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FRAMMENTI
> San
Carlo Borromeo 1538-1584
Una
circostanziata tesina scolastica propone una lettura storicizzata della
vita del Santo arcivescovo di Milano, che è stato spesso paragonato
a papa Giovanni Paolo II per limpegno riformista, lapostolato
attivo e partecipe, l'attentato, la salute minata dai continui pellegrinaggi
e perfino il carisma.
Carlo Borromeo nacque e visse in un periodo piuttosto travagliato, sia
dal punto di vista religioso che da quello politico e militare.
Il primo interessa più da vicino la vita di Borromeo, in quanto
egli si trovò in mezzo alla riforma protestante, che nacque dallesigenza
di rinnovare la Chiesa, rendendola più vicina ai valori morali
e religiosi e non più coinvolta in episodi di corruzione o impegnata
a vivere nel lusso più sfrenato.
La Chiesa, infatti, possedeva numerose terre e palazzi donati da fedeli
benestanti, ma le ricchezze ricavate dal loro sfruttamento non venivano
destinate a opere di carità, ma erano fatte confluire a Roma
per mantenere il fasto e la mondanità propri della corte papale
di quel tempo. Tale comportamento tradiva le aspettative dei più
poveri, che cercavano nella Chiesa un aiuto alle loro difficoltà.
Le proprietà fondiarie degli ecclesiastici erano malviste anche
dagli Stati assoluti esistenti al tempo, i quali, cercando di controllare
le entrate e i benefici del clero, si scontravano con il papato (che
usava spesso la scomunica come arma a proprio vantaggio). Persino gli
uomini di cultura, umanisti italiani e stranieri, criticavano le tendenze
della religione verso il paganesimo e lintollerabile ignoranza
del clero e auspicavano un ritorno agli antichi valori del Cristianesimo,
una maggiore interiorità del culto e una ricerca più profonda
di Dio.
A tutto ciò si aggiunse la scandalosa vendita delle indulgenze:
loperazione, mirata a raccogliere fondi per la ricostruzione della
basilica di San Pietro a Roma, prevedeva che, in cambio di offerte in
denaro, fosse scontata la pena temporale in purgatorio.
La Chiesa era quindi criticata da molti e, di conseguenza, la Riforma
non incontrò resistenze tra la popolazione e si diffuse rapidamente.
La prima forma di protesta fu la nascita degli ordini monastici: le
loro rigide regole, che imponevano di vivere in povertà e di
dedicarsi completamente al lavoro e alla cura del prossimo, erano un
richiamo dallinterno della Chiesa al papato e alla sua corte.
Anche se quella degli ordini fu una sorta di rivolta interna,
non riuscì a toccare limpianto dottrinale della Chiesa,
ma solo a criticarne i comportamenti.
Nella prima metà del Cinquecento, Martin Lutero, un frate tedesco
dellordine degli Agostiniani, commentò le Sacre Scritture
e propose una nuova dottrina, diventando uno tra i maggiori esponenti
della riforma. Per primo, Lutero introdusse la dottrina della predestinazione,
secondo la quale, per ottenere la salvezza, è sufficiente avere
fede, in quanto luomo si salva solo se è in una ristretta
cerchia di eletti. Al contrario, la Chiesa sosteneva che il fedele è
libero di decidere, con le proprie azioni, se salvarsi o meno, e riteneva
che, a questo scopo, fossero utili le penitenze, i pellegrinaggi e le
offerte in denaro. Un altro aspetto in pieno contrasto con la dottrina
cattolica riguardava labolizione dei sacramenti, eccetto il Battesimo
e lEucaristia, e la concezione di sacerdozio universale: ogni
credente poteva interpretare i Testi sacri da solo, senza la mediazione
della Chiesa.
Anche la Svizzera fu al centro di un moto riformistico: i due maggiori
esponenti elvetici furono Huldrych Zwingli (in italiano, Ulrico Zuniglio)
e Jean Calvin (più noto come Giovanni Calvino), che, oltre a
criticare i costumi della Chiesa, elaborarono a loro volta una dottrina
diversa da quella cattolica.
A Zurigo, Zwingli, sacerdote di cultura umanistica, era totalmente contrario
alle istituzioni della Chiesa, al celibato ecclesiastico, alla devozione
alla Madonna e ai santi, al culto delle immagini e si schierava apertamente
contro la pratica della vendita delle indulgenze.
