STORIA E MITOLOGIA > August Ludwig von Schlözer, Quadro della storia della Russia, 1769 (1)

 

August Ludwig von Schlözer (o Schloezer; 1735-1809) studiò teologia a Wittemberg per diventare pastore protestante come il padre e il nonno e, per approfondire la Bibbia, studiò filologia, geografia e lingue orientali a Göttingen. Non solo, studiò medicina e scienze politiche, insegnò tre anni in Svezia, imparò il norreno e il gotico e scrisse in svedese i primi saggi storici (per esempio, uno sui Fenici e una storia svedese che evidenziarono il suo modo – nuovo per l’epoca – di unire i fattori politici a quelli economici e sociali. Dal 1761 al 1767 fu a San Pietroburgo, prima come insegnante privato (in russo) e poi, nominato da Caterina II, come professore di Storia russa e membro dell’Accademia delle Scienze. Ne approfittò per raccogliere tutti i più antichi documenti russi che poté rintracciare e si mise in congedo per attendere alla loro restituzione nella sua casa di Göttingen. Invece, dopo il breve scritto in francese Tableau de l’histoire de la Russie del 1769 – qui tradotto per la prima volta in italiano – che doveva rappresentare l’introduzione a un’opera imponente sulla Russia e l’Introduzione alla storia del Nord (1772), dovette dedicarsi ad altro: fu professore di Medicina e di Storia all’Università di Göttingen, scrisse Storia universale (1772), Introduzione alla storia del mondo per i bambini (1779) e altri saggi e traduzioni. Tornò a occuparsi della Russia nel 1791 con una storia sulle monete e le miniere russe e dal 1802 al 1809 quando fu pubblicata la sua traduzione commentata della Cronaca di Nestore, la più antica cronaca russa, lavoro per cui lo zar Alessandro I gli conferì l’onorificenza dell’Ordine di San Vladimir e lo nominò suo consigliere nel 1803-1804. Amato dagli studenti, seguitissimo dagli storici sia russi che occidentali e temuto dai potenti, Schlözer continuò fino alla fine a esporre, per iscritto e in conferenze, la storia secondo il “suo” metodo, che comprendeva mezzi fino ad allora ignorati, come le tavole comparative, le statistiche, lo studio delle legislazioni e dei mercati, la cultura… ossia tutto quanto potesse aggiungere un tassello alla comprensione di un Paese. Inoltre, a lui si deve la suddivisione in sei epoche della storia dell’umanità, con la precisazione del periodo medioevale (476-1492), e il conto degli anni a ritroso dalla nascita di Cristo.

 

