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STORIA
> Erodoto, Le Storie, Libro IV
Erodoto
(484?-425? a.C.), storico greco, nacque ad Alicarnasso (odierna Bodrum,
in Asia Minore) e compì numerosi viaggi in Asia Minore, Medio
Oriente, Egitto, Grecia e Magna Grecia. Ad Atene, dove conobbe Sofocle
e Pericle, soggiornò a lungo, ma nel 443 si trasferì
nella colonia di Turi, in Magna Grecia, sul luogo dell’antica Sibari.
Scrisse l’opera Le Storie, divisa dai grammatici alessandrini
in nove libri intitolati alle nove muse: i primi cinque descrivono
geografia, storia e costumi delle popolazioni del mondo antico, tra
cui quelle di Lidia, Scizia, Media, Assiria, Egitto e Persia; gli
ultimi quattro parlano della guerra tra Persiani e Greci, probabile
rappresentazione dello scontro fra Oriente e Occidente.
Il carattere filoateniese de Le Storie, quindi non imparziale,
è una caratteristica del testo e rispecchia la cultura cui
egli partecipava, ma Erodoto stesso ha precisato di aver cercato la
realtà, non la verità: la realtà è variegata,
relativa e interpretabile, mentre la verità è assoluta.
Come fonti, Erodoto cita la propria esperienza, acquisita durante
i suoi numerosi viaggi, e le testimonianze di persone conosciute e
attendibili, talvolta segnalate con scetticismo, ma non evita di parlare
di elementi favolosi, dell’ordine cosmico, della religione – rifiutando
la superiorità di un credo sugli altri – o di inserire alcune
“novelle”, che trattano i temi dell’eros, dell’intrigo, dell’ambizione,
della generosità, della fedeltà e l’opposto di questi.
Argomenti – o intermezzi – propri della pubblica recitazione, cui
erano destinate Le Storie, i quali miravano a fornire un
racconto piacevole all’ascolto ma edificante: un insegnamento di vita.
L’opera, la prima importante in prosa, ha avuto valutazioni piuttosto
differenti nel corso dei secoli, ma la critica moderna è unanime
nel ritenere Erodoto il padre della storiografia e dell’etnografia
per la metodologia assunta, in quanto non si limita alla cronologia
degli avvenimenti, ma tenta di collegarli tra loro e di interpretarne
la logica.
Nel
IV libro, dedicato dagli alessandrini alla musa Melpómene,
è il più bello dell’intera opera ed è qui riproposto
perché costituisce un’imprescindibile fonte storica. Vi si
narrano le campagne del re persiano Dario I il Grande in Scizia e
del satrapo Ariande in Libia, con la descrizione delle regioni e dei
loro costumi. Le tribù di Sciti, nomadi iranici, che Erodoto
incontrò personalmente, occupavano i territori compresi tra
il Mar Nero settentrionale, le pendici meridionali dei Monti Urali
e, a Oriente, le steppe dell’attuale Kazakistan. La Scizia era il
paese del freddo, del ghiaccio e della neve, mentre la Libia era il
paese del deserto, dell’aridità e delle case di sale: due luoghi
alla fine del mondo.
A
differenza di altre, la presente riproposizione del IV Libro de Le
Storie è stata arricchita di oltre quattrocento note, redatte
dall’associazione culturale Larici, per spiegare nomi e situazioni
di difficile comprensione o inquadramento.
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