STORIA E MITOLOGIA > Angelo De Gubernatis, Mitologia comparata, 1887

 

Indianista e letterato, Angelo De Gubernatis (1840-1913) si laureò a Torino e subito si recò con una borsa di studio annuale a Berlino, dove fu allievo di Franz Bopp (1791-1867), fondatore della linguistica comparativa, e di Albrecht Weber (1825-1901) per la lingua sanscrita. Tornato in patria, ottenne l’incarico per l’insegnamento di Sanscrito e Glottologia comparata nell’Istituto di studi superiori di Firenze e fu il primo in Italia a occuparsi di studi indologici. Nel 1865 aderì, per pochi mesi, al gruppo anarchico di Michail Bakunin (1814-1876), del quale sposò la cugina Sofia Besobrasov. Dal 1890 al 1908 insegnò Letteratura italiana e Sanscrito all’Università di Roma. Nel frattempo aveva viaggiato a lungo in Europa, India, Russia, Terra Santa, e scritto moltissimo: soltanto sul tema dell’India e solo in lingua italiana, si ricordano Cenni sul sanscrito (1863), Le novelle indiane del Panáatantra… (1864), I primi venti inni del Rigveda annotati e tradotti (1865), La vita e i miracoli del dio Indra nel Rigveda (1866), Le fonti vediche dell’epopea indiana (1867), Memorie intorno ai viaggiatori italiani nelle Indie orientali dal secolo XIII a tutto il XVI (1867), Studi su l’epopea indiana e su la storia biblica (1868), Storia popolare degli usi funebri indo-europei (1873), Letture sopra la mitologia vedica (1874), Peregrinazioni indiane (1886-1887), Mitologia comparata (1887), Dante e l’India (1889), oltre a drammi teatrali, articoli per le maggiori riviste dell’epoca e relazioni per svariati congressi internazionali.
De Gubernatis scrisse una tale quantità di opere sugli argomenti più disparati da ricevere qualche critica di approssimazione – alle quali egli rispose: «Chi mi accusa dunque di far troppe cose, mi dica, intanto, se io lo faccio con freddezza. È vero, è proprio scandalosamente vero; io ho avuto nella mia vita molti amori diversi: la scena, la scuola, la storia, la biografia, la letteratura, la mitologia, il folklore, Manzoni, Dante, l’Oriente, l’India, e, sopra ogni cosa, l’Italia; mi si provi che ho cessato d’amare, o che servii male alcuno de’ miei grandi idoli, ed io accetterò quella penitenza che mi si vorrà imporre» – ma anche, nel 1906, la candidatura al premio Nobel per la letteratura, in particolar modo per la sua produzione sull’India, di cui fece conoscere, in prosa e in versi, leggende, miti, letteratura, archeologia, religione, usi e costumi.
Dopo il suo viaggio in India (1885-86) – da cui portò materiali e manoscritti che hanno formato il primo nucleo del Museo Indiano da lui creato a Firenze nel 1886 – De Gubernatis tenne cinque conferenze sugli elementi base delle antiche credenze indiane che riassumono, precisano e ordinano per tema le sue ricerche.
Come De Gubernatis afferma nel testo, il confronto diretto tra le mitologie indo-europee è poco più che abbozzato, ma personaggi e situazioni si scorgono già tutti negli antichi testi induisti, i Veda – in particolare il Rig-Veda, che consta di 1028 inni religiosi ed è il libro più antico di tutte le lingue indoeuropee – che, composti nel II millennio a.C. da poeti-sacerdoti, celebrano le divinità induiste e ci forniscono una chiara e sicura chiave di lettura. Tuttavia, parlando di cultura vedica, c’è da aggiungere che molti studiosi indiani non pensano affatto in questi termini, come il filosofo e mistico Sri Aurobindo (1872-1950) che ha scritto: «La mitologia comparata ha deformato il senso delle prime tradizioni dell’uomo, ignorando questo stadio importante del progresso umano. Esso ha basato la sua interpretazione che vedeva il nulla tra l’antico selvaggio e Platone o le Upanishad. Ha supposto che le prime religioni siano state fondate sulla meraviglia dei barbari che all’improvviso si svegliano e rimangono stupefatti dell’esistenza di cose così strane come l’aurora, la notte e il sole, tentando di spiegare la loro esistenza in modo grossolano, rozzo, immaginifico. E da questa infantile meraviglia arriviamo con un passo alle teorie profonde dei filosofi greci e dei saggi del Vedanta. La mitologia comparata è una creazione degli ellenisti, che interpreta dati non ellenici da un punto di vista basato esso stesso su una incomprensione della mentalità greca. Il suo metodo è stato un gioco ingegnoso dell’immaginazione poetica, piuttosto che una paziente ricerca scientifica» (*).
Le conferenze tenute da De Gubernatis furono da lui stesso riunite nel bel libretto
Mitologia comparata (1887) e sono qui riproposte, tranne l’appendice sui miti dell’Africa centrale e meridionale, ma comprendendo l’esplicativa dedica. I cinque saggi mostrano, tra l’altro, che la mitologia comparata – sviluppatasi come scienza dalla metà dell’Ottocento – è meno arbitraria di quanto sembrasse un secolo fa a Sri Aurobindo e, infatti, è stata supportata da autorevoli studi storici sullo sviluppo dei popoli. Per questo motivo, per meglio capire il filo rosso seguito da De Gubernatis, per facilitare l’interpretazione dei miti e per rendere il testo accessibile a coloro che conoscono poco l’induismo, si sono aggiunte molte note, tutte curate dall’associazione culturale Larici.

Al prof. Antelmo Severini [dedica]

 

Nota:
*. Sri Aurobindo, Il segreto dei Veda, 1914-1920 ca., trad. it. Capiago Intimiano 2004, vol. I, p. 32.

 

 

 

 

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