FRAMMENTI > La betulla, 2009 (*)


In Russia, la betulla (berëza, pronunciato berioza) è l’albero sacro, perché non ha rivali nella molteplicità di impieghi. È l’albero più amato: «Non ho mai amato nulla quanto un bosco di betulle. Anche ora, mentre scrivo, sento l’inconfondibile odore dei nostri boschi, dei nostri alberi tanto amati», scriveva Fëdor Dostoevskij nel suo Diario. È l’albero dei poeti: «E si levano le betulle / come alte candele», così cominciava la prima poesia di Sergej Esenin. È l’albero cosmico che parla allo sciamano: «Un solo ramo riserberò all’uomo perché possa costruirsi la casa e quanto gli occorre... Con gli altri rami farai tre tamburi: uno per aiutare le partorienti, uno per allontanare le malattie e uno per guidare gli uomini persi nella tempesta di neve, perché io sono l’albero della vita». È l’albero della scopa delle streghe... da cui derivano, nell’uso quotidiano, le ramazze.
Alta, flessuosa, con le foglie a forma di cuore e una corteccia che al sole pare d’argento, la betulla non teme il freddo più intenso, si piega al vento senza spezzarsi. In tutte le civiltà nordiche era ed è considerato l’albero della primavera, il primo a mettere le foglie, e un albero estremamente utile all’uomo.
Il legno – color avorio, omogeneo, compatto, leggero, elastico, tenero, resistente all’umidità – asseconda l’artigiano, che lo utilizza per fabbricare sci, eseguire lavori di intaglio o parti di mobili, creare oggetti per la casa e contenitori per alimenti (pane, sale, burro, miele e latte, perché il legno di betulla è battericida e non imputridisce), inventare giocattoli per i bambini e, persino, fare amuleti, poiché ritenuto carico di energia positiva per il suo essere caldo al tatto anche in una cella frigorifera. Tuttavia, per alcuni lavori impegnativi, come i mobili, occorre un’attenta stagionatura perché il legno può tendere al ritiro e all’attacco dei tarli.
In Russia, si crede che tenendo in mano un oggetto di betulla ci si tranquillizzi, che usando un fermaglio o un pettine di betulla passi il mal di testa, che nelle scatolette i soldi si moltiplichino...
La corteccia della betulla – usata come carta da lettere fra l’XI e il XIII secolo – è adatta agli impieghi più svariati. Staccata in primavera, quando l’albero è nel pieno del suo vigore e la corteccia si può rimuovere facilmente dal tronco essendo elastica, è lavorata – come fosse sughero – per farne scatole e contenitori per ogni uso, ornamenti e monili, taccuini e copertine per libri, imballaggi e fermacapelli o civettuole cornici per specchietti. Le tipiche calzature dei contadini russi (lapti) sono per lo più realizzate con la parte bianca della corteccia di betulla, ammorbidita in acqua, tagliata in strisce e intrecciata secondo un procedimento trasmesso di generazione in generazione. Un tempo, con la corteccia di betulla si ricavavano le fibre per confezionare gli abiti, le vele (talvolta anche le canoe) e le ceste usate in campagna. Pezzetti di corteccia venivano dati da masticare ai bambini nel periodo della crescita dei denti.
Foglie e corteccia erano utilizzati per la tintura: giallo dalle foglie, rosso dalla corteccia.
In primavera, quand’è tenera e zuccherina, la corteccia può essere mangiata: un tempo costituiva il pasto di mezzogiorno dei contadini. Durante le carestie o le guerre, la corteccia veniva macinata fino a ottenere una farina con la quale si impastava il pane. Se la corteccia era troppo vecchia, cioè ispessita, di colore scuro e troppo dura per manipolarla con facilità, era usata per coprire le capanne: il tetto risultava impermeabile ma consentiva la traspirazione.
