STORIA E MITOLOGIA > Albert Rhys Williams, Through the Russian Revolution, 1921

 

L’americano Albert Rhys Williams (1883-1962), fu testimone oculare, assieme a John Reed, Louise Bryant e Bessie Beatty, della Rivoluzione dell’ottobre 1917 in Russia.
Figlio e fratello di ministri presbiteriani nello stato di New York, Williams diventò predicatore, sindacalista, giornalista, socialista e poi comunista, costantemente rivolto verso le classi deboli, perché, come raccontò da adulto, a sei anni assistette al pestaggio a morte di un ubriaco e l’urlo della moglie di questi gli lacerò l’anima: «per la prima volta mi resi conto di provare un dolore e un’indignazione talmente profondi e atroci da farmi nasce un’ardente rabbia contro la durezza dell’umanità».
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Williams viaggiò per l’Europa, lavorò come reporter di guerra, fu arrestato in Belgio come spia britannica ma subito rilasciato e, nell’estate del 1917 arrivò a Pietrogrado (ora San Pietroburgo). Durante il governo provvisorio di Kerenskij, girò la Russia, studiando comportamenti e attività di rivoluzionari, contadini, operai e soldati. In autunno fu raggiunto a Pietrogrado da John Reed – conosciuto nel 1912 a Lawrence, nel Massachusetts, durante uno sciopero – e con lui e Louise Bryant fu testimone degli avvenimenti rivoluzionari. A differenza di Reed, Williams non tornò subito in America; diventato amico fraterno di Lenin – «l’uomo più straordinariamente civile e umano che abbia mai conosciuto, oltre a essere un grande», scrisse più tardi Williams –, si arruolò volontario nell’Armata Rossa per respingere i Tedeschi. Fu più volte arrestato dai controrivoluzionari, anche a Vladivostok dove era giunto in treno attraversando la Siberia e trovò le forze americane ad ostacolare i bolscevichi. Riuscì a fuggire su una nave cinese e tornò negli Stati Uniti, dove l’Intelligence gli confiscò tutte le sue carte: «Non ho mai smesso di provare vergogna per il mio paese, per il suo ruolo nello strangolare il bolscevismo ancora in culla e il socialismo per sempre e per tutti. Se sono riuscito a mitigare in piccola parte la colpa di essere americano, ne sono contento». Tra il 1918 e il 1919, Williams pubblicò
The Bolsheviks and the Soviets: Seventy-six Questions and Answers on the Workingman's Government of Russia (76 Domande e risposte sui bolscevichi e i sovietici), Soviet Russia and Siberia (La Russia e la Siberia), Lenin: The Man and His Work (Lenin, l’uomo e il lavoro) e poi, nel 1921, Through the Russian Revolution (Viaggio nella rivoluzione russa).
Williams ritornò in Russia nel 1922 e vi rimase per sei anni, viaggiando in tutto il Paese per visitare i villaggi e valutare l’impatto locale della rivoluzione, scrisse articoli e, nel 1927, il libro
The Russian Land (La terra russa). E fu ancora in Russia nel 1930, nel 1937-38 – dove constatò di persona i processi farsa e le purghe di Stalin e scrisse che quello era momento passeggero perché nulla aveva a che fare con gli ideali della Rivoluzione, i quali sarebbero tornati più forti di prima – e poi, invitato dall’Unione degli scrittori russi, nel 1940 ma a Mosca dovette essere ricoverato per diversi mesi per trattare la leucemia: «I medici russi mi hanno prolungato la vita di parecchi anni!». Morì infatti vent'anni più tardi, dopo aver continuato a scrivere sulla Russia e a perfezionare il già scritto: «Se mi sono rimasto fedele alla Rivoluzione e ancora attendo con ansia il trionfo finale del socialismo nel mondo, è perché, come Lenin, credo nella bontà fondamentale dell’uomo».
Mentre in America è noto quasi quanto John Reed, Williams è sconosciuto in Italia: una sola opera è stata tradotta, in parte e a New York, in italiano,
La verità sui Bolscevichi e sui Soviets, ossia le 76 domande e risposte...
La tempestività e il successo di
Dieci giorni che sconvolsero il mondo, nonché la prematura morte di Reed a soli 33 anni, hanno offuscato l’opera di Williams che invece merita grande attenzione proprio perché egli non si fermò a raccontare la rivoluzione a Pietrogrado e a Mosca, ma andò nelle campagne tra i contadini e nelle fabbriche tra gli operai dei villaggi siberiani per capire le radici della rivoluzione. Per questo, eccezionalmente, si propone l’originale inglese di una delle sue opere migliori sulla Russia sovietica.

 

 

 

 

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