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| STORIA > Thomas Tanase, Il Regno di Ungheria e le missioni francescane nelle regioni sotto la dominazione mongola dal XIII al XV secolo: un esempio di geopolitica religiosa, 2003 (1)
Nei secoli XIII e XIV, il Mar Nero ebbe un’importanza capitale nella storia degli scambi internazionali, grazie all’apertura di contatti commerciali diretti tra l’Occidente latino europeo e l’Asia, resa possibile dalla dominazione politica mongola, che si era estesa dal Mar Nero e Bagdad (conquistata nel 1258) fino a Pechino, capitale mongola dal 1260 con il nome di Khanbaliq. Da allora e fino a Cristoforo Colombo, che voleva soltanto raggiungere le Indie da Occidente, la ricerca di un contatto diretto con l’Asia restò la prima motivazione degli esploratori e dei commercianti occidentali. L’instaurazione di un potere unico aveva loro permesso di circolare con relativa sicurezza per tutto l’impero, su strade migliorate, tanto più che i Mongoli si mostravano tolleranti in materia di religione. La Persia e l’Asia centrale – il cui territorio, sotto una dominazione musulmana ostile, era pericoloso per le continue guerre – erano già sottomesse a un potere efficiente e i sovrani che esercitavano l’autorità su quelle regioni pacificate accettavano volentieri negoziati con gli emissari cristiani. Le potenze cristiane d’Occidente – liberatesi con il ritiro del Mongoli che, nel 1241, avevano invaso la Polonia e l’Ungheria e le avevano minacciate direttamente – si accorsero che la pax mongolica (2) consentiva ai viaggiatori latini di raggiungere popolazioni sconosciute e di arrivare fino in Cina, anche dopo lo smembramento dell’unitario impero mongolo (1260). Esso si era diviso in khanati concorrenti: il nord del Mar Nero, la Crimea e una parte della Siberia meridionale e occidentale era dominata dall’Orda d’Oro; la Persia dagli Il-Khans; l’Asia centrale attorno a Bukhara e Samarcanda costituiva il khanato Djagatai (3). Si trattava di una vera e propria rivoluzione geografica per l’Occidente, improvvisamente resosi conto che il cristianesimo latino occupava solamente una parte molto piccola del mondo conosciuto e che le popolazioni pagane, che si supponeva fossero una quantità trascurabile ai confini dell’universo mediterraneo, meritassero maggiore interesse per il loro numero. Il Mar Nero diventò così un’interfaccia privilegiata per quegli scambi che si sviluppavano comunicando l’Occidente latino con l’Estremo Oriente. E la regione, grazie al suo reinserimento nell’economia-mondo sulle strade verso l’Estremo Oriente, assunse un’importanza nuova per l’Occidente latino: un fenomeno studiato da Georges Bratianu e Michel Balard (4). Mentre si sviluppavano alcune colonie mercantili in Crimea, nella fortezza genovese di Caffa e in quella veneziana di Soldaia (5), alcune comunità di commercianti italiani si installarono nelle città importanti, in particolare a Saraj, capitale dell’Orda d’Oro, e avanzarono fin nel Djagatai. Un esempio famoso e significativo è quello di Niccolò e Matteo Polo che, nel 1261, fecero affari presso il Mar Nero e a Soldaia, dove decisero di procedere sulle vie dell’Asia giungendo in Cina.
. Note: 2. Pax Mongolica è una locuzione usata per definire la condizione di relativa sicurezza stabilitasi nell’impero mongolo. (N.d.T.) 3. Djagatai o Chagatai (N.d.T.) 4. Georges I. Bratianu, La Mer Noire. Des origines à la conquête ottomane, Munich, 1969; Michel Balard, La Romanie Génoise (XIIe-début du XVe siècle), 2 vol., Paris-Gênes 1978. 5. Oggi Caffa è Feodosia e Soldaia è Sudak. (N.d.T.)
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