STORIA E MITOLOGIA > Bernard le Bovier de Fontenelle, Elogio dello zar Pietro I, 1725

 

Il francese Bernard Le Bovier de Fontenelle (1657-1757) fu uomo di legge, filosofo, scrittore di teatro, poeta (ma senza raggiungere il livello di suo zio, Pierre Corneille), divulgatore scientifico, anticipatore di molti temi dell’Illuminismo e insuperabile intrattenitore nei salotti per lo spirito vivace, fine e ironico. Fu eletto all’Académie française di Parigi nel 1691 e nominato segretario perpetuo dell’Académie des sciences nel 1697, assolvendo al compito di biografo degli accademici che man mano morivano e di espositore delle ricerche condotte anno per anno nell’Académie. Nel 1749 entrò a far parte anche dell’Accademia Reale delle Scienze e delle Arti di Berlino. Tra le sue opere maggiori – raccolte da lui stesso in otto volumi nel 1752-1754) – sono Nouveaux dialogues des morts (Nuovi dialoghi dei morti, 1683), Entretiens sur la pluralité des mondes (Conversazioni sulla pluralità dei mondi, 1686), De l’origine des fables (Dell’origine delle favole, 1686), Histoire des oracles (Storia degli oracoli, 1687), Digression sur les anciens et les modernes (Digressione sugli antichi e sui moderni, 1688), Éléments de la géométrie de l’infini (Elementi della geometria dell’infinito, 1727 ) e, notissimi, gli Éloges (Elogi). Questi ultimi costituiscono una serie di lunghi necrologi di ben sessantanove iscritti all’Académie des sciences e sono considerati “capolavori di penetrazione psicologica e di stile”, ma rappresentano anche le prime biografie scritte di emeriti studiosi, insigni scienziati e... di Pietro il Grande. Unico sovrano eletto accademico – certo più per ragioni diplomatiche che per meriti scientifici – Pietro I ricevette proprio da Fontenelle quella veste di zar illuminato che ha mantenuto nel tempo. Fu Fontenelle, infatti, a scrivere per primo su di lui: Voltaire, da alcuni considerato il “biografo” dello zar, se ne occupò dieci anni dopo e con spirito assai diverso.
Morì un mese prima di compiere il secolo, lasciando il ricordo di un uomo raffinato, tranquillo, estremamente cortese, grande ascoltatore, attento a mai dispiacere alcuno e soprattutto a mai sopraffare: «Gli uomini – disse – sono sciocchi e malvagi, ma sono così e io devo vivere in mezzo a loro; è per questo che ho risolto di stare con me stesso molto presto nella vita».

 

 

 

 

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