I. Origine della monarchia russa
Duemila anni fa la Russia propriamente detta, ossia quella vasta parte del Nord che si estende dal Volga al Mar Baltico, era abitata da popoli che nessuno conosce. A questi succedettero, a poco a poco, altri popoli di vari paesi, che si scacciavano o si annientavano alternativamente, finché gli Slavoni ottennero la superiorità e da quel momento gettarono le fondamenta di un impero che diventò il terrore del Nord e l’arbitro d’Europa, dopo aver ridotto sotto la propria obbedienza tutto il territorio dall’Anadyr’ fino al Kymmene (2).
In precedenza, gli Slavoni avevano abitato le rive del Danubio. Verso la fine del V secolo del cristianesimo, una parte di essi fu cacciata dai Bulgari, andò verso il Dnepr e costruì Kiev, un’altra parte si spinse più avanti nella Russia, e costruì Novgorod. Quest’ultima città diventò la sede di un insediamento slavone, che alcuni secoli dopo si elevò sopra gli altri popoli. Lontana dalle regioni meridionali della Russia, teatro continuo di guerre e migrazioni, essa accrebbe gradualmente, preparandosi a svolgere un giorno l’importante ruolo che il destino le riservava tra i paesi della terra.
Ma i Varjaghi disturbarono la sua tranquillità: erano dei giovani eroi svedesi, danesi e norvegesi, che nella cerchia del Mar Baltico erano chiamati Re del mare, ma che erano conosciuti e temuti dal resto d’Europa sotto il nome di Normanni. Fu nel IX secolo che cominciarono a infestare le coste dei Ciudi, o Efoniani, poi penetrarono con le armi nel cuore del paese e dopo aver sottomesso gli Slavoni sul Volchov (3) imposero loro un tributo annuale.
Novgorod si vergognò presto di essere tributaria dei Varjaghi. Riunì le forze, scacciò quei padroni che non aveva chiamato e si mise sotto un magistrato, da essa eletto. Il successo non rispose alle speranze. Liberata dal giogo straniero, Novgorod si vide dilaniata nelle proprie viscere. La gelosia suscitò livori e fazioni intestine; il braccio del potere municipale non era abbastanza forte per reprimere l’insolenza; la giustizia e l’ordine scomparvero da quello Stato democratico. Gostomysl, rispettabile per età e sentimenti patriottici, consigliò ai concittadini di scegliersi dei prìncipi stranieri per essere governati. Al contempo, propose i Chazari e i Varjaghi e questi ultimi furono preferiti a voce unanime.
Tre fratelli varjaghi furono invitati, con una solenne ambasciata, a prendere possesso delle terre di Novgorod: Rjurik, Sineus & Truvor giunsero in Russia nell’862 e vi portarono un gran numero di compatrioti. A ciascuno fu assegnato un luogo specifico dove insediarsi, al fine di difendere le frontiere contro i nemici. Rjurik andò a Ladoga, Sineus a Izborsk, e Truvor a Beloozero (4 )». Tale fu l’origine dello Stato russo.
Due anni dopo l’arrivo dei fratelli in Russia, due di loro, Sineus e Truvor, morirono: è dalla loro morte che inizia la monarchia russa.
È tutto ciò che sappiamo per certo sulla nostra origine. La superstizione e l’ignoranza dei secoli passati ha guastato la storia di tutte le nazioni e ha rovinato anche la nostra. Ci fu un tempo in cui si cercarono gli antenati intorno alla Torre di Babele: si trovarono degli Slavoni sul seggio di Troia e li si stanziarono sulle rive del Volga. Ci fu un tempo in cui si credeva che la città di Mosca dovesse il nome a Mosoch, pronipote di Noè, che Tobol’sk dovesse il suo a Tubal (5), che Kiev fosse stata costruita da Ki, discendente di Mosoch. Si produssero lettere patenti che Novgorod aveva ricevuto da Alessandro Magno; si credette che Rjurik discendesse in linea retta da Augusto, l’imperatore romano… Fu l’ignoranza, ripeto, a immaginare quelle miserie che ebbero seguito nei secoli delle barbarie, ma la Storia, condotta con buon senso e la fiamma della Critica in mano, le disprezza.

