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STORIA > Lettera di P. Duban a Monsignore il Marchese di Torcy, ministro e segretario di Stato, sul nuovo stabilimento della missione de’ padri gesuiti nella Crimea, 1713

 

Un’interessante descrizione dei Tatari è nelle Lettres édifiantes et curieuses écrites des missions étrangères par quelques missionnaires de la Compagnie de Jésus, una collezione di 34 volumi di lettere inviate in Europa dai missionari gesuiti in Cina, Asia, India e America. Queste furono pubblicate tra il 1702 e il 1776 con gran successo (*) poiché fornivano molti dettagli sulle culture extra-europee: Voltaire, Montesquieu, Leibniz e tanti altri ne elogiarono il ruolo nell’evoluzione delle idee e della cultura.
Le lettere non parlano solo dell’opera apostolica, ma si addentrano, con molti particolari, nella storia e negli usi e costumi dei popoli incontrati, perché esse dovevano poter essere redatte in più copie e distribuite ai benefattori, che mantenevano i missionari, e ai commercianti europei interessati a intrecciare affari in quei Paesi lontani.

fare clic per ingrandireQui riportiamo, a titolo di esempio, la lettera che un gesuita scrisse al Segretario di Stato francese per erudirlo sui Tatari musulmani che occupavano i territori della Crimea o vicini a essa.
Nella trascrizione – annotata a cura dell’associazione culturale Larici per rendere comprensibili o rintracciabili nomi e termini – si è seguita la prima edizione italiana, aggiungendo in corsivo i periodi che compaiono nell’originale francese ma non nella traduzione (**). Tali periodi riguardano più strettamente l’opera missionaria, ma concorrono anch’essi a comprendere meglio il tempo, i luoghi e le persone.

 

Monsignore (1),
Mi si ordina dalla parte di vostra Maestà di inviargli un dettaglio dell’inizio e dello sviluppo della missione che stiamo aprendo in Crimea, sotto la potente protezione del re, che avete voluto fornirci. È un tributo che paghiamo con gioia, e che riconosciamo di dovere sia alla gloria del vostro ministero che alla generosità e alla grandezza del vostro zelo.
Voi che riceveste da sua maestà la cura dell’amministrazione degli stranieri affari, la vostra religione credette di dovere collocare fra questi, l’affare della salute di una infinità di poveri stranieri di tutte quasi le cristiane nazioni dell’Europa, che qui gemono nella schiavitù. Dandovi con questa lettera esatta contezza di tutto il bene che voi ci poneste in grado di fare, permettete, monsignore, che io prenda il filo delle cose dal primo nascimento della missione; e perdonatemi, di grazia, se forse di troppo partitamente io le narrerò; ma questa è una prima lettera, nella quale parmi di aver mille cose a dire degli abitatori, e de’ costumi di questo nuovo paese; nelle successive però io procurerò di essere men lungo.

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Note:

*. Ampi estratti dell’opera furono tradotti in spagnolo ((1753-57), in tedesco (1726-61), in inglese (1743) e in italiano (1825-29), mentre l’ultima edizione completa in francese fu curata dal letterato Louis-Aimé Martin (1782-1847) e pubblicata tra il 1838 e il 1843.

**. La prima traduzione italiana si intitola Scelta di lettere edificanti scritte dalle missioni straniere preceduta da quadri geografici storici, politici, religiosi e letterari de’ Paesi di missione accresciuta di un ragguaglio storico sulle missioni straniere di nuove lettere edificanti ed altri scelti pezzi e la lettera qui riportata è inserita – in estratto – nel tomo VII alle pp. 217-268. Le note sono a cura dell’associazione culturale Larici, 2009.

1. La lettera è indirizzata al marchese Jean-Baptiste Colbert de Torcy (1665-1746), figlio del ministro Charles e nipote dell’economista Louis Colbert, detto “le grand” (1619-1683). Egli fu segretario di stato agli Affari esteri negli anni 1709, 1710 e 1711 e fu molto attivo nella stesura del trattato di Utrecht (1713) e di quello di Rastatt (1714). Nel contempo, creò la prima accademia per la formazione di giovani diplomatici all’estero e un archivio diplomatico centralizzato a servizio degli storici. (N.d.C.)

 

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