STORIA E MITOLOGIA > Louis Renou, Miti e credenze dell’India, 1951 (*)

 

Il francese, Louis Renou (1896-1966) fu allievo degli orientalisti Sylvain Lévi, Jules Bloch, Alfred Foucher e Abel Bergaigne e fu professore prima all’Università di Lione e poi alla Sorbona di Parigi dove dal 1936 insegnò Lingua e letteratura indiana. Studiò la civiltà indiana, anche antica, sotto i suoi svariati aspetti e pubblicò diverse opere letterarie e didattiche, come Grammaire sanskrite (1930), Dictionnaire sanskrit-français (1932), Poésie religieuse de l’Inde antique (1942), Sanskrit et Culture (1950), Civilisation de l’Inde ancienne (1950), Hindouisme (1951), Grammaire védique (1953).
Hindouisme (Induismo) è un agile contributo alla conoscenza della cultura indiana di espressione sanscrita, in cui Renou espone la letteratura fondatrice, i miti, le credenze, i riti e la storia dalle origini fino al secondo dopoguerra. Premette Renou: «La religione vedica rappresenta la veste più antica attraverso cui ci sono state tramandate le forme religiose dell’India. I testi vedici, i primi monumenti letterari dell’India (e tra i più antichi dell’umanità), sono la documentazione più arcaica di quella religione chiamata sia brahmanesimo che induismo. Volendo precisare il senso di queste due parole, brahmanesimo designa la religione delle epoche antiche e, di conseguenza, si confonde in parte o in tutto con quella vedica, mentre induismo denota l’evoluzione religiosa nel suo insieme sia a partire dai Veda che dal periodo successivo».
La religione vedica fu introdotta nel nordovest indiano tra il 2000 e il 1500 a. C. dagli invasori ariani, ma poi si modifica e si arricchisce forse a contatto con elementi autoctoni o forse a causa di una rapida evoluzione interna. Renou analizza le fonti letterarie (sanscrite, dravidiche, indo-ariane, ma anche greche, cinesi, arabe) e archeologiche (epigrafi, monete) che riguardano religione, mitologia, storia, filosofia e ogni altro sapere inerente, poco o tanto, all’induismo.
Nel terzo capitolo, qui proposto, Renou affronta nello specifico la mitologia elaborata nei Veda, la raccolta di testi sacri induisti, con i trentatré dèi terrestri, dello spazio intermedio e dei celesti, le loro funzioni di guerrieri o protettori, i semidei e le forze astratte che animano il mondo, i riti propiziatori pubblici e privati e gli “adattamenti” moderni. È una mitologia molto elaborata: «Gli dèi dei
Veda, descritti specialmente nel Rig Veda, sono degli esseri attivi che intervengono volentieri negli affari umani. Se invocati in modo corretto e gratificati con belle offerte, si dimostrano caritatevoli, in caso contrario pericolosi, e molti naturalmente ambivalenti. In generale se ne contano trentatré suddivisi, fin dall’antichità, in dei terrestri, dei «dello spazio intermedio» (atmosfera) e dei celesti. Una divisione più pertinente riguarda le loro funzioni: si hanno allora dei sovrani, dei guerrieri, dei protettori della funzione «economica» (agricoltura, allevamento, artigianato), anche se questi formano solo una piccola minoranza. Di fatto le attribuzioni sono molteplici e il formulario stesso, insieme alle esigenze del panegirico, hanno aiutato a diversificarle. Si è così dotata la divinità celebrata in un determinato momento di tutte, o quasi tutte, le funzioni spettanti agli altri dei, di modo che la mitologia vedica è diventata molto ingarbugliata, e a prima vista indecifrabile».

 

Caratteri generali
L’induismo può essere studiato secondo due criteri diversi, come un insieme o come una giustapposizione di frammenti chiamati sette. Entrambi sono accettabili, tuttavia, dato che le sette si sono reciprocamente influenzate attingendo a un fondo comune, oltre al fatto che la loro apparizione è alquanto tardiva, è meglio iniziare col dare una descrizione generale dell’induismo come se fosse un blocco unico.
Che cos’è l’induismo?
Non è una religione come le nostre che potrebbero essere definite in modo negativo isolandole da tutto ciò che, nell’esistenza, non è religioso. Esso, è, infatti, da una parte inseparabile dalla speculazione filosofica, dall’altra dalla vita sociale. Quest’ultima è concepita nel quadro delle classi e delle caste, così come secondo gli stadi della vita o asrama: il dovere e l’imperativo morale, essenza della religione, sono stabiliti in funzione di queste ripartizioni. L’importante termine dharma, che in senso proprio è il «supporto» degli esseri e delle cose, designa la legge nell’accezione più grande del termine, l’ordine che presiede ai fatti nella disciplina normativa, ma soprattutto la legge morale, il merito religioso: è infatti il solo termine che può tradurre la nostra parola «religione», anche se la travalica e allo stesso tempo ne rimane al di qua. Più che diventarne gli adepti, si nasce induisti, dato che tale condizione è subordinata alle strutture generali della vita indiana, pur senza dimenticare che, in tempi passati, il dharma veniva propagato con la conquista o l’assimilazione pacifica di popolazioni che non l’avevano ereditato. Come potrebbe altrimenti spiegarsi l’impero che ha occupato la più vasta porzione d’India? L’induismo si è costituito attraverso apporti diversi, uno dei quali è quello propriamente vedico, risultato dalla trasmissione diretta delle credenze e delle speculazioni dei Veda. Eppure, tutto quello che esiste nei Veda e che ritroviamo nell’India classica non necessariamente deve essere stato ereditato. Bisogna infatti ammettere che l’induismo, pur attestato in testi relativamente tardi, esisteva già sotto una qualche forma «primitiva» fin dall’epoca vedica e forse ancora prima. Si è creduto di scoprire nella civiltà straniera del bacino dell’Indo (Mohanjo Daro e Harappa), che risale al 2500-2000 prima della nostra era, tracce di un culto induista, più precisamente di un prototipo del dio Siva, delle rappresentazioni del linga, o «fallo», allusioni figurate a esercizi dello Yoga, ma niente di tutto questo è sicuro. Al contrario, sembrerebbe che le diverse pratiche vediche inserite nel culto alto insieme alla maggior parte, se non alla totalità, del rituale magico e privato, non appartengano se non all’induismo pre classico.

 

 

Nota:
*. L. Renou, Hindouisme, Presses Universitaires de France, Paris 1951, cap. III (Miti e credenze dell’India).

 

 

 

 

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