STORIA E MITOLOGIA > Vladimir Monomaco, Insegnamento (Poucenie/Pouchenie), 1097-1117

 

La Cronaca degli anni passati, o Cronaca di Nestore, la più antica storia russa (XI secolo) fu fatta riscrivere dal Gran principe Vladimir II Monomaco nel 1116, in seguito a una lite con il monastero delle Grotte di Kiev, dal monaco Sil’vestr del monastero Vydubickij, la cui redazione ci è giunta attraverso una copia eseguita da un certo Lavrentij nel 1377 (manoscritto Laurenziano). Ebbene, questo manoscritto è l’unico che riporti la Poucenie/Pouchenie, ossia l’Insegnamento (o Istruzioni, o Ammonimento, o Testamento) che Vladimir Vsevolodovic Monomaco indirizzò a figli e parenti. L’opera – composta di tre parti: i precetti con l’autobiografia, la lettera a Oleg Svjatoslavic (nipote di Jaroslav il Saggio e cugino di Monomaco) e la preghiera finale – è, nella Cronaca, messa in coda all’anno 1096, ma solo la Lettera a Oleg fu redatta nel 1097. La prima parte e la preghiera furono scritte, o perlomeno adattate e compiute, quando Monomaco era già salito al trono più prestigioso della Rus’, quello di Kiev (1113); l’ultima data che si rileva dal testo è il 1117. Tutto ciò fa presumere che siano tre testi distinti e riuniti assieme perché, dando norme morali e politiche, diventavano una specie di dichiarazione di principi di quel «patriottismo religioso» cui Monomaco mirava.
Vladimir Monomaco (in russo Volodímir Monomách), nacque nel 1053, fu principe di Smolensk (1073-1078), di Cernigov/Chernigov (1078-1094) e di Perejaslavl’ (1094-1113) e Gran principe di Kiev (1113-1125, anno in cui morì); è considerato beato dalla Chiesa ortodossa. Fu uno dei principi più autorevoli e influenti dell’epoca, un uomo d’arme e un governante illuminato ed erudito: «Oltre che come guerriero Vladimir Monomach fu personalità notevole come legislatore e come moralista; come legislatore emanò norme per il mantenimento di una classe rurale libera, come moralista lasciò, per i propri figli, il cosiddetto Ammonimento o Istruzione ai figli che viene considerato il primo monumento di letteratura morale russa, in ogni modo notevole perché rivelatore di alti interessi spirituali ed anche un certo grado di cultura in un uomo, la cui attività parve dovesse essere pienamente assorbita dalle innumerevoli vicende guerresche, che fecero sì che, secondo la giusta espressione dello storico Kostomarov, tutta la storia russa nella seconda metà del sec. XI si mosse intorno a lui.» (Ettore Lo Gatto,
Storia della Russia, Sansoni, Firenze 1946, p. 50). Il periodo in cui visse fu infatti quello delle guerre fratricide seguite alla morte di san Vladimir I di Kiev che sconvolsero a lungo la Rus’ di Kiev e la forza di Monomaco fu proprio quella di farsi strenuo difensore dell’unità politica della «terra russa» in uno spirito di fratellanza cristiana, anche per fare fronte unico contro gli invasori che premevano ai confini. A questo fine, l’Insegnamento – oltre a essere il primo esempio russo in cui appare un’autobiografia – risulta un documento politico e, al contempo, psicologico-morale di notevole importanza. E fu anche l’ultimo prima dell’invasione dei Mongoli-Tatari e della dissoluzione della potenza kieviana.
Le fonti di ispirazione dell’
Insegnamento sono molteplici: è storica, e riscontrabile nell’opera, la profonda conoscenza di Vladimir dei testi religiosi (Bibbia, scritti di San Basilio il Grande e altri, le liturgie), e dell’antica letteratura bizantina, greca (Senofonte) e bulgara (Giovanni Esarca), di cui si dà conto nelle numerose note che corredano la traduzione dell’associazione culturale Larici.

Poucenie/Pouchenie (italiano) (283kB)

 

 

 

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