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STORIA > Enrico Croce, Testamento politico del Generale Garibaldi e lettera memoranda agli Italiani colla carta politico-etnografica della nuova Europa, 1891

 

Avvertenze per la carta della Nuova Europa

Il far rivivere nella CARTA POLITICA DELLA NUOVA EUROPA talune fra le antiche e classiche denominazioni Romano-Elleniche, quali ad esempio: il Rodope (1), lo Scardo, anzi che i loro corrispettivi in lingua turca (2); e così Visurgo, invece che Weser e via di seguito, non è superstizione, ma sì un salutare avviso che Garibaldi intendea dare a' pronipoti de' Cimbri e de' Teutoni da parte de' figli di Roma e di Caio Mario; da parte dei figli d'Atene e di Leonida a' discendenti di Maometto. È un anticipare la dispersione e lo scotimento del giogo geografico, alla vigilia di emanciparci da quello politico: disonesti entrambi e gravosi.
E valga il vero ed il giusto ed il principio di Nazionalità anco nelle denominazioni geografiche ed etnografiche. Possono i Romani, possono gli Slavi subire, perfino in questa materia, la soggezione germanica, imposta da' geografi e cartografi tedeschi, che vollero teutonicamente denominate tante provincie e regioni non tedesche?
Dando un'occhiata alla Carta d'Europa, quale l'hanno linguisticamente foggiata gli Allemanni, direbbesi, a mo' d'esempio, che le provincie Baltiche e quelle Transilvaniche altro non sono, dal punto di vista politico-etnografico, se non se un'appendice della Germania. Noi troviamo difatti, a mo' d'esempio, il nome teutono di Kronstadt così alle porte di Pietroburgo, come agli estremi confini de' Carpazî. Ma noi, seguendo in ciò i precetti di Garibaldi, abbiamo ripristinato i veri e genuini nomi nazionali, spazzando via quelle superfetazioni esose e straniere (3).
Come patire inoltre che l'idioma dolcissimo di Romania venga geograficamente e tutto giorno snaturato e fatto irto di consonanti impure ch'esso non ebbe mai, all'effetto di dargli un'apparenza teutonica? Eppure la compiacente cartografia moderna, - compresavi l'italiana, come di ragione - va imbarbarendo con la veste tedesca di Giurgewo, Tirnowa i nomi latini di Giurgiu (4), Tirnova, ecc, ecc. (La w è ignota nell'alfabeto romeno). Così v'accadrà di leggere Kimplunk in luogo di Campu-lungu; Kiustendge in luogo di Costanza (5), Karlsburg invece che Alba Giulia, e via su questo andare. Che a ricordare tutti gli ibridismi geografici non basterebbe il dì.
E pensare come, anco in Italia, v'è chi pur le raccoglie siffatte brutture teutoniche, e n'è beato, e ne ingemma libri, diarî, carte geografiche!
Ecco perchè noi non ci staremo mai dal bandire e ripetere: Emancipiamoci una buona volta e subito dalla triplice soggezione geografica, cartografica e linguistica tedesca, preludio della tanto sospirata emancipazione politica!

 

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Note:
1. Rodope, non già Despoto dag. – Dag in turco significa monte, epperò Daghistan, paese montuoso.

2. Garibaldi intendeva abolire altresì la denominazione tutta musulmana di Mar Nero, attribuita da' Turchi al vetusto Ponto Eusino. – Nero in turco significa cattivo, e i discepoli di Maometto, marinari pessimi s'altri furono mai, tale applicarono caratteristico nome all'Eusino, perchè inabili a navigare per le sue aque procellose. A noi tuttavolta parve inopportuno il far rivivere un nome oggimai passato in disuso e tralasciare quello da tutti oggi universalmente accettato.

3. Così i lettori vedranno rintegrati i nomi latino-romeni di Brassovia, invece che Kronstadt; Alba Julia, per Karlsburg; Sibiu per Herrmanstadt. E ci duole che le dimensioni della nostra Carta non ci abbiano concesso di abolirne tanti altri.

4. Giurgio, o Giurgiu, città romena sul Danubio, fondata nel medio-evo da' Genovesi che le imponevano il nome di San Giorgio, patrono della loro città.

5. Costanza, nella Dobrogia Romena, altra città fondata da' Genovesi.

 

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