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STORIA > [Francesco Locatelli Lanzi], Lettere moscovite, 1736

 

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis.
e terra magnum alterius spectare laborem.
Lucretio, lib. 2, v. 1. (1)


Avvertimento dell’editore

Caro lettore, la sola grazia che ho da chiedervi è che leggendo queste lettere prestiate meno attenzione alle parole che alle verità che contengono. Sappiate che sono state scritte da un uomo d’armi, di nazionalità italiana, e verso il quale, di conseguenza, non bisogna essere scortesi rimproverandogli i difetti di stile. Egli è tanto più scusabile per gli errori che può aver commesso, perché sa di non conoscere bene la lingua francese e ha intrapreso questa breve opera col solo intento di soddisfare la curiosità di uno dei suoi amici più intimi. Mi guarderò bene dal farvi una lunga prefazione, poiché la reputo piuttosto inutile, ma troverete in seguito un Postfazione che ho giudicato più opportuna. Addio.

L'itinerario seguito da Locatelli Lanzi

 

 

Nota:
1. Dal De rerum natura (II, 1-2) di Lucrezio: «Dolce è mirar dalla riva, quando sconvolgono i venti l’ampia distesa del mare, l’altrui gravoso travaglio». Seguono i versi non meno significativi: «non perché rechi piacere che uno si trovi a soffrire, ma perché scorgere i mali da cui siamo liberi è dolce». (N.d.T.).

 

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