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STORIA > Oriol Ribas, Miti e realtà del neopaganesimo russo contemporaneo (1)

 

Oggi, ovunque in Europa, alcune associazioni tentano di ravvivare le tradizioni pagane. In questo ampio panorama, il caso russo è uno dei più particolari che ci siano, sia, inizialmente, a causa della vastità del Paese, sia, in seguito, a causa della repressione che ha colpito, nell’era sovietica, tutti i movimenti di riaffermazione nazionale o di identità. In ogni caso, il neopaganesimo, come tutti gli altri raggruppamenti che possono essere inclusi nella categoria del “nazionalismo”, come i neomonarchici zaristi, i nazionalisti bolscevichi o i diversi sostenitori di un nazionalismo forte, conosce indubbiamente una crescita considerevole in questo Paese immenso più che in altre regioni del continente, ad esclusione del culto dell’antica religione scandinava in Islanda, dov’è mescolata ad alcuni elementi di origine moderna, come nella corrente “Ásatrú”, (2) o la “riemersione” del paganesimo baltico in Lituania, per iniziativa del movimento “Romuva”. (3)

Il viaggiatore curioso, che circola per le vie di Mosca e visita le librerie del centro, le botteghe di libri d’occasione o i punti di vendita delle riviste patriottiche, constaterà la pletora di pubblicazioni che fanno riferimento alle tradizioni pagane dell’antica “Rus’” (nome medioevale e scandinavo della Russia). Alcune di queste pubblicazioni riproducono e commentano i lavori di accademici o storici seri e istituzionali, altri riflettono la fantasia fertile e molto personale dei loro autori.

Di conseguenza, troviamo gruppi che celebrano rituali solstiziali nelle numerose foreste che coprono il territorio russo, come i seguaci di “Rodnovery” (“Fedeltà degli antenati”), ed erigono steli onorarie con l’effigie degli antichi dèi slavi.

Occorre tenere conto di un fatto: a differenza delle altre tradizioni europee come l’antico paganesimo greco-romano, o delle tradizioni celtiche o germaniche, noi sappiamo, alla fin fine, poche cose sul passato della Russia precristiana. Si sanno i nomi degli dèi, si conoscono anche alcuni rituali matrimoniali e funerari, ma mancano gli elementi fondamentali che si trovano in altre mitologie (come le saghe scandinave e le cosmogonie e leggende dell’antica Grecia) e che permetterebbero di comprendere con esattezza la “Weltanschauung” (4) degli Slavi dell’antichità. Ragione per la quale gli odierni neopagani russi si vedono costretti a riferirsi a miti relativamente moderni per legittimare le loro pratiche.

Il nostro articolo ha l’obiettivo di analizzare due miti di riferimento, i più importanti, allo scopo di vedere qual è la loro influenza negli ambienti pagani della Russia attuale. Il primo di questi miti si riferisce alla scoperta, alla fine degli anni Ottanta del XX secolo, delle rovine di Arkaim, un’antica città di piccole dimensioni, situata nella regione dei monti Urali. Il secondo mito si trova nel famoso Libro di Veles, che pretende di raccontare la storia del popolo russo dalla preistoria fino alla conversione al cristianesimo.

 

Note:
1. Oriol Ribas, Despertar pagano en Rusia: mitos y realidades - Mythes et réalités du néo-paganisme russe contemporain, in “Tierra y Pueblo – Terre & Peuple”, Bruxelles – Valencia, n. 13, ottobre 2006, traduzione e note a cura dell’associazione culturale Larici, 2007.

2. La corrente Ásatrú (parola norrena che significa “Fedeltà agli Asi”, la principale famiglia divina del pantheon nordico) costituisce una tradizione pagana principalmente nei Paesi di lingua tedesca. (N.d.T.)

3. Il termine Romuva – nome dato a una religione pagana politeista che sostiene la sacralità della natura e la venerazione degli antenati – deriva dall’antica lingua prussiana e significa “tempio” o “santuario”. La Romuva fu la religione di Stato del Granducato di Lituania fino al 1387, quando il Paese fu cristianizzato. La Romuva si può praticare liberamente in Lituania dal 1995, cioè dalla defintiiva indipendenza lituana, ottenuta sopo la caduta del regime sovietico che aveva sempre ostacolato la Romuva e perseguito i suoi adepti. (N.d.T.)

4. Il termine Weltanschauung (Visione del mondo) indica, nella filosofia e nella critica letteraria, la concezione del mondo propria di un individuo, di un popolo, di un’epoca storica, estesa anche a considerare la dimensione sovrapersonale di un determinato punto di vista. Di ciò fece uso il Terzo Reich, che fece risalire la propria visione del mondo e quanto messo in opera a un archetipo radicato nella storia e nella mitologia tedesca, cosicché la singola persona, una volta indottrinata, riusciva a staccarsi dalle personali visioni etiche e ad aderire pienamente agli ideali nazisti. (N.d.T.)

 

 

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