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STORIA > Carlo Cattaneo


Il milanese Carlo Cattaneo (1801-1869) dedicò la vita a studiare le problematiche sociali ed economiche e il progresso scientifico che avrebbero potuto portare l’Italia allo sviluppo. Laureato in Diritto e conoscitore di lingue antiche (greco, latino, ebraico) e moderne (francese, inglese e tedesco), si dedicò all’insegnamento, alle traduzioni e alla stesura di saggi di letteratura, storia, filosofia, linguistica e arte e di relazioni scientifiche su ferrovie, bonifiche, dazi, commerci, agricoltura, finanze, opere pubbliche, beneficenza, legislazione e geografia... fino al 1848, quando diventò il capo del Consiglio di guerra nelle “Cinque Giornate” di Milano, che si conclusero il 22 marzo con la vittoria degli insorti contro gli Austriaci. In disaccordo col governo provvisorio che intendeva unirsi al Piemonte, andò in volontario esilio in Svizzera e in Francia, ma continuò a collaborare con i periodici milanesi. Tornò a Milano nel 1859 e rifondò "Il Politecnico, repertorio mensile di studi applicati alla prosperità e coltura sociale", un periodico di grande risonanza politica e culturale, dirigendolo, con alterne vicende, fino al 1864. Nel 1867 fu eletto deputato, ma non si presentò in Parlamento per non giurare fedeltà ai Savoia. Pochi mesi dopo, ammalato di cuore, si ritirò nella sua casa a Castagnola, vicino a Lugano, dove morì nel febbraio 1869.

Tra i suoi numerosissimi saggi sono Dell’India Antica e Moderna e La China Antica e Moderna qui riproposti.

Cattaneo conosceva minuziosamente la situazione indiana fin dal 1837 quando il governo britannico lo chiamò per scrivere sulla politica inglese in India e nel 1845 apparve sulla “Rivista europea”, (marzo-aprile 1845, pp. 320-362) lo scritto Sull’imperio indo-britannico – titolo che fu cambiato l’anno successivo in Dell’India Antica e Moderna in occasione della pubblicazione in libro di alcuni saggi di Cattaneo (Alcuni Scritti, Borroni-Scotti editore, Milano 1846) – nei quali si avvalse dei contributi di studiosi dell’epoca, tra cui Gian Domenico Romagnosi che Cattaneo aveva avuto come insegnante in gioventù.

In La China Antica e Moderna, pubblicata su “Il Politecnico” nel 1861, Cattaneo intese compiere una sorta di parallelismo tra la storia cinese (che mostrò di conoscere a fondo) e la situazione dell’Italia, allora appena liberatasi dal dominio diretto o indiretto delle potenze straniere e costituitasi come stato-nazione, per mettere in guardia contro le ingerenze esterne che potevano far cadere il Paese sotto un giogo più dannoso del precedente in quanto imposto in nome del progresso, mascherato dal “fraterno commercio”, che altro non si rileva che un arbitrio dei potenti. Secondo Cattaneo, il paragone Cina-Italia mostrava, anche e soprattutto, che sia l’una che l’altra nazione erano decadute non per l’inerzia mentale degli abitanti, poiché entrambe potevano vantare una prestigiosa tradizione scientifica e culturale, ma per ragioni storiche, che dovevano essere sempre affrontate collettivamente e non accettate passivamente.

 

Carlo Cattaneo, Dell’India antica e moderna, 1845

Carlo Cattaneo, La China Antica e Moderna, 1861

 

India e Cina a metà dell’Ottocento

 

 

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