STORIA E MITOLOGIA > Giovan Battista RamusioI libri di Matteo di Micheovo sulle due Sarmazie, 1517

 

Matteo di Micheovo – italianizzazione di Maciej Miechowita, o di Miechów – era un erudito canonico polacco, nato nel 1457 e morto nel 1523. Dopo aver studiato e viaggiato all’estero (1480-1485), diventò professore e rettore dell’Università di Cracovia e fu storico, geografo, medico di corte d Sigismondo I, alchimista... 
Scrisse diverse opere, tra cui la 
Chronica Polonorum (Cronaca dei Polacchi) e il Tractatus de duabus Sarmatis Europiana et Asiana et de contentis in eis (Trattato sulle due Sarmazie europea e asiatica, qui riportato), il quale offre la prima descrizione geografica ed etnografica esatta dell’Europa orientale tra il fiume Vistola e il mar Caspio. Composto nel 1517, questo trattato fu tradotto e pubblicato per la prima volta nell’opera di Giovan Battista Ramusio.

 

Proemio di Matteo di Micheovo, dottor fisico e canonico cracoviense, al reverendissimo monsignor il signore Stanislao Tursone olomucense
Molti scrittori hanno con le lor vigilie e dichiarazioni, Monsignor dignissimo, descritto l’università di tutto il mondo, ma come sono giunti alle Sarmazie, passandole sí come cose non conosciute, le hanno lasciate. Pur coloro che di ciò in qualche cosa a’ posteri hanno voluto lasciar memoria, indistintamente cosí forzati dalla antichità, come nella mezanotte oscuramente ne hanno parlato e, quello che è piú intolerabile, molte cose finte e favole senza capo, al tutto impertinenti, vi hanno aggiunte: sí come è quella che oltra le Sarmazie all’oceano Settentrionale vi fossero le campagne Elisie, venti e aria temperatissima, uomini di vita placidissima, perpetua e piena d’ogni piacere; i quali, poi che fossero passati assai età, essendo loro venuta a noia la vecchiezza, volontariamente dalle ripe per sommergersi nell’oceano si gettavano, cosí l’impaccio della esausta vecchiezza schifando. Oltra di questo hanno detto che quivi nascono i dolci sughi ambrosii, di soave odore, i quali confortano gli abitatori come in un paradiso, e che quivi si trova oro senza numero e misura; ancora che i griffoni, uccelli orribili e rapaci, graffiano gli uomini insieme con i cavalli e gli portano nell’aria, accioché non gli venga tolto l’oro e via portato. E piú dicono che quivi il sole, luna e l’altre stelle con perpetuo giro sempre danno il lume, temperatissimi li giorni facendo e amenissimi, il che in tutto è finto, né in alcuno luogo mai trovato.
Mettono ancora i presenti frappatori la gente tartarica, terribile nelle campagne della asiatica Sarmazia abitatrice, non dover mai morire e dal principio fin adesso nella Scizia essere; conciosiaché ella sia gente venuta di nuovo dalle parti orientali già poco piú che trecento anni, avendo cambiate stanzie, nella Sarmazia asiatica entrata e non mai avanti conosciuta, sí come nel principio del mio trattato si dirà. Dicono ancora essere i monti Allani, Iperborei e Rifei, per tutto il mondo famosissimi, in quelle settentrionali regioni, dalle quali vogliono che nascono fiumi non manco famosi (e queste cose sono scritte da famosi e celebrati poeti): il Tanai, il Boristene maggior e minore e Volga, il piú gran fiume di tutti gli altri; il che essendo alieno dalla verità, non senza causa, essendo la isperienza maestra di tutte le cose che si possono dire, si può ributare e confutar come cosa profana e senza isperienza divulgata. Sappiamo certo e di propria veduta conosciamo i predetti tre fiumi (grandi certo) Boristene, Tanai e Volga dalla Moscovia nascere e discendere; il minor Boristene, da Aristotele chiamato Diaboristenide, dalla Russia superiore aver avuto principio e nel maggiore Boristene scorrere e mescolarsi. Sappiamo certissimamente che i monti Allani, Rifei e Iperborei quivi non sono, di che facciamo testimonio di propria veduta; e noi stessi vediamo che quei fiumi nascono e continuamente sorgono in terra piana.
Perché, Monsignor reverendissimo, accioché io tutte queste cose vere e verissime alla vostra grandezza raccontassi, io ho voluto far questo trattato delle due Sarmazie, dalli antichi almanco conosciute di nome, con i quali a’ nostri tempi si chiamano; dico averle volute scrivere a voi, patrone e signor mio sempre colendissimo, con brevità, sí come il soggetto ricercherà, per incitar altri ch’hanno conosciuto maggior cose a scriverle con piú elegante stile, accioché, sí come la parte meridionale con le genti vicine all’oceano fin nella India per il re di Portogallo è stata aperta, cosí la parte settentrionale con le genti e popoli all’oceano Settentrionale confinante di verso l’oriente, per la milizia e guerreggiar del re di Polonia aperte al mondo, siano chiare e manifeste.
State sano, Monsignor vescovo dignissimo.

Il fine del proemio

 

 

 

 

 

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