FRAMMENTI > I.B.L., Il dizionario dello scolaro


ABBECEDARIO – Il sillabario, il primo libro del bambino: quello stesso che Pinocchio vendette per un biglietto del teatro dei burattini, mentre Geppetto lo aveva comprato dando in cambio la sua unica giacchetta...

ABBOTTONARE – Abbottonare i calzoni, le magliette, il cappotto è l’operazione indispensabile che si compia la mattina quando ci si veste, solo che, essendo mezzo addormentati, non ci si riesce se non dopo molti inutili tentativi: non si capisce perché ci sia sempre un’asola in più e un bottone in meno. Per fortuna poi arriva la mamma e sistema tutto... in tempo massimo.

ABBRACCIO – Il più caldo rifugio, il conforto a ogni pena, il premio più ambito è l’abbraccio della mamma. Ricordate la novelletta di Mago Gelo? Costui viveva nel suo castello di ghiaccio in arida solitudine. Quando ne usciva si era per uccidere: il fiore, l’alberello tenero, l’uccellino indifeso. Un giorno si meravigliò di vedere, ben vivo e sorridente, un bimbo giocare presso i cancelli dei suoi gelidi giardini. Durante la notte mandò tanto freddo che tutte le piante e gli animali del bosco morirono. Ma il bimbo, l’indomani, saltellava allegro come prima, incurante del freddo. Allora volle sapere dal bimbo stesso il suo segreto. E il piccolo spiegò: “Quando ho freddo mi rifugio tra le braccia della mia mamma, mi faccio piccino piccino nel suo cuore”. Mago Gelo mormorò sconfitto: “Nessuno, nemmeno Mago Gelo, può sottrarre calore al cuore di una mamma”.

ABITUDINE – La sottile ragnatela che tessiamo attorno alle nostre azioni, che diventa quasi un abito, tanto da nascondere o annullare, a volte, la nostra vera natura. Ci si abitua a tutto – si dice infatti – ci si abitua alla fame, alla sete, perfino al dolore. Chi è zoppo non si accorge più di avere una stampella, chi è ricco più non dà importanza alla sua automobile... Cerchiamo almeno di conquistare delle “buone” abitudini, sicuri piedistalli per l’avvenire.

ABLUZIONI – “Va’ a lavarti!” dice la mamma. “Lavati il collo, gli orecchi, le mani...” e giù un lungo, noioso, offensivo elenco delle membra da lavare. Non sarebbe più elegante che la mamma dicesse semplicemente: “Va’ a fare le tue abluzioni”? (O che, specialmente quando fa freddo, non dicesse niente del tutto?)

ACCAPIGLIARSI – Azzuffarsi, litigare, prendersi per i capelli... “Cattiva, è stata lei!” “Cattivo, è stato lui!” “Voleva i miei giocattoli!” “E lei voleva i miei...” Ecco, accapigliarsi è proprio questa bruttissima faccenda. Per poi sentirsi dire dalla mamma: “La colpa, bimbi miei, tra due che si bisticciano, l’ha sempre lui e lei. Dunque, in un cantuccio subito dovete entrambi andare...” (Bell’affare davvero. Non è meglio cedere, andar d’accordo, comportarsi da personcine bene educate, specialmente coi fratelli minori o coi compagni più deboli, e rinunciare a dare un dispiacere alla mamma?)

ACCAPPONARE (la pelle) – La pelle s’increspa per freddo, per paura, specialmente... quando la maestra sfoglia il registro e lo scolaro negligente o dimentico... non ha studiato la lezione.

ACCAREZZARE – Conforto, incoraggiamento, premio: quante cose può significare una carezza! Quella della mamma vuol dire: “Bravo, il mio tesoretto!” Quella del babbo: “Sono fiero di te!” Quella della maestra: “Bene, coraggio. Avanti! Sei uno scolarino intelligente...” (Ricordate, tuttavia, che non si accarezza un bimbo presuntuoso anche se bravo, e neppure un bimbo che sia soltanto intelligente, senza essere anche volonteroso.)

