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STORIA > Giovan Battista Ramusio > Di messer Iosafa Barbaro, gentiluomo veneziano, il viaggio della Tana e nella Persia, 1487

 

Giosafat o Josaphat Barbaro (1413-1494) apparteneva a una delle più importanti famiglie patrizie di Venezia. Già commerciante in Crimea e in Caucaso e console di Azov, nel 1462 combatté in Albania insieme all’eroe nazionale Gjergj Kastrioti Skenderbeu (o Giorgio Castriota Scanderberg; 1403-1468). Nel 1472 Barbaro organizzò la difesa di Cipro contro i Turchi e nel settembre dello stesso anno fu nominato, dal Senato della Serenissima, ambasciatore in Persia, dove visse presso la corte di Huzun Hassan, a Tabriz, fino al 1478. Quando morì il sultano, Barbaro ritornò in patria e scrisse la sua relazione che completò alla fine del 1487. La prima parte della narrazione comprende l’esplorazione dei territori attraversati dai fiumi Don (l’antico Tanais), Danubio e Volga e la storia dei Tatari e di altre popolazioni orientali. Nella seconda parte si racconta il viaggio verso la Persia. Alla relazione pubblicata da Giovan Battista Ramusio è aggiunta una lettera scritta da Barbaro nel 1491 per illustrare la pianta erbacea “baltracan”, la cui identificazione non è certa: si suppone sia l’Heracleum sphondylium (o panace, o spondilio), che nell’Europa orientale si usa ancora per preparare insalate (germogli), birra (foglie fermentate) e liquori (semi in alcol).

 

 

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