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STORIA > Thomas Tanase, Il Regno di Ungheria e le missioni francescane nelle regioni sotto la dominazione mongola dal XIII al XV secolo: un esempio di geopolitica religiosa, 2003


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Il ruolo del Mar Nero non poteva limitarsi a un semplice sbocco asiatico del commercio per l’importanza dei prodotti regionali (cereali, cera e schiavi), né era da trascurare, tanto più che, nella stessa epoca, le ultime vestigia degli Stati latini d’Oriente scomparvero definitivamente: Akre fu conquistata dai Mamelucchi nel 1291. L’area pontica (6) si inserì in un’organizzazione geografica eurasiatica (e anche mondiale, se la si situa nel quadro geografico latino dell’epoca, in cui l’America e l’Africa subsahariana erano assenti): l’Occidente latino inviò mercanti fino all’altra parte del mondo, organizzò rotte commerciali e, dalla metà del XIII secolo, provò a intrecciare delle relazioni diplomatiche costanti con le potenze mongoli, finché queste si sfaldarono nella seconda metà del XIV secolo. La Persia, dal 1330, e l’Orda d’Oro, dal 1360, si indebolirono e caddero in preda alle guerre civili, mentre i Mongoli furono ricacciati in Cina nel 1368. In realtà, nonostante questi eventi e le devastazioni prodotte della Grande Peste che imperversava in Occidente, (7) fu solamente alla fine del XIV secolo e nel corso del secolo seguente che diventò impossibile accedere in Asia centrale e in Cina per il Mar Nero a causa di due avvenimenti: la conversione completa e irreversibile dell’Asia centrale alla fede musulmana e, soprattutto, l’avanzata ottomana che tagliò di nuovo la via dell’Asia agli Occidentali latini.

Analizzando questa organizzazione, però, viene spesso lasciato da parte un aspetto fondamentale, che testimonia l’importanza del Mar Nero in tale contesto storico: oltre che dai commercianti, l’Asia mongola era percorsa dai frati degli ordini mendicanti francescani (o Frati Minori) e domenicani (o Frati Predicatori), che, nello stesso periodo, stavano trasformando la cristianità in Occidente, dando un peso nuovo all’autorità pontificale alla quale erano sottomessi. Furono i francescani Giovanni da Pian del Carpine, inviato dal papa nel 1245 per convertire il khan mongolo, e Guglielmo da Rubruck, inviato dal re Luigi IX il Santo nel 1253, a stabilire i primi contatti con i sovrani mongoli. In seguito, alcune comunità di religiosi latini si insediarono in Asia fino alla Cina del Gran Khan, raggiungibile attraversando la Persia (dominata dai Mongoli), l’India e l’Asia centrale. I frati mendicanti tentarono di approfittare della presenza presso i khan mongoli sia dei molti prigionieri esiliati, sradicati dalle cristianità orientali non ortodosse (in particolare nestoriane e armene), sia dei sovrani nestoriani (8) dell’Asia centrale che si erano messi al servizio dei khan e ai quali i francescani offrivano una chiesa e un ordinamento religioso. Non bisogna neppure dimenticare l’esistenza di cristiani latini in quella corte, fatti prigionieri nel corso della campagna del 1241. I missionari latini cercarono di guadagnare influenza presso i khan mongoli per convertirli, ma senza ottenere un reale successo. È così che apparvero comunità cristiane fino a Pechino. Di fronte a questo iniziale movimento, il papato decise di insediare nuovi vescovi in Asia ed estendere la carta ecclesiastica occidentale fino alla Cina: nel 1307 fu costituito un arcivescovado a Khanbaliq, la cui giurisdizione sposava i confini della potenza mongola, dal Mar della Cina al Mar Nero, e comprendeva, in teoria, i cristiani di rito latino del Djagatai e dell’Orda d’Oro. D’altra parte, nel momento in cui il papato adottò una politica attiva d’unione religiosa con i cristiani ortodossi e non ortodossi, occorreva organizzare, sotto l’autorità di Roma, una cristianità che coprisse tutto il mondo conosciuto – a esclusione, naturalmente, dell’Islam che, in caso di successo di questa politica, si sarebbe trovato circondato.

