STORIA E MITOLOGIA > Carlos A. Vildoso Morales, Scienze e tecnologia nel mondo bizantino, 2010 (1)

 

A tutta prima, dell’impero bizantino si ricorda il gusto verso l’estetica, espressa sia nelle arti, di cui restano, per esempio, degli splendidi mosaici, che nel linguaggio, volto alla speculazione fine a se stessa. In realtà, i bizantini erano incredibilmente avanzati anche nelle scienze e nella tecnologia e di ciò ci sono rimasti testimonianze ed esempi. A questo proposito, Carlos Antonio Vildoso Morales, un paleontologo peruviano con un profondo interesse per le antiche civiltà del bacino del Mediterraneo e particolarmente per il mondo bizantino, ha scritto un breve excursus. Grazie agli studi e alle specifiche analisi condotte sui testi originali – possibili anche per la conoscenza delle lingue castigliano, inglese, francese, tedesco, russo, latino, greco antico (dialetto attico) e medievale (koinè), quechua e dell’antico Egitto – Vildoso realizza comparazioni e progetti di simulazione mirati a riprodurre eventi, naturali o artificiali, in grado da verificare le ricerche.

 

La percezione dell’impero bizantino come un’istituzione in declino, con una burocrazia elefantiaca e connotati fortemente teocratici è, purtroppo, opinione comune. Per molti la cultura bizantina non andò oltre, nello sviluppo intellettuale, di una erudizione quasi esclusivamente teologica o filosofica. Nel migliore dei casi, i bizantini sono considerati depositari statici delle conoscenze scientifiche dell’epoca classica, le quali passarono poi in Occidente senza alcuna miglioria.
Di conseguenza, parlare di scienze o tecnologia, nel senso che le intendiamo oggi, caratteristiche del mondo bizantino potrebbe sembrare un esercizio di finzione storica, eppure numerosi reperti avvalorano la convinzione che il mondo bizantino fu un importante centro scientifico, in cui le scienze si coltivavano assiduamente e, grazie a ciò, si svilupparono le tecnologie più avanzate per l’epoca.
In questa breve rassegna, cercheremo di fornirne un quadro generale, per dare un’idea del grado di progresso raggiunto da Bisanzio in campo scientifico e tecnologico.

