STORIA E MITOLOGIA > John Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, 1919

 

Nato nell’Oregon, Usa, John Reed (1887-1920) si laureò ad Harvard nel 1910 e viaggiò per alcuni mesi in Europa (Inghilterra, Francia e Spagna) prima di stabilirsi a New York, dove cominciò a scrivere articoli, saggi, poesie. Nel 1913, in occasione dello sciopero degli operai dei setifici di Paterson (New Jersey), durante il quale fu arrestato, prese a frequentare l'organizzazione operaia internazionalista “Industrial Workers of the World”, fondata a Chicago nel 1905. Nel 1914, come giornalista inviato, seguì per quattro mesi – forse partecipandovi attivamente – la rivoluzione messicana capeggiata da Pancho Villa e, poco dopo, documentò lo sciopero dei minatori in Colorado sfociato in una serie di violenti conflitti. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, alcuni giornali statunitensi lo inviarono in Europa per seguire i fronti di guerra in Germania, Russia, Serbia, Romania e Bulgaria. E, in un nuovo viaggio, attraversò la Grecia, la Serbia, la Romania, la Polonia, giungendo fino a Pietrogrado e Mosca.
Tornato a New York, Reed, ormai giornalista famoso, scrisse libri e articoli sulle sue esperienze e tenne conferenze contro la guerra e il coinvolgimento degli Stati Uniti, cosa che gli costò l’isolamento degli intellettuali liberali.
Nell’autunno 1917 partì con la moglie Louise Bryant (con Reed nella foto a lato), anch’essa giornalista, per Pietrogrado, spinto dall’entusiasmo di osservare gli effetti della rivoluzione del febbraio 1917 che aveva portato alla caduta dello zarismo e alla nascita dei consigli operai (i Soviet). Fu così che Reed, la moglie, Albert Rhys Williams, Bessie Beatty (che pubblicò
The Red Heart of Russia, 1919) e un certo Gumberg furono gli unici giornalisti americani testimoni della Rivoluzione d’Ottobre. Reed non si fermò a fare la cronaca della rivoluzione, ma lavorò nell’ufficio di propaganda presso il Commissariato del popolo agli affari esteri.
Rientrato nel 1918 negli Usa – dove la polizia federale gli sequestrò per alcuni mesi tutti i documenti sulla Rivoluzione d’Ottobre – svolse attività rivoluzionaria militando nelle file dell’ala sinistra del partito socialista, tenendo conferenze contro le affermazioni antisovietiche della stampa borghese, lottando per la creazione di un partito comunista, pubblicando articoli in difesa delle conquiste del popolo russo e... finendo spesso in carcere, sia pure per poco tempo.
Nel settembre 1918, in modo pericoloso poiché occorreva attraversare illegalmente le frontiere di Svezia e Finlandia, Reed si recò a Mosca dove partecipò, come rappresentante dei partito comunista operaio americano, al secondo Congresso dell’Internazionale Comunista incontrò Lenin diverse volte, viaggiò e raccolse molto materiale. Quando volle tornare negli Stati Uniti, gli fu vietato l’ingresso in quanto pericoloso militante politico e andò a Baku (Caucaso), per seguire il I congresso dei popoli d’Oriente. Da Baku, Reed tornò a Mosca malato di tifo e morì il 17 ottobre 1920, all’età di 33 anni. Fu sepolto con tutti gli onori sotto le mura del Cremlino.

