mar di gran fondo, resterà a secco, e da Stralsunda a Stockolm si correranno le poste. Le osservazioni, sopra cui è fondata tal nuova asserzione, sono nomi di stretto, d’isola, e simili; grosse anella di ferro ed ancore che tronvansi dentro terra; fondi d’acqua piú bassi che altre volte non erano; bonificazioni varie fatte sulla marina: e le piú decisive sono scogli che a memoria de’ vecchi del paese erano già a fior d’acqua, ed ora hanno alzata la testa, e di parecchi piedi signoreggiano il mare.

Alcuni ci sono, a’ quali ho udito sostenere, che l’acqua de’ mari verso il norte dee calare del continuo, mentre ha da ricrescer l’acqua de’ mari posti verso il mezzodí. E ciò per la ragione, dicon essi, della forza centrifuga, che da noi essendo maggiore che in Svezia, ha anche da far ricorrer l’acqua dalla nostra banda; onde la terra si stiacci verso il polo, e abbia il colmo sotto la linea. (3) Ma non fanno considerazione costoro come ciò dovette succedere da principio, quando incominciò la terra a rotare intorno a se medesima; e poco tempo dipoi si equilibrò ogni cosa; ed essa si conformò in quella figura di sferoide che costantemente ritiene.


Note:
1. Scienziato francese (1698-1759).
2. Bernardino Zendrini. idràulico (1679-1747).
3. La linea equatoriale.

 

 

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