Scienze
Lo sviluppo delle scienze a Bisanzio fu perseguita da numerosi studiosi e ricercatori, di molti dei quali si possiedono sia opere che resoconti di altri autori. Purtroppo si è perduto molto e, quindi, gran parte di ciò che attiene alle scienze bizantine deve essere ricostruita su ipotesi, ma ciò non vuol dire che diverse discipline furono approfondite dai bizantini in misura notevole, ben oltre ciò cui arrivarono le altre culture nel Medioevo.
Forse l’esponente scientifico bizantino più completo fu Simeone Seto (o Seth), di Antiochia. Astronomo, matematico, medico, meteorologo, naturalista, gastronomo e filosofo, visse durante l’XI secolo e, in molti passi dei suoi scritti, si rivela come uno scrupoloso osservatore e un brillante ricercatore. La sua opera principale, Sulle cose della natura, è un trattato sulle scienze naturali in cinque volumi che sorprende per la profondità e il carattere metodico con cui sono trattano i differenti temi. Notevole e frequente è in Seto l’uso di fonti di origine araba, persiana o indiana, oltre a quelle di origine greca, romana o propriamente bizantina. Per esempio, in Sulle proprietà degli alimenti, opera incentrata sulla medicina e la salute, egli riconosce pienamente l’importanza e i progressi delle scuole mediche nei Paesi dell’Oriente.
È probabile che siano esistiti altri esponenti comparabili a Seto, ma le informazioni sono ancora scarse; è però noto il fiorire delle scienze al tempo dei Comneni, con numerosi incontri e dibattiti sui temi più diversi, ma non abbiamo documenti che ce li possano far conoscere.
La medicina si basava sull’opera di greci come Ippocrate e Galeno, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che ricercatori e medici bizantini non si limitarono a seguire pedissequamente i dogmi ricevuti, bensì vi apportarono nuovi e notevoli arricchimenti. Un gruppo di specialisti eccelse tra il V e il VII secolo, in gran parte continuatori della scuola greca antica, tra i quali spiccava Paolo di Egina (VII secolo), chirurgo e ostetrico di grande reputazione. Dopo un periodo di relativa stasi, nel X secolo nacque una corrente innovatrice che estese la propria influenza fino al fine del Medioevo. È in essa che si trovano diverse prodotti genuini di Bisanzio, tra cui i più importanti furono i lavori di Simeone Seto, che oltre a realizzare studi approfonditi in farmacia e in medicina, scrisse Confutazione di Galeno, dove metteva brillantemente in discussione gli aspetti sbagliati riscontrate nel medico greco. Per dare un’idea dell’importanza della scuola medica bizantina, basti dire che il manuale di farmacia di Nicolaus Myrepsus (Nicea, XIII secolo) fu il principale testo di consultazione nella scuola francese fino al 1651. Giovanni Attuario, del XIV secolo, primeggiava come urologo ed ebbe molti seguaci. Demetrio Pepagomenos (XV secolo), medico nelle corti di Costantinopoli e Morea, sviluppò un’ampia ricerca sulla gotta. Un altro esponente di spicco della medicina bizantina fu Thomas de Coron, detto il Franco, che fu medico personale di re Carlo VII dal 1451 e autore di molti testi sulla medicina e sui veleni (2). È evidente che gran parte dello sviluppo della medicina dell’impero era collegata con la politica sanitaria sostenuta dagli imperatori e appoggiata dal clero, manifestata nella costruzione di numerosi ospedali per le classi più bisognose, nei quali non solo si dava assistenza medica gratuita, ma si impartiva ufficialmente l’insegnamento della professione, disposto per decreto imperiale. Questo è uno dei più avanzati e sorprendenti (ma poco conosciuto) aspetti della cultura di Bisanzio, in quanto si tratta dell’istituzione di un sistema sanitario con l’aiuto dello stato che per diversi secoli ha preceduto qualunque schema simile nel mondo occidentale.
In matematica, i bizantini seguirono la scuola greca antica. Archimede, Euclide [foto a lato], Talete, Pitagora e altri furono gli autori fortemente utilizzati dai matematici di Bisanzio. Questi ultimi godevano di enorme prestigio dentro e fuori l’impero, come dimostra il caso di Leone il Matematico (790?-869?) al quale il califfo Al-Mamun chiese aiuto per risolvere vari problemi matematici e astrologici, offrendogli una posizione di rilievo nella sua corte. Nel IX secolo i matematici bizantini cominciarono a usare i numeri arabi in vari testi, ma l’uso non si generalizzò. Più tardi Massimo Planude (1255-1303 (3)) scrisse un notevole trattato sul sistema di numerazione presso gli indiani. Altri matematici rinomati furono Giovanni Pediasimo (XIII-XIV secolo), Isacco Argyros (1310-1372) e Giovanni Cortasmeno (1370-1437).
L’astronomia di Bisanzio si nutrì originariamente di fonti greche e romane, come Claudio Tolomeo e Ipparco, ed esistono varie opere che raccolgono gli studi degli autori del periodo classico o li ricompilano, tuttavia gli astronomi bizantini riuscirono ad andare molto oltre rispetto all’antichità. Soprattutto dopo il XII secolo vi fu uno sviluppo assolutamente originale dell’astronomia, che si rifletté al di fuori dell’impero. Tra i maggiori protagonisti vi furono Giorgio Acropolite (1220?-1282), Demetrio Triclino (1280-1340), Niceforo Gregorio (1294-1359) e Teodoro Metochite (XIV secolo). Metochite fu un seguace delle teorie degli antichi greci, che studiò approfonditamente. Un suo discepolo, Gregorio, raggiunse però livelli molto più alti, dal momento che, tra l’altro, eseguì computi del tempo che gli permisero di proporre correzioni al calendario giuliano, allora in uso, praticamente identiche a quelle che più tardi portarono al calendario gregoriano. Si sa anche che Gregorio sapeva predire le eclissi con gran precisione. C’è un’ovvia relazione tra il gran sviluppo dell’astronomia a Bisanzio e il dominio delle materie matematiche, elemento essenziale per gli studi astronomici. Non c’è quindi da stupirsi che molti astronomi ebbero a loro volta un ruolo importante come matematici, come il citato Gregorio, Teodoro di Melitene, Stefano di Alessandria e Manuele di Trebisonda. Un fatto molto importante, e ignorato da molti, è che gli astronomi bizantini anticiparono la teoria di Copernico, ossia che la Terra e i pianeti girano intorno al Sole, contraddicendo il sistema geocentrico di Claudio Tolomeo, così rispettato dagli studiosi occidentali fino al XVII secolo e oltre. Anche se gli arabi erano giunti ad elaborare teorie simili, si è stabilito definitivamente che i bizantini arrivarono indipendentemente a tale teoria, probabilmente in seguito a osservazioni e calcoli matematici avanzati, per i quali erano senza dubbio versati.
Le scienze naturali godettero di particolare interesse da parte degli studiosi bizantini, soprattutto la zoologia, in cui eccelsero Timoteo di Gaza (V secolo), Cosma Indicopleuste (VI secolo) e Giorgio Piside (VII secolo). L’imperatore Costantino IX Monomaco ebbe un grande interesse per questa scienza, arrivando ad allestire a Costantinopoli un giardino zoologico con numerosi animali esotici, alcuni dei quali oggetto di speciali descrizioni da Michele Attaliate (1020?-1079?). Abbondano anche i trattati anatomici sulla selvaggina e sugli uccelli, per lo più di autori anonimi, come la Hippiatria, compilazione di opere sulla veterinaria dei cavalli che risale al IX o X secolo.
Un’altra scienza che progredì a Bisanzio fu la geografia, spinta anche dallo sviluppo della navigazione. Furono noti geografi Ierocle, autore del Synecdemus (una descrizione geografica dell’impero), e Stefano di Bisanzio, autore dell’Etnica, entrambi del VI secolo.

