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STORIA > Kurd von Schlözer, I primi abitanti della Russia, Finni, Slavi, Sciti e Greci, 1846

 

VIII. Insediamento delle colonie greche sulle coste del Mar Nero e commercio dei Greci con l’interno della Russia
Alla confluenza del Bug e del Dnepr, quattro miglia a sud di Nikolaev (114), si vedono ancor oggi le vestigia di una grande città. Il popolo chiama queste rovine le “Cento Tombe” (Stamogail) e ne ignora l’origine (115). Tuttavia, ciò che né le leggende né le tradizioni ci indicano, lo rivelano le iscrizioni su tavole di pietra, le monete e le medaglie, che sono state portate alla luce. È là che i mercanti milesi (116) fondarono, «al tempo del dominio dei Medi sull’Asia (117)», una città che chiamarono Olbia (118).
A quell’epoca, la potenza marittima dei Greci si era già sviluppata e cresceva sempre più. In continua comunicazione con l’Asia Minore e l’Italia meridionale, le coste di quei paesi e delle isole vicine si erano popolate di colonie. E i Greci avevano già fondato insediamenti sulle coste dell’Egitto e della Spagna. Incoraggiati dai successi delle loro imprese e animati dal desiderio di estendere il commercio, provarono a dare sempre nuove direzioni alle loro migrazioni (119). Così il Mar Nero attirò ben presto la loro attenzione, poiché offriva maggiori vantaggi per il commercio. La navigazione, non essendo pericolosa, non esigeva grandi imbarcazioni (120); il tragitto dalla Grecia alle rive più lontane richiedeva poco tempo; il carattere stesso del litorale e la configurazione delle sue rive, disseminate di baie, anfratti e insenature, favorivano l’insediamento di colonie.
Tali furono le circostanze che portarono alla fondazione di Olbia. La storia non ci ha lasciato particolari su questo insediamento – ma tutto fa supporre che la posizione fosse molto favorevole per il commercio – perché l’attività di Greci restò a lungo paralizzata dalla gelosia dei Cimmeri, o dalle spedizioni marittime di questo popolo e degli altri del litorale, che infestavano i mari in tutte le direzioni. Quindi, l’esempio dei Milesi non trovò imitatori, nonostante i grandi vantaggi che ne dovevano risultare.
Non è che verso la fine del VII secolo che i Greci, riprendendo il corso delle loro migrazioni, navigarono nuovamente in quei luoghi.
Il dominio dei Cimmeri per mare e su terra stava concludendosi e ciò fu il segnale della partenza dei Greci. In poco tempo vediamo una linea immensa di colonie e di porti, di cui la maggior parte era opera dei Milesi, formarsi intorno al bacino del Mar Nero. «Allora questo mare perse il suo antico nome di inospitale per prendere quello di ospitale (121)». Essi inviarono dapprima alcuni coloni verso le rive settentrionali, poi nell’anno 634 eressero le città di Istro, di Tomi e di Tira (122). Due anni più tardi, Sinope, distrutta dai Cimmeri, fu ricostruita da questi abili mercanti, la cui sagacia presentiva il brillante destino di quella città. Nello stesso anno un’altra colonia si insediò sulle rive meridionali e fondò Amiso; Apollonia fu fondata nel 609; Odessa nel 572 (123). Infine, una volta preso l’avvio, questo movimento di colonizzazione delle rive del Mar Nero non si interruppe più.
Situate alle foci dei numerosi fiumi che, dopo aver attraversato le pianure meridionali della Russia, sfociano nel mare, le colonie non si limitarono alla gestione e al traffico sul litorale, ma strinsero relazioni commerciali con le regioni centrali e settentrionali della Russia, di cui le ricchezze non potevano restare nascoste. Il mezzogiorno e l’interno fornivano loro il grano; gli Urali offrivano ricche miniere, dalle coste del Mar Baltico si traeva l’ambra.
Non possiamo indicare in quale epoca cominciarono questi rapporti commerciali che furono tanto nuovi quanto lucrativi per i Greci (124), ma al tempo di Erodoto le carovane si erano già aperte due vie attraverso la Russia, di cui una andava ai Monti Urali costeggiando il Volga e l’altra conduceva fino alle coste del Mar Baltico risalendo il Dnepr. I dettagli interessanti forniti da Erodoto sulla prima di queste vie, la più conosciuta, ci mettono in grado di seguire questi viaggiatori intraprendenti e audaci fino a regioni quasi favolose. Il luogo di partenza delle carovane era alla foce del Don, nella Palude Meotide.
È là che si riunivano gli abitanti delle colonie greche e gli Sciti che componevano le carovane (125). I primi sembrano essere impegnati nella direzione del traffico e del commercio con i popoli stranieri, mentre gli Sciti, seguendo le loro abitudini, si occupavano della cura degli animali da soma e del trasporto delle merci (126). Per facilitare il commercio con le diverse popolazioni dell’interno della Russia, degli Urali e dell’Asia, le cui lingue erano loro sconosciute, i mercanti si avvalevano di sette interpreti, ciascuno parlante una lingua diversa (127).
