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| STORIA > Salvatore Rotta, Russia 1739: il filosofo sedentario e il filosofo viaggiatore
Se i russi avevano assimilato dunque perfettamente le tecniche e lorganizzazione delle risorse dellOccidente non per questo erano però divenuti più virtuosi: che pure era il secondo punto dei programma di Pietro. Bisognava cercare la radice di questo fallimento nella ristrettezza della sua visione politica: non era filosofo, non era capace dintendere lorigine e lessenza della vera politica. I rapporti dei cittadini con il potere non erano mutati: i Russi schiavi erano e schiavi erano rimasti (9). La loro ferocia si era tuttal più convertita in malizia (10). Il commercio, la disciplina militare, il progresso nelluso delle tecniche non bastano per far avanzare in civiltà. Il Doria non pensava tuttavia che quelleuropeizzazione precoce e violenta avesse compromesso per sempre la possibilità dincivilimento dei russi. Sarà questa unidea di Rousseau: Les Russes ne seront jamais vraiment policés, parce quils lont été trop tôt (11). Pietro
era stato un eroe? Doria non lo credeva. Autentici eroi così
aveva detto sin dal 1709 quegli uomini forti e coraggiosi
ma dotti e savj tutto ad un tempo, i quali alla felicità del
popolo e dello stato le loro eroiche azioni indirizzarono ed in conseguenza
di ciò prima penseranno agli interni ordini politici dello
stato, dai quali nasce linterno utile e naturale commercio,
e poscia al commercio con le straniere nazioni ed in questa guisa
faranno fiorire nei lor paesi la ricchezza alla virtù congiunta.
Il Doria è molto avaro nel rilasciare patenti di eroismo: la
nega anche a Carlo XII. Era stato sì un mostro di coraggio,
dintraprendenza, di costanza nelle fatiche: un temerario,
non un eroe. Aveva rovinato la Svezia, il suo paese, e non si era
proposto nessun fine virtuoso, come sarebbe stato quello di liberare
dalla servitù i popoli che conquistava (12). E la nega, in
polemica con Voltaire, al suo grande antagonista: Pietro. Il successo
delle riforme compiute da questuomo brutale era incontestabile:
la Russia era divenuta, vasta e ricca comera, la più
potente Nazione dEuropa (13). Ma egli non aveva saputo
dare alla sua autorità la forza di un fondamento morale. Il
potere degli zar era enorme, ma fragile. I supplizi più atroci
non bastavano a spegnere nei russi il desiderio di divenire
liberi alla maniera dei vicini svedesi alla morte di Carlo XII;
come avevano inutilmente tentato nel 1730. Le congiure contro
la Czara pronosticava come prodotto da una piaga assai
profonda, si multiplicheranno sempre e alla perfine scoppieranno in
una universale rivoluzione, e ciò malgrado li numerosi supplicj
che la czara [indubbiamente Anna] prattica contro li congiurati
(14). Per lintrinseca debolezza del potere zarista, non nutriva
grandi timori per il futuro dEuropa. Anche nellipotesi
che la Russia, questo gigante di smisurata grandezza,
fosse riuscita a soggiogare limpero turco era questo,
del resto, il suo compito storico (15) e a formare uno stato
che si stendesse dal Baltico al Mar Nero e al mar di Grecia, fino
ai confini con Venezia, non era da temersi. Uniniziativa russa
ai danni di qualche paese europeo avrebbe per prima cosa suscitato
una grande coalizione contro laggressore (16). Ma esistevano
soprattutto limiti oggettivi allespansione territoriale degli
stati, e tanto più gravi quanto più il potere centrale,
per la sua natura autocratica, mancava di profonde radici. La forza
degli eserciti non bastava ad assicurare il successo durevole di un
tirannico conquistatore.
Note: 9. P.M. Doria, Lettere, e ragionamenti varj, Perugia [ma Napoli], 1741, p. 60. 10. Doria, Il politico alla moda, in Conti, Paolo Mattia Doria, cit., p. 212. 11. J.J. Rousseau, Du contrat social, in Oeuvres completès, III, Paris, 1964, p. 386 (libro II, capitolo 8); C. Wilberger, Peter the Great: an Eighteenth-Century Hero of Our Times?, in Studies on Voltaire and the Eighteenth Century, XCVI, 1972, pp. 5-127 (in particolare le pp. 19-62); D.S. Von Mohrenschildt, Russia in the intellectual life of eighteenth century France, New York, 1936. Lautore sostiene che attorno al 1760 le posizioni degli intellettuali francesi erano divise in Russian or anti-Russian group e in Voltaire or pro-Russian group (p. 242). Il primo gruppo includeva Mably, Condillac, Raynal e Mirabeau. Nella prima categoria militavano Diderot, Alembert, Grimm, La Harpe, Marmontel, de Jaucourt. Divisione troppo netta (Wilberger, Peter the Great, cit., pp. 63 e segg.). 12. Doria, Lettere, e ragionamenti varj, cit., p. 59; Doria, Il capitano filosofo, Napoli, Mosca, 1739, p. 16. 13. Doria, Il commercio mercantile, in Manoscritti napoletani, IV, cit., p. 350. 14. Doria, Il politico alla moda, in Conti, Paolo Mattia Doria, cit., p. 212. 15. P.M. Doria a J.M. Von Schulemburg, 29 settembre 1731: Limperio Ottomano poi hà così declinato da i suoi principj, che già sarebbe giunto, al suo fitte, se la pigrizia de Turchi nel far commercio non tenesse allettate da i guadagni, e come stipendiate le nostre Nazioni Mercantili [...] questimpresa però sarebbe riserbata più, che à verunaltro Principe al Zar di Moscovia, il quale essendo della Religgione Greca, e come egli pretende, discendente daglImperadori Greci averebbe Subito entro le Viscere dellImperio un gran partito; ma il vile Interesse e la discordia sono troppo più forti, che non è lAmor della gloria, e quel del ben dEuropa (Manoscritti napoletani, III, cit., p. 203). 16. Il Doria si era posto il problema se lo zar di Russia potesse formare una monarchia universale soprattutto nel Politico alla moda (Conti, Paolo Mattia Doria, cit., pp. 210-211): "Supponiamo per primo che egli penetrasse con le sue rapide conquiste nel core della Germania. Che li avverrebbe egli? [...] Non avendo il Czar un numeroso popolo più virtuoso, che il popolo alemanno, egli non potrebbe [...] mutar gli ordini e le leggi dei paesi". Che cosa dunque potrebbe fare? "Egli avrebbe a stabilire le sue conquiste, ponendo in tutti li paesi conquistati un gran numero di truppe per presidiare le piazze, e per tenere in freno i nuovi popoli. In questo modo però indebolirebbe il suo esercito, e frattanto i principi vinti si unirebbero in lega fra essi, e lo discaccerebbero dalla Germania". Anche supponendo che lo zar andasse a passi lenti, conquistando prima li paesi di confine, e poi inoltrandosi a poco a poco nelle viscere della Germania", andrebbe incontro alle stesse difficoltà, perché "nel lungo tempo chegli ponesse a conquistare, i principi si unirebbero contro di esso", e anche quando riuscisse vittorioso degli ostacoli "non potrebbe stabilir le conquiste per altra via, che per quella delli presidj di truppe moscovite, onde gli suoi eserciti si diminuirebbero, ed egli sarebbe obbligato ad abbandonare le sue conquiste". La conclusione è rassicurante: Così dunque non possono mai fare stabili conquiste quelli conquistatori, i quali non hanno virtuoso stato. In breve: con le sole, truppe non si possono fare stabili conquiste.
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