Quando la neve si scioglie e le gemme sono gonfie, viene raccolta e bevuta la linfa, o succo di betulla, considerata un toccasana perché libera l’organismo dall’acido urico in eccesso e dal colesterolo ed è dissetante. Nei secoli passati, la sua assunzione compensava anche la lunga mancanza di alimenti vegetali subita durante l’inverno, tanto che, per il benessere che se ne riceveva, la linfa era ritenuta afrodisiaca. Essa si ottiene in due modi: tagliando un ramo e raccogliendo il liquido che esce oppure praticando nei tronchi di diametro non inferiori a 20 cm, sulla parte esposta a sud, un foro a circa 20-25 cm da terra – profondo tanto da superare la corteccia, poiché la linfa si trova tra questa e il legno – leggermente obliquo verso l’alto, nel quale si introduce un tubicino pulitissimo da cui la linfa defluisce, dapprima lentamente ma dopo 12 ore con più intensità, in un recipiente posto a terra. Un tronco di 50 cm di diametro (al quale non vanno fatti più di quattro fori) può fornire in quattro giorni una media di 3-4 litri di linfa. A prima vista può sembrare poco, ma per la famiglia di un contadino era una quantità sufficiente, sia perché altamente depurativa, sia perché la linfa fermenta in breve tempo anche alle basse temperature: oggi, infatti, la si trova in commercio mescolata a succo di limone, miele e... conservanti. Il foro nell’albero va subito chiuso ermeticamente con cera, muschio e polvere di corteccia affinché la vita della pianta non venga pregiudicata dai batteri.
Un altro impiego comune della linfa, utile a conservarla, è la fabbricazione di un vino passito frizzante, preparato facendo sobbollire vino bianco secco, uva passa, zucchero e succo di betulla. Dopo un paio di settimane al fresco e al buio la bevanda è pronta.
Un tempo, le fronde e i giovani rametti servivano come alimento per il bestiame, perché la betulla riprende a vegetare prima che l’erba cresca, e nel mese di maggio i giovani dei villaggi russi ne raccoglievano un mazzo da regalare all’amata, mentre quelli svedesi li portavano di casa in casa intonando canzoni beneauguranti per i raccolti.
Tuttora con le foglie, raccolte tra aprile e giugno ed essiccate all’ombra, si fanno infusi che aiutano a eliminare l’acido urico senza sforzare i reni, ma anche per rinforzare i capelli.
Con i rami sottili ci si batte il corpo nudo per ravvivare la circolazione sanguigna e mantenere la pelle giovane, ma si usano anche come torce perché bruciano bene, senza fumo e lentamente.
Un unguento medicamentoso per le imperfezioni della pelle è la resina estratta dalle protuberanze che si formano sulle biforcazioni dei rametti.
Particolarmente in Siberia, se sul tronco si sviluppava la spessa massa del fungo Inonotus obliquus, questi era tenuto segreto (altrimenti si credeva che scomparisse) e sciolto nel tè, in piccolissime dosi, come efficace medicamento contro tutti i mali, e, quando diventava troppo duro per essere frantumato, lo si intagliava per realizzare amuleti contro la febbre. È sorprendente constatare che oggi il fungo della betulla è usato nei preparati farmaceutici per le sue riconosciute proprietà antivirali, antibatteriche, antiossidanti e antitumorali. Le relazioni statistiche sull’efficacia del fungo non lasciano dubbi e aggiungono che «nelle regioni, dove la parte bianca della corteccia della betulla è usata tradizionalmente negli articoli per la casa, quali cofanetti, scatole e contenitori per i prodotti alimentari, la gente vive più lungamente e l’indice delle malattie oncologiche è molto basso» (G. Fedoseeva).
È ovvio che queste sono soltanto curiosità, perché non tutti gli alberi di betulla hanno le stesse caratteristiche – se ne conoscono oltre quaranta specie – e in qualche caso possono provocare allergia.

 


Nota:
*. Testo: © associazione culturale Larici
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