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STORIA
> Enrico
Croce, Testamento politico del Generale Garibaldi
e lettera memoranda agli Italiani colla carta politico-etnografica
della nuova Europa, 1891 (1)
Sentendosi umanamente tradito e politicamente perseguitato, Enrico
Croce (1869-?) si sentì in dovere di rendere pubblico, dalla
sua residenza parigina, il Testamento politico di Giuseppe
Garibaldi (1807-1882), di cui fu ufficiale guerra franco-prussiana
del 1870-1871. Il testamento non è originale, ma è un
collage di pensieri e affermazioni che Garibaldi confidò
a Croce, il quale li raccolse, ordinò e pubblicò per
lanciare un grido d’allarme «contro l’inimico comune per non
patire ulteriori vergogne e sciagure», in quanto: «Le
ragioni [sono] molteplici, – scrive Croce nella premessa, – ma innanzi
tratto quest’una ch’abbraccia e compenetra l’altre tutte: vo’ dire
la portentosa servilità indomabile de’ reggitori la cosa publica
in Italia, che - adulterate le nostre tradizioni, le aspirazioni nostre
pervertite, l’onore nazionale prostituito, - strinsero un patto nefando
con Austria e con Prussia; – e dispregiati i nostri naturali alleati
– provocatili fors’anco – Libertà, Nazionalità essi
violarono e Giustizia, – costituitisi complici, ministri, satelliti
dell’austriache paure, dell’austriache vendette, giust’appunto in
ciò che concerne codesto Testamento politico».
Già dal tempo in cui si pensava di costituire la Triplice Alleanza
(Italia, Germania, Austria-Ungheria, attiva dal 1882 al 1915), Croce
si era posto domande inquietanti: «se la gente d’Italia viene
spinta repugnante a rincalzar le basi dell’Austria oppressora, della
Prussia infida, della Turchia moribonda... se rovesciasi contro Francia
quella formidabile coalizione militare che da tanti anni ne va spiando
e insidiando l’esistenza?», domande cui il pensiero di Garibaldi
dava risposta ridisegnando le alleanze tra le potenze europee «atte
a dare alle nazioni quell’ambito assetto ch’è il desiderotum
di tanti precursori, tanti apostoli, tanti martiri: – fermando i principi
su cui poserà la nuova Europa, – accordatale una ricostituzione
logica, e razionale; – determinando in essa nuove alleanze, nuove
nazionalità, equilibrio novello. Il tutto mercè la unificazione
politica e morale, non già grazie al mascherato predominio
de’ trapotenti, quali a mo’ d’esempio, la Francia, tra’ Romani, e
la Russia tra gli Slavi». L’equilibrio e la pace sarebbero stati
raggiunti – per ciò che interessa questo contesto – soprattutto
attraverso l’alleanza «logica e coerente» tra la “Federazione
Romana” (Francesi, Italiani, Iberici e Romeni) e la “Federazione Slava”
(Moscoviti, Bulgari, Serbi, Boemi, Polacchi...) contro il resto d’Europa.
In particolare, i Russi erano considerati «nostri naturali amici
ed alleati» e «il carattere gaio, vivo, franco, brioso,
ardente e leggiero fors’anco, ma generoso ed entusiasta della gente
Slava, arieggia quello de’ Francesi e in generale ha molta conformità
con quello di tutte le razze romane».
Il discorso di Croce/Garibaldi si allargò ovviamente ad aspirare
a una Lega Filadelfica Romano-Slava (dal nome dei cavalieri
Filadelfi, membri di una società segreta di orientamento democratico
fondata in Francia dalla fine del Settecento) e a ridisegnare l’Europa,
non solo politicamente, ma anche geograficamente, eliminando tutti
i toponimi di origine germanica.
.
Nota:
*. Enrico Croce, Testamento politico del Generale Garibaldi e
lettera memoranda agli Italiani colla carta politico-etnografica della
nuova Europa, Alberto Savine editore, Parigi 1891, pp. 15-57;
58-97; 129-140; 199-201; 264-267. Il testo completo è visionabile
nel sito della Bibliothèque nationale de France (http://gallica.bnf.fr).
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