STORIA E MITOLOGIA > Evel Gasparini, Il matriarcato russo e altri scritti, 1955-1973

 

Evel(ino) Gasparini (1900-1982), dopo la laurea in Lettere a Padova, frequentò a Vienna i più rinomati slavisti dell’epoca presso l’università e molti intellettuali russi, rifugiatisi in Austria in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, che lo guidarono nelle sue prime ricerche di etnologia. Dalla fine degli anni Venti al 1936 insegnò Italiano a Varsavia, quindi svolse altri incarichi, di docente di lettere e/o di bibliotecario, a Vicenza, Venezia e Lubiana. Durante la Seconda guerra mondiale, insegnò Letteratura russa a Ca’ Foscari, Venezia, finché non fu arrestato dai fascisti e sottoposto a dure torture fisiche e psicologiche che non lo piegarono. Liberato, tornò alla docenza universitaria: dal 1947 al 1967 fu ordinario di Lingua e Letteratura russa a Venezia e poi, fino alla pensione (1970), fu ordinario di Filologia slava e incaricato di Lingua e Letteratura russa a Padova.
I suoi numerosi scritti riguardano sia la letteratura russa che l’etnologia slava. Della prima, non si limitò ad analizzare le opere dei maggiori scrittori (Puskin, Lermontov, Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj, Cechov, Leont’ev), ma ne indagò il profilo psicologico e l’ambiente storico-culturale. Della seconda, si interessò in particolar modo della civiltà dei protoslavi, della cultura matriarcale, delle credenze e delle religioni antiche spaziando nella ricerca in altri saperi (archeologia, linguistica, botanica ecc.). Tali temi, inizialmente restituiti nei corsi universitari, confluirono nel libro
Il matriarcato slavo. Note etnologiche sulle credenze religiose, le tradizioni iniziatiche e le costumanze nuziali degli antichi Slavi (Milano 1949), che fu nel tempo rielaborato e ampliato fino all’ultima edizione intitolata Il matriarcato slavo. Antropologia culturale degli Slavi (Firenze 1973) «che costituisce, almeno in area italiana, lo studio più completo e una pietra miliare nella letteratura scientifica sui protoslavi» (E. Sgambati). Lo studio – quasi ottocento pagine suddivise in tre sezioni: la cultura materiale, la cultura sociale e la cultura spirituale – è ora messo a libera disposizione dei cultori dall’Università di Firenze. La posizione di Gasparini era in controtendenza rispetto agli storici dell’epoca e per questo molto stimolante al prosieguo degli studi. Per lui, gli Slavi discesero da un’antica popolazione ugrofinnica che, nei secoli, passarono dalla civiltà primitiva a quella agraria, di pertinenza esclusiva delle donne, e solo dopo la comparsa degli Indoeuropei i maschi si impadronirono dell’agricoltura e via via affinarono la lingua e le gerarchie che conosciamo.
Qui vengono allegati, oltre al libro, i saggi che Gasparini pubblicò precedentemente sulla rivista di Lubliana “Slovenski etnograf” e che potrebbero definirsi la “prima stesura” di altrettanti capitoli del terzo volume del libro, ma che sono molto interessanti per analizzare il percorso di studio soprattutto attraverso quei riferimenti che nel libro scompaiono o vengono più criticamente circostanziati.

 

 

 

 

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