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| STORIA > Salvatore Rotta, Russia 1739: il filosofo sedentario e il filosofo viaggiatore (1)
Il filosofo sedentario è Paolo Mattia Doria. Nato a Genova il 24 febbraio 1667, era figlio di Giacomo e di Maria Cecilia Spinola, donna di gran casato e piena dei pregiudizi del suo stato (1). Costretto nel 1690 a portarsi a Napoli per recuperare certi suoi crediti, tanto gli piacque latmosfera intellettuale del Regno che non se ne mosse più per tutto il tempo che visse (morì nel 1746). Non accettò neppure il pressante invito, fattogli nel 1730, dal generale sassone Johann Mathias von Schulenburg (1661-1747) a visitare Corfù che costui, passato al servizio di Venezia dopo aver militato in tutti gli eserciti dEuropa, aveva abilmente difeso contro i Turchi nel 1716: per il Doria lazione più brillante di questo sperimentatissimo uomo di guerra (2). Amicissimo del Vico, nel 1709 aveva pubblicato quel suo trattato della Vita civile, che, a parere del più accurato radiografo dellopera del Montesquieu, Robert Shackleton, sarebbe una delle fonti dellEsprit des lois (3). In ogni caso, anticipa senza dubbio alcune delle tesi fondamentali dellopera francese, apparsa si sa nel 1748. Il Doria fu scrittore copioso di filosofia politica e, ahimè, di matematica. I testi che ci interessano sono quattro, due editi, due inediti: Il capitano filosofo, (4) ponderoso trattato di teoria militare uscito nel 1739; le Lettere, e ragionamenti varj, apparso nel 1741, dove si legge un esame critico dellHistoire de Charles XII del Voltaire pubblicata dieci anni avanti; due opere lasciate inedite dallautore tra i tanti suoi manoscritti, tratte in luce di recente, tra il 1981 e il 1982, e in modo non proprio impeccabile, da un gruppo di studiosi dellUniversità di Lecce: il Politico alla moda del 1739 (che già aveva ricevuto miglior cura nelle mani di Vittorio Conti) e Il commercio mercantile del 1742: una delle sue ultime opere (5). Che il Doria fosse osservatore politico acuto si può dimostrare, per esempio, con un passo del Politico alla moda sulla Prussia. Re ne era ancora Federico Guglielmo I, il creatore maniacale del potentissimo esercito prussiano: Pare che egli aspiri commenta il Doria ad ingrandire il suo stato [...] con lacquisto della Slesia, quando si divideranno li stati ereditarj dellImperatore (6). Federico Guglielmo, alieno daltra parte a sciupare con una guerra quella sua perfettissima macchina, premorì a Carlo lanno successivo. E linvasione della Slesia, fosse questa o no nei piani dei defunto re, fu a ogni modo il primo atto del nuovo: Federico II. I
due saggi nutriti che ho pubblicato su questo autore mi consentono
di essere breve. Bestia nera dellultimo Doria, dellautore
cioè del Commercio mercantile (non a caso proprio
in questopera egli si fece propugnatore della disobbedienza
civile (7)) era la politica mercantile del suo tempo,
espressione che in lui non connota un sistema di scambi, ma un modo
perverso di concepire i rapporti politici: quelli tra governanti e
governati, quelli tra stato e stato, quello degli ordini allinterno
degli stati, quelli infine tra uomo e uomo. Proprio quel gran mercanteggiare,
quel disporre della vita dei popoli senza minimamente consultarli,
quel passarseli di mano in mano era ciò che più faceva
ardere di sdegno il Doria. Quei prìncipi bassamente calcolatori,
che non coltivavano altro disegno politico che quello di arricchire
il loro erario privato, non erano forse più simili a mercanti
e a mercanti indegni, perché mancatori di fede
che a guide e mantenitori di quegli organismi delicati, sempre pronti
a esplodere a causa delle tensioni interne e della naturale turbolenza
degli uomini che sono le società politiche? Caso esemplare
di questa mercantilizzazione della politica: la Russia.