Tecnologia
Macchine
Sono celebri i resoconti dei viaggiatori sugli uccelli meccanici canterini che adornavano il palazzo imperiale di Costantinopoli, e quelli sopra il trono reale in grado di elevarsi ad altezze considerevoli mediante un dispositivo telescopico, e ancora i leoni di bronzo che ruggivano e muovevano la coda quando il re faceva il suo ingresso. Ciò che agli occhi degli stranieri appariva come un prodigio, non era altro che l’applicazione, diremmo quasi di routine, di tecnologie ben note ai bizantini, ereditate soprattutto dei greci, e molto probabilmente i bizantini furono in grado di applicarle a diversi tipi di macchine.

Mulino ad acqua
Macchina a vapore

L’uso dell’acqua per muovere le macchine era molto diffuso a Bisanzio, ma in realtà risaliva a tempi molto antichi, come dimostrano le opere di Archimede, Filone di Bisanzio (entrambi del III secolo a.C.) e di Erone di Alessandria (I secolo a.C.) in cui sono disegnati manufatti che usano l’acqua come forza motrice. Tra i più comuni sono i mulini ad acqua e le ruote a pala azionate dall’acqua, che fornivano la forza necessaria per attivare macchine di diverso genere. I bizantini applicarono questi motori per usi specializzati; per esempio, si sa con certezza che in epoca bizantina funzionava a Efeso una sega a energia idraulica per tagliare i blocchi di pietra, e probabilmente questo non fu un caso isolato perché vi sono riferimenti di utilizzo di mulini ad acqua in varie città dell’Asia Minore.
Nel trattato Pneumatica di Ierone si trovano numerosi disegni di dispositivi, molti di questi automatici, che usavano l’energia idraulica o pneumatica, compreso il vapore acqueo. Erone mostra diversi modelli di dispositivi a pompe, porte che si aprono automaticamente attivate da un meccanismo idraulico, macchine rotanti che funzionano ad aria compressa, uccelli artificiali il cui canto è prodotto dal passaggio regolare dell’acqua attraverso condotti speciali e altri dispositivi sonori che funzionano automaticamente. Opportunamente modificate, tutte queste invenzioni sembrano essere state utilizzate dai bizantini per svariati scopi: per esempio, la sostanza infiammabile conosciuta come “fuoco greco” era espulsa usando una pompa. Allo stesso modo, gli oggetti ingegnosi ammirati dai visitatori della corte imperiale (e la cui creazione è stata attribuita a Leone il Matematico) seguivano gli schizzi di Erone e quelli di Filone, a volte combinando disegni diversi come sembra il caso per quelli presso il trono.
Un altro tipo di macchina ampiamente utilizzato dai bizantini fu la gru. Gli antichi greci usavano già le gru per sollevare carichi pesanti. Anche negli scritti di Filone c’è il disegno di un dispositivo chiamato baroulkos [foto a lato], che è una scatola con un gioco di ingranaggi di trasmissione simile che permettere di sollevare grandi pesi con poco sforzo. Dal momento che i Bizantini conoscevano le opere di Filone, e usarono molte macchine simili a quelle da lui progettate, è certo che la gru e talvolta anche i baroulkos fecero parte delle loro risorse tecnologiche.
Tuttavia, gli esempi più eclatanti dell’alta tecnologia bizantina furono forse i meccanismi e gli strumenti di precisione, materia nella quale essi raggiunsero livelli davvero insospettabili.
La scoperta nel 1901 e il successivo esame della cosiddetta “macchina di Anticitera” ci ha rivelato fino a che punto noi ignoriamo le conquiste tecnologiche dell’antichità e dei periodi successivi, compreso il bizantino. Detto apparecchio, datato a partire dal II o III secolo a.C., è una macchina costituita da sistemi di ingranaggi, perni e ruote che attivano un meccanismo di lettura di dati: introducendo un dato ricercato, il dispositivo cercava la rispettiva informazione e la segnalava su diversi quadranti. Sembra essere stato utilizzato per calcolare la posizione dei corpi stellari (sole, luna, pianeti e alcune stelle) in alcune giorni particolari, e il suo grado di complessità è tale che può essere equiparato a un computer analogico, con un grado di avanzamento tecnologico che non fu raggiunto almeno fino al XIX secolo o forse all’inizio del XX secolo.