Così composte e cariche di merci di scambio, le carovane si mettevano in viaggio. Dapprima entravano nel paese dei Sauromati. Dopo quindici giorni di faticosa marcia, attraverso le vaste steppe occupate da questo popolo, arrivavano alle frontiere dei Budini, vicini dei Sauromati a nord (128). Erodoto non ci indica la dimensione di questo paese, né il tempo che occorreva ai mercanti per attraversarlo. Ancora più a nord, trovavano una regione deserta, che percorrevano in sette giorni, alla fine della quale arrivavano alle frontiere meridionali del paese dei Tissageti (129), dove si fermavano per commerciare con questa tribù e i loro vicini, gli Iurci. A est di questi popoli, dice Erodoto, si era stabilita una colonia di Sciti profughi, che appartenevano all’Orda regia (130). Quindi era là che i mercanti, lasciando la direzione settentrionale seguita fino ad allora, giravano bruscamente a est per avvicinarsi ai Monti Urali. Infatti, secondo il resoconto di Erodoto, il carattere del terreno cambiava e diventava sempre più montuoso. Fino ai limiti di questo insediamento scitico, era piatto e arabile, ma oltre il territorio di tale tribù, cioè a est, la via conduceva attraverso un terreno disuguale e accidentato fino alle falde delle montagne, dove i mercanti si fermavano nel paese degli Argippei (131).
Siamo nella parte meridionale degli Urali, vicino alla regione in cui oggi è la città di Orenburg.
Osservando la configurazione geografica dell’Asia e dell’Europa, si scoprono regioni che, per la loro posizione favorevole al commercio, hanno dovuto avere da sempre una grande importanza. La natura stessa sembra avere fissato tappe e tracciati delle vie del commercio, che dovevano riunire le due parti dell’antico continente.
La stessa osservazione può applicarsi a questa parte degli Urali. Non volendo qui ricercare le cause esterne che hanno conferito alla regione un’alta importanza commerciale, diremo soltanto che la stessa regione, dove si riuniscono ancora oggi le grandi carovane asiatiche per scambiare le loro merci con i prodotti europei (132), costituiva il termine della via commerciale che, in quell’epoca remota, metteva in relazione i Greci con gli abitanti del Nord e con i popoli asiatici. È là che si fermavano i mercanti (133), è là, quindi, che dovevano avere luogo il commercio principale e lo scambio più consistente di pellicce, oro e altri oggetti.
L’altra via commerciale, che contribuì molto ad arricchire le colonie pontiche, attraversava la parte occidentale dell’antica Russia. Aperta dai mercanti di ambra, di cui un piccolo drappello bastava a trasportare i carichi più preziosi, essa non poteva essere né così frequentata, né così regolare della strada orientale. Quindi Erodoto, sprovvisto di informazioni sufficienti, si è accontentato di dare qua e là delle annotazioni che non ci permettono di seguirla esattamente.
L’alto valore che si dette, in tutta l’antichità, all’ambra aveva attirato da tempo immemorabile le nazioni commerciali sulle coste del Mar Baltico, dove la si estraeva, come ancora oggi, in grande quantità, e dove doveva essere situato il mercato principale (134). È da là che la si trasportava per terra verso le regioni meridionali. Numerosi fiumi, come la Duna, la Vistola, il Niemen (135), che sfociano nel Mar Baltico e penetravano nei paesi circonvicini, formavano delle vie naturali di commercio e facilitavano le comunicazioni con gli abitanti del Mezzogiorno. Quindi occorre cercare fra questi fiumi l’Eridano citato da Esiodo (136), e più tardi da Erodoto (137), perché deve essere stato quello il fiume più importante per questo commercio. È dunque molto probabile che i mercanti, dopo avere lasciato le coste del Mar Baltico, seguissero uno di questi fiumi, che li portava in seno alle popolazioni slave. Da lì una via regolare e frequentata dagli Sciti agricoli (138), che facevano commercio di grano, conduceva i mercanti d’ambra, attraverso il territorio scitico, verso le città pontiche: parliamo del Dnepr, che costituiva la via intermedia tra la Russia centrale e il litorale del Mar Nero. La fertilità delle sue rive (139) gli avrà dato una grande importanza per il commercio del grano, e, benché molti ostacoli naturali si opponessero alla navigazione, al tempo di Erodoto gli abili mercanti di Olbia l’avevano risalito fino a una distanza di quaranta giorni della loro città (140).

