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STORIA
> Giovan
Battista Ramusio > Paolo Iovio istorico delle cose della
Moscovia, a monsignor Giovanni Rufo, arcivescovo di Cosenza,
1525
Uno
degli intellettuali più influenti e ammirati della prima metà
del Cinquecento fu Paolo Giovio (Como 1483 - Firenze 1552), discendente
della famiglia nobile degli Zobii (di cui Iovio-Giovio è la
latinizzazione) dell'isola Comacina. Diventò medico nel 1511
ed esercitò la professione a Como, Milano e Roma,dove fu al
servizio di Giulio II e di Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico),
il quale gli assegnò la cattedra di Filosofia morale e, poi,
quella di Filosofia naturale presso l'università di Roma. Nello
stesso periodo, Giovio iniziò la sua attività di storico
con saggi e biografie. Nel 1517 fu assunto come medico dal cardinale
Giulio de' Medici, il futuro papa Clemente VII che nel 1528 lo nominò
vescovo di Nocera de’ Pagani. Entrò al servizio del cardinale
Ippolito de’ Medici, che seguì nei numerosi viaggi in Italia
e all’estero, e, poi, di Alessandro Farnese (papa Paolo III), ma lasciò
Roma nel 1549 quando il papa gli rifiutò il vescovato di Como.
Nel 1525, Paolo Giovio compose il De legatione Basilii Magni
Principis Moscoviae ad Clementem vii Pontificem Maximum Liber: in
quo situs regionis antiquis incognitus, religio, gentis, mores et
causae legationis fidelissime referuntur, pubblicato a Basilea
due anni dopo, che è una relazione nata dai lunghi colloqui
avuti con Dmitrij Gerasimov, legato di Basilio, Granduca di Moscovia,
e con uno degli architetti italiani impegnati nella costruzione del
Cremlino di Mosca. Lo scritto – la cui prima traduzione in lingua
italiana è nell’opera di Giovanni
Battista Ramusio – è dedicato all’arcivescovo di Cosenza,
cardinale Giovanni Ruffo Teodoli, al quale Giovio descrive in modo
particolareggiato la geografia, la storia naturale, la storia, la
religione, le abitudini sociali della Russia, a quel tempo pressoché
sconosciute.
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