Macchina di Anticitera
Particolare della macchina di Anticitera
Calendario meccanico

Dalle relazioni degli autori classici, come Cicerone, è certo che i romani conobbero altri dispositivi simili a quello descritto, tutti provenienti dalla Grecia. È evidente che tali apparecchi continuarono a esistere durante l’epoca bizantina, poiché recentemente sono stati trovati i resti di un calendario meccanico (ora al Museo della Scienza di Londra) dotato di un sistema di ingranaggi, datato V-VI d.C., che mostra alcuni dettagli abbastanza vicini all’apparecchio di Anticitera. Inoltre, abbiamo le relazioni di Al-Biruni, un erudito saggio arabo-persiano dell’XI secolo, su un meccanismo simile, e del contemporaneo Banu Musa che nel suo Kitab-al Hiyal (Libro degli meccanismi ingegnosi) descrive circa un centinaio di complessi dispositivi meccanici, di diversa provenienza. È quasi assodato che i manufatti menzionati fossero di origine greca o bizantina, e che la tecnologia sviluppata dai greci, esemplificata nel meccanismo di Anticitera, fu continuata dai bizantini e da loro, con le guerre o il commercio, arrivarono ai musulmani.
Sembra certo, quindi, che i bizantini furono in grado di utilizzare e fors’anche di costruire macchine di alta precisione e complessità, seguendo una tradizione più antica. Ovviamente, la conoscenza o l’uso di queste tecnologie era limitata al gruppo ristretto degli accademici, degli specialisti e degli studiosi interessati all’astronomia, alle matematiche o alla geografia, o degli esperti di navigazione. Il fatto poi che esse siano state dimenticate può dipendere da varie cause, ma è significativo che dopo l’XI secolo non risultano dati sulla loro presenza. Forse le vicende politiche attraversate dall’impero nei tempi successivi determinarono la perdita delle conoscenze necessarie per sviluppare o usare quelle tecnologie.
Tecniche costruttive
Un recente studio della malta utilizzata per la costruzione della chiesa di Santa Sofia e di altri edifici a Costantinopoli ha portato alla sorprendente scoperta che gli ingegneri bizantini riuscirono a creare un sistema di eccezionale resistenza, in grado di resistere ai terremoti più violenti perché permette che le onde sismiche siano assorbite senza causare danni alla struttura dell’edificio.
Molto importante fu anche la costruzione delle volte usando esclusivamente mattoni, senza l’uso di casseforme di legno, né l’impiego di blocchi di pietra, elementi entrambi considerati indispensabili fino ad allora. In tal modo i bizantini furono in grado di produrre cupole alte e leggere che durano tutt’oggi a testimonianza dell’efficacia della tecnica utilizzata.
L’esame degli edifici imperiali ed ecclesiastici ha anche permesso di scoprire che la loro costruzione si faceva seguendo un’attenta pianificazione e ponendo grande attenzione alla geometria delle proporzioni. È significativo, a questo proposito, che Isidoro di Mileto, uno dei costruttori di Santa Sofia, fosse stato un assiduo allievo di Euclide, oltre che di Archimede ed Erone.
Comunicazioni
Bisanzio aveva un sistema di comunicazioni molto avanzato per l’epoca, detto “telegrafo ottico”, secondo alcuni inventato da Leone il Matematico. Esso consisteva in una catena di postazioni installate in luoghi elevati [foto a lato], che andavano da Tarso fino a Costantinopoli. Da questi punti venivano trasmessi messaggi per mezzo di fuochi, specchi o banderuole simili a quelle usate nei semafori navali; in ogni caso, la trasmissione si basava su segnali visivi. Si dice che esistesse un codice apposito per il suo uso, che permetteva di far arrivare in poche ore informazioni militari e diplomatiche alla capitale dell’Impero.