Nel 1919, dopo alcuni rifiuti, Reed riuscì a pubblicare negli Stati Uniti il libro Dieci giorni che sconvolsero il mondo (o, nella prima edizione italiana, Dieci giorni che fecero tremare il mondo), con la prefazione firmata da Lenin: «Ho letto con immenso interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed I dieci giorni che sconvolsero il mondo. Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i paesi. Vorrei che quest’opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue perché essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse, ma, prima di accettare o di respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale».
Anche l’edizione russa ebbe una presentazione entusiastica, redatta dalla compagna di vita di Lenin, Nadezda Krupskaja (1869-1937) (*).
Il libro di Reed – di cui qui si propone sia l’originale in lingua inglese (da Google), utile per visionare i documenti allegati, che la traduzione corredata di note – è una importantissima testimonianza storica, ma è anche un interessante modello di cronaca giornalistica, precisa nel racconto dei fatti e documentata da stralci da giornali, verbali e documenti ufficiali. Il ritmo serrato della narrazione e qualche artificio retorico rendono bene il clima caotico e incerto di quei giorni e le motivazioni della “lotta di classe”, ma anche l’entusiastica partecipazione di Reed a una rivoluzione che sarebbe dovuta diventare mondiale.
Nei primi anni successivi alla Rivoluzione d’Ottobre, altri giornalisti, studiosi, professionisti tornarono dall’Urss con testimonianze spesso opposte tra loro: chi vide la povertà, chi la (dis)organizzazione, chi lo slancio innovatore... pro o contro, ma sempre senza la tensione emotiva e intellettuale di Reed. Ma ancora oggi i pareri divergono: c’è chi considera il libro di Reed «il prototipo dei tanti libri di sogno che saranno scritti da viaggiatori e cronisti occidentali in visita a quello che credevano essere il Paese del futuro» (M. Griffo) e chi «un punto alto della storia del giornalismo… Il dato più sorprendente che queste pagine mostrano è che schierarsi non implica necessariamente la parzialità» (A. Papuzzi). Del resto, Lev Trockij dichiarò che Reed era «un uomo che sapeva vedere ed ascoltare»

John Reed (italiano) (1,6MB)

 

Nota:
1. «Dieci giorni che sconvolsero il mondo, tale è il titolo che John Reed ha dato alla sua stupefacente opera. Questo libro descrive con un’intensità ed un vigore straordinari le prime giornate della Rivoluzione d’Ottobre. Non abbiamo in esso una semplice enumerazione di fatti, una raccolta di documenti, ma una serie di scene vissute, talmente tipiche che esse evocano immancabilmente, alla mente di ogni testimonio della rivoluzione, scene analoghe alle quali egli stesso ha assistito. Tutti questi quadri, dipinti dal vero, indicano nel miglior modo possibile che cosa sentivano le masse, e permettono di afferrare il vero significato dei vari atti della grande rivoluzione. Può sembrare dapprima strano che questo libro abbia potuto essere scritto da uno straniero, da un americano che ignorava la lingua ed i costumi del paese. Sembra che egli avrebbe dovuto cadere ogni momento negli errori più ridicoli, dimenticare dei fattori essenziali. Certo gli stranieri non scrivono in questo modo sulla Russia sovietica. O essi non comprendono nulla degli avvenimenti, oppure essi generalizzano qualche fatto isolato, che non sempre è tipico. È vero anche che ben pochi furono testimoni diretti della rivoluzione. John Reed non fu un osservatore indifferente. Rivoluzionario nell’anima, comunista, egli comprendeva il senso degli avvenimenti, il senso della grande lotta. Da ciò gli veniva l’acutezza di visione senza la quale gli sarebbe stato impossibile di scrivere un tale libro. I russi stessi non parlano così della Rivoluzione di Ottobre: essi o la giudicano o si accontentano di descrivere gli episodi di cui sono stati testimoni. Il libro di Reed dà un quadro di assieme della rivolta delle masse popolari, come essa avvenne veramente, ed avrà perciò un’importanza grandissima per la gioventù, per le generazioni future, per le quali la Rivoluzione d’Ottobre sarà già della storia. Nel suo genere il libro di Reed è un’epopea. John Reed è indissolubilmente legato alla rivoluzione russa. La Russia sovietica gli era diventata cara e materna. Egli vi fu ucciso dal tifo e riposa ai piedi del Muro Rosso del Kremlino. Colui che ha descritto i funerali delle vittime della rivoluzione, come fece John Reed, meritava un tale onore. Krupskaja».

 

 

 

 

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