La sua situazione internazionale era, prima dellavvento di Pietro,
del tutto marginale. Paese vastissimo sembrava che fosse utilissimo
più che niun altro regno del mondo dei commercio e capace
dinondare lEuropa. Ma era purtroppo spopolato
(a cagione che è stato governato da i loro czari con
tirannia, era poco men che tutto spopolato tranne quelli
paesi che sono vicini al fiume Volga). Non era stato perciò
temibile da parte dellEuropa: uninondazione de
soli moscoviti era allora impensabile. Il clima rigidissimo
non favoriva daltra parte il commercio con i forestieri; e meno
ancora lo favoriva il bassissimo livello culturale delle popolazioni:
Li popoli [...] sono stati incolti sino alla venuta di Pietro
Alexiovitz nelle virtù militari e nelle civili, e sono stati
trattati dai loro czari ad uso di bestie, onde poi essi stessi hanno
vissuto più come bestie che come uomini, hanno avuto pessimi
costumi ed inurbani, nelle conversazioni altro non facevano che ubbriacarsi
e poi si cadevano a terra. Le donne non facevano eccezione.
Sul piano militare erano stati vulnerabilissimi. Nelle molte guerre
combattute con i Polacchi sono sempre stati battuti sina
tanto che li Polacchi hanno dato il sacco a Mosca; e pochissima
perizia e scarsa disciplina avevano dimostrato nei frequenti conflitti
col Turco. Di questa incapacità militare è prova il
fatto che Carlo XII, nel 1700, poté battere a Narva con soli
ottomila svedesi un esercito russo dieci volte superiore. Né
migliore era la situazione religiosa. Greci scismatici, erano osservantissimi
dei riti e delle penitenze esteriori e obbedientissimi
dello zar e del loro patriarca; ma i loro costumi erano pessimi. Le
tre quaresime allanno che facevano e tutte le messe che sentivano
non li facevano migliori: in mezzo alla loro ignoranza ed alla
loro barbarie sono maliziosissimi, infedeli nel commercio e cattivi
uomini. La loro non era religione, ma superstizione;
e cera da augurarsi che tanta ipocrisia non finisse per attecchire
tra i cattolici romani.
Note: 1. Luogo e data di nascita, nonché rapporti e legami familiari sono stati ricostruiti da me su carte darchivio: S. Rotta, Idee di riforma nella Genova settecentesca, in Il movimento operaio e socialista in Liguria, VII, 1961, p. 225 n.; S. Rotta, Paolo Mattia Doria, in Dal Muratori al Cesarotti, V, Politici ed economisti nel primo Settecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1978, pp. 835-968 (dora in avanti: D); S. Rotta, Paolo Mattia Doria rivisitato, in Paolo Mattia Doria fra rinnovamento e tradizione, Atti del convegno di studi (Lecce, 4-6 novembre 1982), Galatina, Congedo, 1985, pp. 389-431. La comunicazione era stata pubblicata la prima volta su Studi settecenteschi, III-IV, 1982-1983, pp. 45-88 (dora in avanti: DR). 2. Nel 1726 lo stesso Schulenburg così riassumeva, a uso dellallievo de Folard, la sua carriera: je me suis trouvé pendant plus de quarante ans, pour ainsi dire, aux quatre coins de lEurope, de sorte que jai fait la guerre avec et contre les nations les plus connues sur notre globe (J. Ch. De Folard, Commentaire sur Polybe, III, Paris, 1728, p. 164). Sui suoi rapporti con il Doria e su questultimo teorico della guerra cfr. DR, 84-87; cfr. anche Rotta, Paolo Mattia Doria rivisitato, in Paolo Mattia Doria fra rinnovamento, cit., pp. 427-430). 3. R. Shackleton, Montesquieu et Doria, in Revue de littérature comparée, LVII (1955), pp. 173-183. 4. P.M. Doria, Il Capitano Filosofo, a cura di M. Proto, Macerata, Lacaita, 2003 [N.d.C.]. 5. I dodici volumi di manoscritti del Doria, conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, sotto stati pubblicati presso leditore Congedo (Manoscritti napoletani di Paolo Mattia Doria, a cura di G. Belgioioso, M. Marangio, A. Spedicati, P. De Fabrizio, I-V, Galatina, Congedo, 1979-1982). Il politico alla moda si legge nel volume V, a cura di M. Marangio, pp. 25-131; Il commercio mercantile nel volume IV, a cura di F. De Fabrizio, pp. 277-410. Il politico alla moda era stato già pubblicato da Vittorio Conti in appendice al suo saggio Paolo Mattia Doria dalla Repubblica dei togati alla Repubblica dei notabili, Firenze, Olschki, 1978, pp. 129-259. 6. Doria, Il politico alla moda, in Conti, Paolo Mattia Doria, cit., p. 203. 7. D, 962-968.
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