Icone

Storia

Arte e architettura

Letteratura e critica

Pubblicazioni

STORIA > Alain Besançon, Le fluttuazioni della storiografia della Russia (*)


Alain Besançon (1932) è un famoso intellettuale francese: è membro dell’Istituto di Francia e, dal 1996, dell’Accademia di scienze morali e politiche, dove ha preso il posto del filosofo Jean Guitton. Laureato in Storia e in Lettere e scienze umane, docente in università internazionali, saggista di convinzioni cattoliche e neo-conservatrici, membro del comitato di redazione dei “Cahiers du monde russe” dal 1961 e di altre riviste francesi, Besançon è noto per i suoi studi che comprendono, oltre a eventi e relative cause, le implicazioni filosofiche, estetiche e teologiche, perché «la storia è più un’arte che una scienza, è una cultura»). Sovietologo, è membro dell’Istituto di Storia sociale, che lotta contro il comunismo, e della “Nuova Iniziativa atlantica”, avversaria dell’Unione Europea.
L’intervento è rivolto ad accademici e dà per scontati molti saperi, perciò lo si è arricchito di numerose finestre chiarificatrici.

 

«La Russia - diceva Churchill - è un mistero avvolto in un enigma». In effetti, si è stati fuorviati su questo Paese. Il mondo russo è molto più semplice di quello delle vecchie nazioni europee; più semplice è soltanto il mondo degli Stati Uniti. Allora, dov’è la difficoltà?

Ci sono state due storie della Russia: inizialmente, quella di un Paese come gli altri, sebbene lungamente a margine dell’Europa e lontano dai centri di civilizzazione; poi, c’è stata la storia di un Paese luogo di un fenomeno senza precedenti, il regime comunista, che, come un “alieno”, è diventato centrale nella storia del XX secolo. Tuttavia, queste due storie devono essere ancora sdoppiate, perché la storia della Russia è stata scritta soprattutto all’estero e non sempre concorda con la storiografia prodotta in quel Paese. La divergenza è poi diventata totale quando il potere comunista ha imposto il proprio monopolio. Così, sono esistite, per questi settant’anni, sia una storia ufficiale indigena che una storiografia occidentale, affatto unificata perché uscita dalle passioni suscitate dal comunismo e dalla sua interpretazione contradittoria. Tutto ciò significa avere almeno quattro storie, se non cinque.

Cominciamo con la storia dell’antica Russia, antecedente al cambiamento del 1917.
In Vaticano c’è una galleria di mappe dipinte nel XVI secolo. L’interno del territorio russo è bianco, vuoto come l’interno dell’Africa, mentre quello della Cina, dell’India, della Persia e dell’Impero ottomano è abbastanza dettagliato. La Russia era meno conosciuta di questi Paesi, anche meno dell’America, perché le sue relazioni con l’Europa erano maggiormente discontinue e pericolose, tanto che un ambasciatore inglese ha scritto nel 1568: «Il paese è troppo freddo e gli abitanti sono degli animali». Tuttavia, essa stava diventando il più grande Paese della terra. Al tempo del giudizio dato da quell’inglese, i mercanti e i soldati russi, superata la roccaforte tatara, si dirigevano verso l’oceano Pacifico a migliaia di chilometri da Mosca. Il popolo aveva già una forte coscienza di se stesso; ancora barbaro, ma già potente, non voleva sentirsi inferiore.

Occorreva perciò comporre una propria storia. Il Gran Principe di Mosca aveva cominciato in modo meschino, come una specie di visir del Khan tataro, ma intanto stava riunendo sotto la propria autorità i principati del circondario. Nel 1380, in mezzo a una situazione molto confusa in cui Russi, Polacco-lituani, clan mongoli e i genovesi della Crimea erano associati in alleanze fragili e instabili, Dmitrij Donskoj vinse il khan Mamaj nella grande battaglia del Pian delle Beccacce. Questa vittoria, per nulla decisiva, fu esaltata come una fondazione: era la vittoria di Mosca sui rivali, la vittoria della fede ortodossa sui pagani, i musulmani e i cattolici. Da questo momento, i prìncipi russi iniziarono ad appiccicarsi una parte tatara nella loro genealogia, in quanto dava loro un diritto sull’impero mongolo, e, quando Ivan III sposò una porfirogenita, non parlarono altro che della loro legittimità bizantina, cioè romana. L’ascesa di Mosca continuò tra alti e bassi per tre secoli, poi arrivò Pietro il Grande.


 

Nota:
*. Traduzione della conferenza Les fluctuations de l’historiographie de la Russie, tenuta il 30 maggio 2005 all’Académie des Sciences morales et politiques di Parigi, reperibile all’indirizzo http://www.asmp.fr/travaux/communications/2005/besancon.htm cui si rimanda per il dibattito.

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it