A Ginevra, Giovanni Calvino, anche lui di formazione umanistica e considerato
il secondo grande riformatore dopo Lutero, pose le basi di una altra
tesi. Alla base dei suoi insegnamenti vi fu la dottrina della predestinazione,
ma dava altrettanta importanza al lavoro e alloperosità,
esaltava ogni forma di attività, al punto da sostenere che ogni
guadagno dovesse essere reinvestito in altre attività produttive,
le quali andavano svolte come atti di fede. Tutti i suoi concittadini
furono obbligati a seguire una rigida impostazione di vita: furono vietate
le rappresentazioni teatrali, il gioco dazzardo, le raffinatezze,
i lussi e gli sprechi.
La grande differenza che contraddistingueva il calvinismo dalla dottrina
luterana era rappresentata dal fatto che, per Calvino, doveva esistere
una Chiesa centrale con i poteri spirituali e temporali per limitare
lautorità dello Stato.
Altri movimenti riformatori si ebbero in Inghilterra con la nascita
della Chiesa anglicana, fondata principalmente per scopi politici. Secondo
i luoghi dove si diffuse, la riforma cercò consensi nella popolazione
oppure nelle classi sociali più elevate, riuscendo a penetrare
in profondità allinterno dell'Europa.
A quel tempo, la situazione politica nella penisola italica era travagliata
dai numerosi conflitti sorti tra le varie signorie e i tanti ducati.
La loro frammentazione e i continui scontri furono causa di un netto
indebolimento politico-economico: i piccoli Stati diventavano facile
preda degli Stati più potenti dEuropa che con la diplomazia
o un intervento bellico, riuscirono a conquistare l'Italia. Con il trattato
di Cateau-Cambresis (1559), lItalia fu divisa tra la Francia (Marchesato
di Saluzzo, in Piemonte) e la Spagna (Ducato di Milano, Regno di Napoli,
Sicilia, Sardegna e la costa della Maremma). Lunico Stato italiano
a mantenere una certa indipendenza dal dominio straniero fu la Serenissima,
economicamente forte grazie ai commerci - rimasti fiorenti anche dopo
la scoperta dellAmerica e il relativo spostamento delle rotte
dal Mar Mediterraneo allOceano Atlantico - e politicamente solida
per la fedeltà dei sudditi.
In questo contesto storico, il 2 ottobre 1538, Carlo Borromeo nacque
nel castello situato sulla rocca di Arona, piccola cittadina - ora in
provincia di Novara - nei pressi del lago Maggiore, secondogenito (il
fratello Federico era maggiore di tre anni) del conte Gilberto e della
marchesa Margherita de' Medici. La famiglia Borromeo si era arricchita
grazie ai commerci e alle attività finanziarie svolti nei due
secoli precedenti: erano proprietari di un vasto patrimonio di case
e terreni e gestivano un feudo presso Arona. Inoltre, grazie a un'attenta
politica matrimoniale, si era imparentata con valenti uomini darmi,
con servitori delle burocrazie secolari e con famosi prelati. Oggi,
ad Arona, del castello rimangono solo alcuni resti poco conosciuti,
ma si conserva la sua camera natale ricostruita nella chiesa.
Le consuetudini del tempo imposero a Carlo Borromeo di intraprendere
la carriera ecclesiastica: infatti, le ricchezze della famiglia erano
ereditate soltanto dal primogenito, gli altri figli erano costretti
a prendere i voti. In questo modo, il patrimonio non era disperso e
i secondogeniti continuavano ad appartenere a una classe sociale elevata,
di pari importanza rispetto a quella aristocratica.
Borromeo ricevette a sette anni la tonsura, il primo titolo ecclesiastico
e incominciò a studiare sotto la guida di precettori privati.
A ventun anni, dopo aver frequentato gli studi giuridici presso lUniversità
di Pavia, fu nominato dottore in utroque iure (diritto canonico
e civile).
Lanno prima, alla morte del padre, nel 1558, il governo spagnolo,
in guerra con la Francia, si appropriò con la forza della rocca
di Arona, cuore dei domini feudali di Borromeo: Carlo chiese aiuto al
re spagnolo Filippo II e riuscì a trovare alleati e denaro, in
modo che, nel gennaio 1560, la sua famiglia poté tornare in possesso
della rocca.

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