Conclusione
Contrariamente a ciò che generalmente si crede, Bisanzio fu protagonista di un notevole sviluppo nelle scienze e nella tecnologia, che ancora oggi rimane poco conosciuto, probabilmente a causa delle prove frammentarie disponibili. È tuttavia un fatto che i bizantini superarono di gran lunga i progressi delle altre civiltà contemporanee.

 

Bibliografia
De Sollas Price, D. 1974. Gears from the Greeks. The Antikythera Mechanism: A Calendar Computer from ca. 80 B. C., Derek de Solla Price, Transactions of the American Philosophical Society, new series, 64, 7, pp. 1–70.
James, P; Thorpe, N. 1995. Ancient Inventions. New York: Ballantine
Lewis, M. 2000, Theoretical Hydraulics, Automata, and Water Clocks, in Wikander, Örjan, Handbook of Ancient Water Technology, Technology and Change in History, 2, Leiden, pp. 343–369 (356f.),
Lewis, Millstone and Hammer. 1997. The origins of water power
Rautman, M. L. 2006, Daily Life in the Byzantine Empire. Greenwood Publishing Group, 294–95. University of Hull Press, pp. 1-73
Treadgold W. 1997, A history of the Byzantine state and society (Stanford University Press), 447.
Valavanis, K.P., Vachsavanos, P. y Antsaklis, P.J. 2007. Technology and Autonomous Mechanisms in the Mediterranean: from Ancient Greece to Byzantium. Proceedings of the European Central Conference: 263-271
Wilson, A. Machines, Power and the Ancient Economy, The Journal of Roman Studies, Vol. 92. (2002), 1.

 

Nota:
1. C.A. Vildoso Morales, Ciencia y tecnología en el mundo bizantino. Abriendo paso a lo sorprendente, in http://www.bizanciomaravillosa.com. Traduzione dallo spagnolo e note (N.d.T.): © associazione culturale Larici, 2011.
2. Di tutt’altro avviso sembra G.B. Scarano che, dopo aver citato Oribazio, Ezio di Amida, Alessandro di Tralles e Paolo di Egina, scrive: «In genere, la Medicina bizantina ha ben poco di originale. Le opere sopracitate sono in gran parte prodotti di compilazione redatte tenendo presente gli scritti degli antichi medici. Anche se di scarso interesse culturale, essi non possono non essere giudicati preziosi avendoci permesso di comprendere il livello della cultura medica nel mondo bizantino. Molti dei manoscritti posseggono, inoltre, una loro preziosità intrinseca, in quanto presso i Bizantini, si era sviluppata l’arte di illustrare i manoscritti con miniature policrome. Si ricordano, a mo’ di esempio, le 30 magnifiche tavole che illustrano il Commento di Apollonio di Cizio al trattato Delle articolazioni di Ippocrate e le 63 tavole che si trovano nel trattato Sulle fasciature di Sorano» (G.B. Scarano, La Medicina bizantina, in AA.VV., Elementi di storia della medicina, Padova 1993, pp. 121-122). (N.d.T.)
3. Altri testi danno 1260-1330 come periodo di vita. (N.d.T.).

 

 

 

 

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