Crediamo di aver dimostrato ciò che ci proponevamo: qual è stata l’influenza della posizione e delle caratteristiche del Paese sulla popolazione dell’antica Russia, e come si erano insediati i differenti popoli su queste pianure, formanti oggi il potente impero slavo: il nostro compito è compiuto. Non esamineremo dunque in quale modo la separazione delle città pontiche, la loro lontananza dalla metropoli, l’arrivo di alcune famiglie ricche e rivali in ciascuna repubblica e, infine, la funesta vicinanza delle tribù barbare prepararono, a poco a poco, la decadenza di quelle città e cancellarono le preziose vestigia della civilizzazione che avevano disseminato sulle coste; non racconteremo le invasioni che fecero successivamente le tribù sarmate nel paese degli Sciti; non insisteremo maggiormente sulle cause dello smembramento dello svanito impero degli Sciti, che, non potendo resistere a quelle potenti orde, dovettero soccombere alle loro ripetute invasioni: tutte queste considerazioni si ricollegano a tempi successivi a Erodoto; ce ne occuperemo in un altro lavoro.
Qui aggiungiamo soltanto che l’importanza delle relazioni che esistevano al tempo di Erodoto tra il mezzogiorno e l’interno della Russia non diminuì mai. È soprattutto per la via occidentale che la Russia si mantenne in continua relazione con le nazioni meridionali che influirono maggiormente nella prima fase della sua storia. Aperta e allungata dai politici greci per l’utilità commerciale, questa via diventò, dopo la caduta delle loro colonie, la maggiore comunicazione tra i popoli settentrionali e meridionali dell’Europa: è per questa via che avanzarono gli avventurieri normanni che lasciavano la loro patria per entrare al servizio degli imperatori bizantini; è la stessa via che ha condotto le tribù gotiche nel mezzogiorno della Russia per fondare nuovi insediamenti. E quando più tardi la stirpe degli Slavi uscì con la sua forza dallo stato di isolamento nel quale fu costretta dalla posizione geografica, Bisanzio inviò su questa stessa strada i suoi sacerdoti, i suoi artisti e i suoi magistrati fra i popoli slavi per posare i germi della civilizzazione e di una nuova religione.

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Note:
114. Ora Mykolaïv, in Ucraina (N.d.T.).

115. Cfr. Blaremberg, Choix de médailles antiques d’Olbiopolis... Parigi 1822.

116. Erodoto IV, 78; cfr. anche IV, 17, 18, 53.

117. Scymn. Ch. Frag. 61-62.

118. Cfr. Boeckh, Corpus inscrip. T. II, 86. Eusebio mette la fondazione di Olbia nell’anno 655.

119. Cfr. Raoul Rochette, Histoire critique de l’établissement des colonies grecques, I, III, 312, 329, 386.

120. Cfr. Strabone XI, 495, 496; e la descrizione che Tacito (Histor. III, 47) ci dà dei piccoli bastimenti dei pirati.

121. Schymn. Ch. 733, 736.

122. Cfr. R. Rochette I; Scymn. Ch. Frag. 25 ss.

123. Cfr. R. Rochette III, 329-386.

124. Troviamo già in Alcman i nomi degli Issedoni ( Frag. ed. Welcker) e dei Monti Ripei (cfr. Steph. Byz., fragm. 123), nomi che probabilmente sentiva dai mercanti; ciò prova che questi rapporti commerciali con il Nord erano iniziati nei primi tempi dell’insediamento delle colonie sul Ponto Eusino. Alcman scriveva nella seconda metà del VII secolo. Cfr. Müller, Gr. Literaturgesch, I, I, 330.)

125. Erodoto IV, 24.

126. Cfr Heeren, Ideen über den Handel und Politik der alten Voelker, 1. Abtheilung 2, p. 299.

127. Erodoto IV, 24.

128. Erodoto IV, 21.

129. Erodoto IV, 22.

130. Erodoto IV, 22.

131. Erodoto IV, 23.

132. Cfr. Malte-Brun, Géogr. univ., rivista da Huot, t. III, 473.

133. Erodoto IV, 25.

134. Erodoto, III, 115. Cfr. anche Schloezer Allgem. nord. Geschichte, 8-9, 34-57.

135. O Nemunas o, in russo, Neman (N.d.T.).

136. Esiodo, Theogon. 338.

137. Erodoto IV, 115. Cfr. anche Bayer, Opuscula, ed. Klotz, 523-535.

138. Erodoto IV, 53 e 17.

139. Cfr. la descrizione che Erodoto ci dà di questo paese in IV, 53.

140. Erodoto IV, 53 e 56.

 

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