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| STORIA > Alain Besançon, Le fluttuazioni della storiografia della Russia
Si cominciò a parlare di una «nazione slavo-russo-cristiana», predestinata a estendersi ai quattro punti cardinali. Nel XVIII secolo, questa leggenda è fissata nella raccolta intitolata Synopsis (Sinossi), che è ancora alla base della storiografia. Il primo storico post-petrino e, da un certo punto di vista, il primo storico dei Lumi russi, fu Tatiscev, che, verso il 1740, conservò ancora letimologia gloriosa degli slavi, ma si riferì più a Erodoto che alla Bibbia nel collegare i Russi agli Sciti e ai Sarmati di famosa memoria. Aggiunse anche che i Russi avevano sempre usufruito dei vantaggi di una monarchia assoluta e autocratica, poiché tale era, secondo Erodoto, il governo degli Sciti e dei Sarmati. Solamente nel 1749, uno storico tedesco, Gerhard Friedrich Müller, membro della giovane Accademia delle Scienze di San Pietroburgo, osò dire, in un discorso solenne, che i Russi erano arrivati nelle loro steppe soltanto nel VI secolo, che i primi prìncipi russi erano dei normanni e che la parola rus era il nome di una tribù varjaga svedese-finnica. Scandalo! Il discorso fu censurato e Müller retrocesso. È stato il primo di una lunga serie di episodi difficili per gli storici della Russia amanti della verità. Il nascente nazionalismo russo aveva anche unispirazione religiosa che ben presto si confuse con lesaltazione dello Stato russo. Quando,
nel 1441, il metropolita Isidoro ritornò a Mosca dal Concilio
di Firenze, in cui era stata proclamata lunione tra la Chiesa
bizantina e quella latina, il Gran
Principe Vasilij lo fece immediatamente imprigionare. LUnione
fu dichiarata nulla e non avvenne. Questo fatto consentì alla
Russia di rompere con Costantinopoli che, firmando lUnione,
era caduta in eresia e, di conseguenza, punita dal cielo con linvasione
dei Turchi. Rimaneva così un solo territorio ancora ortodosso,
cioè cristiano: la Russia moscovita. Il monaco Filoteo
di Pskov ritenne quindi che lo zar
Ivan III fosse «il solo zar cristiano, che tiene le redini
di tutti i seggi divini della Santa Chiesa ecumenica, la quale non
si trova a Roma o a Costantinopoli ma è nella città
di Mosca, prescelta da Dio». E scrisse allo zar: «Tutti
gli imperi della fede cristiana ortodossa si sono congiunti nel vostro
solo impero. Tu sei lunico zar sotto il cielo». A questo
punto viene in mente quella frase che sanno tutti i bambini russi:
«Due Rome sono cadute, ma la terza è ancora in piedi
e una quarta non ci sarà». Era il 1512: la Russia stupiva
lEuropa con la sua barbarie, ma non ancora con la sua forza,
troppo debole. Ciò non impedì, ma la spiega, questesplosione
di megalomania, che si rafforzò con unaltra leggenda,
quella della mitra
(klobuk) bianca, data da Costantino il Grande a papa
Silvestro, che, dopo molte peripezie, era miracolosamente arrivata
a Novgorod: «Il Signore eleverà lo zar russo al di sopra
di tutte le nazioni e molti zar delle altre nazioni saranno sotto
il suo impero - dice una profezia. - A sua volta, la dignità
patriarcale sarà trasmessa da questa città imperiale
alla terra della Russia per restare sotto la sua sovranità
e il paese si chiamerà la Santa Russia». Il mito della
Santa Russia restò vivo fino allascesa di Pietro il Grande,
nel XVIII secolo, poi si indebolì quando limperatore
pietroburghese eliminò il patriarcato e secolarizzò
la Chiesa sul modello protestante prussiano e svedese. Ma rinacque
più bello di prima nel XIX secolo.
Note:
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