STORIA E MITOLOGIA > Astolphe de Custine, La Russia nel 1839 (Lettere XXXV e XXXVI), 1843

 

Nipote e figlio di rivoluzionari ghigliottinati nel 1793-1794, Astolphe Louis Léonor, marchese di Custine (1790-1857; a lato in una fotografia del 1856) fu educato dal tutore alsaziano Bertoecher e dalla madre Delphine, amica di letterati e particolarmente di Madame de Staël. A vent’anni Astolphe compì con la madre un lungo tour in Germania, Svizzera e Italia e, al ritorno, entrò nel corpo diplomatico militare, si sposò, ebbe un figlio e, nel 1822, si recò in Inghilterra. L’anno successivo la moglie morì di tubercolosi e Custine poté vivere con discrezione la propria omosessualità fino a quando, nel 1824, fu aggredito violentemente per strada creando uno scandalo che gli precluse la carriera diplomatica e i salotti letterari. Nel 1826 morirono la madre e il figlio e Custine cominciò a pubblicare poesie, romanzi e opere teatrali che ebbero un successo limitato. Nel 1832 comprò un piccolo castello a Saint Gratien, nell’Ile-de-France, dove ospitò artisti e letterati di fama: Balzac, Hugo, Chopin, Delacroix, Chateaubriand (che fu amante della madre), De Musset, George Sand, Lamartine, Mérimée, Gautier, Flaubert, Dumas e altri.
Compì molti viaggi, tra cui in Spagna e in Russia, su cui pubblicò, nel 1938,
La Spagna sotto Ferdinando VII e, nel 1843, La Russia nel 1839, per i quali ricevette numerosi riconoscimenti. In particolare, La Russia nel 1839 (milleduecento pagine in quattro tomi) gli dette gran celebrità: in pochi mesi furono tirate sei edizioni e venne tradotto in tedesco e in inglese.
Sui motivi del viaggio in Russia ci sono diverse ipotesi, tra cui due sono le più ricorrenti. Nella prima si sostiene che Custine partì dopo aver letto il libro
La democrazia in America di Alexis de Tocqueville, nel cui ultimo capitolo si profetizza che il futuro apparterrà a Stati Uniti e Russia, per verificarne l’attendibilità. Nella seconda si vuole che Custine, vivendo in quel periodo con il giovane aristocratico polacco Ignacy Gurowski (o Ignatij Gurovskij) che gli raccontava le tristi vicissitudini dei suoi affetti e delle sue proprietà in Polonia, volle andare a chiedere personalmente allo zar Nicola I la fine alle disgrazie dell’amico. Nel 1840, però, Gurowski conobbe l’infanta Isabella Fernanda di Spagna che sposò poi segretamente.
È certo comunque che Custine intraprese il viaggio in Russia – dove visitò Pietroburgo, Mosca, Jaroslav, Niznij Novgorod e Vladimir – già sapendo, dai racconti di Gurowski, i mali dell’autocrazia e del dispotismo in genere, ma con la speranza, per sua stessa ammissione, di trovarvi applicati gli ideali dell’
ancient régime. Disilluso da «quella prigione senza ozio che si chiama Russia», raccolse informazioni sui costumi della corte russa, sull’aristocrazia e l’alta borghesia, sullo stato dell’amministrazione e delle usanze popolari, evidenziandone tutti gli aspetti peggiori, e concluse che era un paese di «barbari ben vestiti» e «abituati alla schiavitù», guidato da un governo «dispotico senza pietà», che alla ragion di Stato sacrificava la dignità e la libertà individuali, e con un clero dipendente dall’imperatore e non rispettato dal popolo.
Al successo in Occidente de
La Russia nel 1839 corrispose il silenzio in Russia, silenzio ufficiale perché alcuni brani del libro furono segretamente distribuiti in lingua francese e, nel 1930, tradotti e spurgati dalla censura, furono stampati all’interno di altre opere in cui non si mancava di sottolineare le discrepanze («Non mi rimproverate le contraddizioni – scrive Custine nella Lettera XIV, – le ho notate prima di voi, ma non le voglio evitare perché sono nelle cose stesse, e ciò sia detto una volta per tutte. Come darvi l'idea reale di quanto vi descrivo se non contraddicendomi a ogni parola? Se fossi meno sincero vi sembrerei più coerente: considerate che, nell'ordine fisico come nell'ordine morale, la verità non è che un insieme di contrasti talmente palesi che si direbbe che la natura e la società non siano state create che per riuscire a tenere insieme degli elementi che senza di esse dovrebbero aborrirsi ed escludersi»).
Lo zar Nicola I, che sperava di aumentare il prestigio della monarchia russa agli occhi dei lettori occidentali, fu molto contrariato dal libro e rivolgendosi a un diplomatico francese disse: «È venuto a San Pietroburgo preceduto da una gloria ben poco lusinghiera e ha presentato lettere di raccomandazione da parte di persone che erano indegne di fiducia, ma non ho potuto fare a meno di mostrare rispetto a quelle raccomandazioni e coloro che le avevano scritte. Lo incontrai, lo confesso, con un po’ di disgusto, che, tuttavia, non ho mostrato in alcun modo, e guardate come mi ha ringraziato!» Di tutt’altro avviso fu invece il figlio Alessandro che lo riteneva il miglior libro scritto sulla Russia.
Il fatto è che, allora come ora, l’atteggiamento degli intellettuali russi era contraddittorio
(*) perché il libro stesso si prestava a diverse interpretazioni: un esperimento curioso dimostrò che i lettori vi trovavano conferma delle loro convinzioni, fossero esse russofile o russofobe, monarchiche o repubblicane, conservatrici o rivoluzionarie.
Le sfere ufficiali furono però concordi nel non rischiare: dopo Nicola I, anche Lenin e Stalin bandirono il libro. La prima traduzione integrale in russo dei due volumi, con nome dell’autore e titolo esatto, è stata pubblicata soltanto nel 1996, diventando in breve tempo il libro straniero più letto in Russia.
In questa sede, delle trentasei lettere che compongono il libro (un artificio letterario in voga all’epoca), si allega la traduzione – in massima parte inedita in Italia – di alcuni brani della
Lettera XXXV e di tutta la Lettera XXXVI. Esse non contengono la cronaca del viaggio con i tanti aneddoti che Custine racconta, ma offrono la disamina delle sue riflessioni, maturate sia durante il viaggio che nei tre anni successivi necessari alla stesura del libro.

Custine – Lettere XXXV e XXXVI (676kB)

 

Nota:
*. Sull’inquadramento storico-politico dell’epoca del libro e la posizione critica degli intellettuali russi del XIX secolo, si veda il saggio, in inglese, di S.L. Snyder scaricabile cliccando qui.

 

 

 

 

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