Tuttavia, la regione dove la azione condotta ottenne i risultati migliori fu quella dominata dall’Orda d’Oro, dove i frati mendicanti crearono numerosi insediamenti, organizzarono comunità latine fin nel cuore dell’Asia centrale e adottarono una politica attiva presso i sovrani. Il successo di tale politica fu consacrato dalla decisione, nel 1318, di organizzare un vescovado a Caffa, diventata il centro del commercio genovese attorno al Mar Nero, la cui giurisdizione si estendeva in buona parte sui territori dell’Orda d’Oro (mentre l’organizzazione della Chiesa in territorio mongolo fu lasciata, in teoria, all’intera discrezione dell’arcivescovo di Khanbaliq). Tenuto conto delle distanze, il vescovado di Caffa era perfettamente autonomo, ma la sua dipendenza gerarchica di fronte a Khanbaliq non fu mai ufficialmente tolta finché essa perse significato con la scomparsa della sede di Khanbaliq nel XV secolo, segno che per il pontefice ciò che avveniva a nord del Mar Nero e in Asia centrale non poteva essere completamente separato dall’Estremo Oriente. Il vescovado di Caffa, che durò fino alla conquista ottomana della città nel 1475, aveva una giurisdizione che si estendeva oltre la colonia genovese, poiché andava da Varna in Bulgaria fino a Saraj sul fiume Volga. La sua creazione fu seguita dall’istituzione provvisoria di molti altri vescovadi in Asia centrale per cercare, ovviamente, di riempire il vuoto di strutture religiose latine tra il vescovado di Caffa e la Cina (9).

Lo studio dell’azione degli frati mendicanti e, soprattutto, dei francescani è interessante perché permette di precisare – e, in parte, di cambiare – la prospettiva storica: infatti, l’aumento dei contatti tra Occidente latino e Asia non fu il frutto di iniziative commerciali casuali, ma procedeva da una volontà ponderata delle potenze occidentali di estendere le loro reti fino alla fine di un mondo, che, nel XIII e nel XIV secolo, aveva assunto dimensioni nuove. Infatti, l’attività dei commercianti si basava su una pratica geografica, quella delle vie commerciali e dei contatti mercantili diretti e regolari con tutta l’Asia sotto la dominazione mongola, mentre la volontà pontificale era diretta a una organizzazione universale sottomessa, che i papi cominciarono a sperare nel momento in cui videro aprirsi l’area mongola e sognarono di guadagnarla con la conversione dei principi mongoli che l’avevano unificata e la dominavano.

Tale volontà riposava su una azione politica concreta: poiché la creazione di vescovadi avveniva ancora a caso e in seguito a iniziative locali, il papato incoraggiava i frati mendicanti a partire in missione, per convertire le popolazioni incontrate, preparando talmente bene la loro partenza – materialmente, finanziariamente ed intellettualmente (esigendo un’esperienza del contatto con gli stranieri e buone conoscenze linguistiche) – che questi finirono per occupare posizioni strategiche presso le diverse corti mongole. Il papato, all’epoca in pieno sviluppo accentratore in Occidente, incoraggiò soprattutto le missioni dei frati mendicanti per conservare un’autorità diretta, poiché essi dovevano rispondere dei loro atti solamente al pontefice. Una volta riuscito l’insediamento, il papato vi collocò dei vescovi, il cui carico era sempre affidato ai frati mendicanti per garantire l’indipendenza delle sedi vescovili da qualunque altra potenza latina (in particolare, genovese o veneziana). Questo rilancio dell’ideale missionario riposava interamente nei quadri canonici definiti dal papato (più precisamente dalla bolla Cum hora undecima, regolarmente reiterata) che dimostrano una politica assai volontaristica.



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Note:
6. Ponto era l’antico nome del Mar Nero. (N.d.T.)

7. Propagatasi dalla Cina, l’epidemia di peste colpì tutta l’Europa tra il 1347 e il 1352, uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente, ossia tra i 20 e i 25 milioni di persone. (N.d.T.)

8. Il nestorianesimo è una dottrina cristologica condannata nel 431 dal terzo concilio ecumenico. Professa la presenza, in Cristo, di due nature (divina e umana) e di due persone (dio e uomo) distinte, e rifiuta l’unione ipostatica (cioè l’unione delle due nature, umana e divina, in un’unica persona, divina). (N.d.T.)

9. Per la creazione del vescovado di Caffa e i vescovadi dell’Asia centrale all’inizio del XIV secolo, vedere Giorgio Fedalto, La Chiesa latina in Oriente, vol. 1, Verona, 1973-1978; Jean Richard, La Papauté et les missions d’Orient (XIIIe-XVe siècles) (2e édition), Roma 1998: 156-166.

 

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