II. Cinque periodi della storia russa
Lo stato fondato da Rjurik si protrasse per nove secoli. In un così lungo intervallo di tempo successero cambiamenti, rivoluzioni e immani catastrofi. Dovette trascorrere un secolo e mezzo prima che esso acquisisse una certa consistenza e un poco di grandezza, ma appena arrivarono, le divisioni e le guerre civili lo rigettarono nella sua debolezza iniziale ed esso divenne preda di una banda di briganti entrati dalle frontiere con la Cina. Sospirò per oltre duecento anni sotto il giogo di quei barbari, finché un grand’uomo apparve a vendicare il Nord e a portare il terrore delle sue armi, fino al ritiro di quei tiranni. Ecco allora che il mondo stupito vide ergersi un impero dalla superficie più grande di quelle mai esistite. La Russia marciò a passi di gigante di conquista in conquista: potenti regni diventarono sue province, paesi smembrati gli furono di nuovo annessi. Infine, stanchi di conquiste all’estero, i suoi sovrani non ebbero altra cura che quella di portare la felicità ai loro antichi popoli e a quelli che sottomettevano: con la loro sapienza benevola, fecero in modo di rendere fiorente un impero, che avevano unito la bravura e le circostanze condotte per mano dalla provvidenza.
Ecco le rivoluzioni, che hanno portato all’impero di Caterina II.
È la natura stessa che divide la storia russa: sono cinque periodi, ciascuno dei quali presenta la Russia sotto forma diversa e sempre nuova:
I. Russia emergente nel 862-1015.
II. Russia divisa nel 1015-1216.
III. Russia oppressa nel 1216-1462.
IV. Russia vittoriosa nel 1462-1725.
V. Russia fiorente dal 1725.
Il primo periodo inizia con Rjurik e termina con la morte di Vladimir il Grande. Sette Granduchi ne abbracciarono la durata, che è di circa 150 anni. Il primo risiedeva a Novgorod, Svjatoslav a Perejaslavl’ sul Danubio (6) e gli altri a Kiev. La Russia vide accrescere il proprio potere in quel periodo, con le conquiste di Oleg, di Svjatoslav e di Vladimir. Vladimir introdusse anche la fede cristiana, le scienze e le arti della Grecia.
Il secondo periodo comincia con Svjatopolk e si conclude con la morte di Vsevolod III. Quattordici Granduchi regnarono in due secoli. Fu allora che cominciarono le sciagurate divisioni che dilaniarono lo Stato e l’esposero alle invasioni di Polacchi, Polovci (7) e altri popoli vicini. Jaroslav fu il primo legislatore del suo popolo. Suo nipote Vladimir II, soprannominato Monomaco, cacciò gli Ebrei da tutta la Russia; Jurij Dolgorukij, pronipote di Jaroslav, costruì Mosca. Kiev era ancora la residenza dei Granduchi, ma verso la fine del periodo, i discendenti di Jurij formarono a Vladimir un nuovo Granducato, che fin dall’inizio fu indipendente da quello di Kiev e ben presto lo superò in forza e grandezza.
Il terzo periodo inizia con Jurij II e finisce con la morte di Vasilij III il Cieco. Diciannove Granduchi coprirono la sua durata, di circa 250 anni. Discendevano tutti da Vsevolod III, figlio di Jurij Dolgorukij e risiedettero a Vladimir fino a Ivan I Kalita, che trasferì la residenza a Mosca. Fu questo un tempo infelice, perché i Tatari, vincitori dei Russi sul fiume Kalka, diventarono gli arbitri della Russia. Kiev, sua antica capitale, fu ridotta in cenere dai quei barbari, dopodiché i Lituani se ne impossessarono, così essa rimase per 300 anni separata dal corpo dello Stato russo. Tuttavia il valore russo riapparve due volte in tutta la sua gloria in mezzo a quelle tristi circostanze: Aleksandr Nevskij sconfisse i Livoniani sul fiume Neva, e Dmitrij III Donskoj sconfisse i Tatari sul Don, nella battaglia di Kulikovo.
Il quarto periodo si estende dal Granduca Ivan Vasil’evic fino alla morte di Pietro il Grande e durò circa 260 anni. Fu in questo periodo che la Russia giocò i ruoli più importanti che una nazione al mondo avesse mai avuto. Gloriosamente liberati dal giogo dei tiranni, essa si vendicò e distrusse i loro stati. Da allora i suoi sovrani presero il titolo di zar, e sottomisero la Permia, l’Ingria e la vasta Siberia. All’estinzione della famiglia di Rjurik, che aveva tenuto il trono per 700 anni senza interruzione, successe un interregno di quindici anni, colmo di problemi e di danni. Ma come il sole del mattino che con i suoi raggi benefici scaccia le tenebre, dissipa la nebbia e dà nuova vita alla natura, così la famiglia dei Romanov apparve per la salvezza della Russia, che da allora marciò a grandi passi in fatto di grandezza. Alessio riunì la Piccola Russia (8) al suo impero, suo figlio Pietro il Grande creò uno stato tutto nuovo e inalberò la prima delle bandiere vittoriose sul mar Baltico, sull’Oceano settentrionale e sull’Oceano Pacifico.
Il quinto periodo va dalla morte di Pietro il Grande al nostro tempo. È in questo glorioso temo che la Russia raccoglie a piene mani i frutti delle sue cure, che si è data il suo secondo fondatore e che porta a termine i progetti di quel grand’uomo. Pur costretta a combattere tre guerre difficili, contro i Turchi, gli Svedesi e i Prussiani, si è coperta di allori. Ora, temuta dai suoi vicini e rispettata da tutte le altre potenze europee, mantiene l’equilibrio nel Nord, lavorando alla sua felicità interna e benedice CATERINA II.

 

Note:
1. Tableau de l’histoire de la Russie par M. Schlözer Académicien de Petersbourg, de Göttingue & de Stockholm, ed. J.C. Dieterich, Gotha – Göttingue 1769. Traduzione dal francese e note: © associazione culturale Larici, 2012.
2. Fiumi che sfociano, rispettivamente, nel golfo di Bering e nel golfo di Finlandia. (N.d.T.)
3. Fiume su cui sorge Novgorod. (N.d.T.)
4. Nella Cronaca di Nestore è scritto: «Rjurik il maggiore, si stabilì a Novgorod, il secondo Sineus a Beloozero, e il terzo, Truvor, a Izborsk». Ladoga, oggi Staraja Ladoga, è poco più a sud di Novgorod e gli scavi archeologici hanno confermato l’antico insediamento. (N.d.T.)
5. Mosoch (o Magog) e Tubal erano figli di Jafet, quindi entrambi nipoti (abiatici) di Noè. (N.d.T.)
6. Oggi Perejaslav-Chmel’nic’kij, allora al confine con la steppa. (N.d.T.)
7. O Cumani. (N.d.T.)
8. L’Ucraina. (N.d.T.)

 

 

 

 

webmasterwww.larici.it - info@larici.it