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STORIA
> Cesare
Cantù, Storia di cento anni (1750-1850), 1851-1855
(*)
Storico,
scrittore e politico, Cesare Cantù (1804-1895) è una
figura particolare della cultura italiana. Figlio di contadini, si
formò nel Collegio barnabita di Sant’Alessandro a Milano per
diventare prete, ma poi preferì l’insegnamento nelle scuole
superiori di Sondrio, Como e Milano. Anti-austriaco, fino a subire
il carcere nel 1833-1834 (che gli precluse in seguito l’insegnamento),
e favorevole a un sistema di autonomie locali, Cantù sognava
l’unione di tutti gli Stati italiani in una confederazione sottomessa
al Papa, così quando nel 1861 si costituì il Regno d’Italia
sedette (1861-1867) tra i deputati degli oppositori clericali e conservatori,
con lo spirito «di un vecchio lombardo che nella nuova Italia
liberale continua a credere che le sue vere case fossero il comune
e la chiesa; e che la sua identità più autentica avesse
le radici nel passato. Cantù si contrappose allo spirito del
Risorgimento che voleva tutti italiani, rivendicando invece l’identità
particolare del suo essere lombardo» (G. Rumi). Nel 1873 fu
nominato direttore dell’Archivio di Stato di Milano e fondatore della
Società Storica Lombarda che presiedette fino alla morte.
Appassionato di letteratura e storia, fu prolifico autore di opere
liriche, romanzi, novelle, biografie, saggi filosofici, storici e
religiosi. Oltre ai numerosi studi sulla Lombardia, i più importanti
lavori sono il romanzo storico, scritto in carcere e poi censurato,
Margherita Pusterla (1838) che lo rese famoso e fu tradotto
in più lingue, la monumentale Storia universale in
35 volumi (1838-1846), poi ampliata fino al 1890 (52 volumi), e la
Storia di cento anni 1750-1850 (1851, 3 voll.), di cui qui
si ripropongono i capitoli che riguardano, in modo diretto o indiretto,
l’Europa orientale.
Questi imponenti lavori storici sono valutati dalla critica moderna
in maniera diversa: alcuni lodano la completezza, dove la sintesi
si unisce alla chiarezza, e altri criticano il metodo non scientifico,
che determina lacune, errori e parzialità. Tuttavia, va notato
che l’obiettivo di Cantù, da insegnante qual avrebbe voluto
continuare a essere, non era l’erudita, meticolosa analisi degli avvenimenti
(già esistente all’epoca), ma un lungo racconto che riuscisse
ad appassionare i giovani alla Storia, come si legge nel Proemio
della Storia di cento anni. Questo è il motivo principale
dell’introduzione di alcuni aneddoti, dell’esaltazione o meno di alcuni
dettagli, di qualche narrazione romanzata (v. Guerra
di Russia), dei dettagli sulla moralità di un personaggio
o di un popolo, perché, come scritto nella conclusione alla
stessa opera, «Noi (tardò fin qua ad accorgersene il
lettore?) siamo di quelli che credono a qualche cosa superiore alle
fuggitive combinazioni della politica, alle variazioni dei partiti,
agli allucinamenti delle passioni: noi teniamo che una nazione, per
ottenere la libertà, deve meritarla; e degna che ne sia, nulla
possa ritardargliene l’acquisto.»
.
Nota:
*. Storia di cento anni (1750-1850) narrata da Cesare Cantù,
Le Monnier, Firenze 1851 (I ed.), 1852 (II ed.) e 1855 (III ed. corretta
e ampliata), 3 voll. Le successive edizioni del 1852 e del 1855 (da
cui sono tratti i capitoli qui riportati) furono corrette e integrate
dall’Autore. Le pagine di riferimento sono: Proemio, I volume,
pp. 3-6; Sbrano della Polonia, I volume, pp. 174-183; Episodio
svedese. La libertà richiamata contro il liberticida,
Volume II, pp. 178-184; Guerra di Russia, Volume II, pp.
184-197; Trattati di Vienna, Volume II, pp. 250-267; Impero
Turco, Volume II, pp. 360-375; Rigenerazione della Grecia,
Volume II, pp. 376-409; Scandinavia, Volume III, pp. 78-87;
Russia, Volume III, pp. 109-130; Affari d’Oriente,
Volume III, pp. 130-151. Le note sono dell’Autore. Le date tra parentesi
quadre sono a margine del testo stampato e si sono inserite alla punteggiatura
più prossima.
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