ACCELERARE – Aumentare la velocità, andar presto, sempre più presto. Accelerare i tempi, ossia studiare serratamente: ecco quel che occorre fare verso la fine dell’anno scolastico, quando s’è un poco... battuta fiacca nei primi due trimestri. Meglio però sarebbe mantenere un’andatura regolare: soltanto questa è garanzia di successo e di sicuro arrivo al traguardo finale della promozione. (L’acceleratore è un pedale pericoloso anche per l’automobilista provetto!)

ACCENNO – Un gesto, un movimento, un segno, una breve notizia, un’allusione: una specie di fiammifero che... accende il fuoco. (Un accenno, infatti, basta allo scolaro che ha studiato, per ricordare tutta la materia del programma. Un nome, una data, un numero, un breve suggerimento, ed ecco lo scolarino far scattare la molla della memoria e ripetere tutto ciò che ha assimilato, inteso, trattenuto, elaborato.)

ACCENTO – Quel segnetto microscopico (ma dispettoso) che dimentichiamo sempre nei dettati: così le parole che dovrebbero essere accentate diventano piane, e volò diventa volo, passò diventa passo, farò diventa faro... E si perdono preziosi punti in ortografia, quando invece basterebbe soltanto un poco di attenzione.

ACCIDIA (pigrizia, indolenza) – Il più riprovevole difetto di uno scolaro, uno dei sette vizi capitali. Nel purgatorio dantesco gli accidiosi sono costretti a correre a perdifiato (giusta punizione per chi si è troppo riposato in vita). Quando la maestra dice di un allievo: “È intelligente, ma pigro”; ohibò, è proprio come se gli gridasse un brutale: “Lazzarone!”

ACCONDISCENDERE, ACCONSENTIRE – Pronunciare la paroletta tanto bella e tanto gentile: “SÌ!” (Hedda ha scritto una poesia graziosissima, intitolata “La paroletta magica”. Eccola: “Vi è un parolina / tanto piccina / tanto carina, / di due lettere sole: / ma che bene si vuole / al bimbo, alla bambina / che l’ha sulle labbruzze / la sera e la mattina! / La parola piccina / fa diventar più cara / ogni bambina, / e fa d’un monelluccio / che con garbo la dica / un tesoruccio. / La volete imparare? / Qui tutti ad ascoltare: / Zitti, attenti, così: / La paroletta è... ‘Sì!’.”

ACCORTEZZA (avvedutezza, sagacia) – Essere accorti vuol dire essere giudiziosi, vuol dire riflettere prima di rispondere, di scrivere, di operare.

ACCOZZAGLIA – Un insieme di cose che fanno... a pugni tra loro, che dan di cozzo, insomma. Può darsi che la maestra abbia scritto qualche volta sul vostro tema: “È un’accozzaglia di idee...” Allora bisogna correre ai ripari e mettere ordine nei pensieri, nei sentimenti, nelle parole che le labbra pronunciano. La chiarezza è condizione prima del vivere onesto e limpido. Anche Gesù l’ha detto: “Il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”. Tutto il resto vien dal male.

ACCRESCITIVO – Un nome alterato in modo che esprima grandezza: un ragazzone, uno scarpone, una casona. Ma attenti ai falsi accrescitivi! Una grossa botte non è un bottone, e un grosso matto non è un mattone!

ACCURATEZZA – L’attenzione, la diligenza scrupolosa che dovrebbe trasparire dai nostri abiti, dai nostri quaderni, dai nostri libri ben tenuti, dalla pettinatura, da tutto noi stessi...

ACCUSA – Il... puntare il dito sul colpevole, o su colui si pensa che sia colpevole. (Ma prima di denunciare le malefatte di qualcuno ricordiamoci dell’insegnamento evangelico. Venne un giorno portata a Gesù una peccatrice perché egli approvasse la punizione che le era stata inflitta: la lapidazione. Gesù guardò la donna, guardò i suoi accusatori e poi disse: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ciascuno dei presenti lasciò cadere la pietra che aveva raccolto e in punta di piedi, mogio mogio, se ne andò.)

ACCUSATIVO – È il caso grammaticale corrispondente al complemento oggetto. Nella frase. “Io studio la lezione”, chi già sa di latino analizza così: Io: soggetto, caso nominativo; studio: predicato verbale; la lezione: complemento oggetto, caso accusativo.

ACERBO – Non ancora maturo. Può trattarsi di un frutto (spesso è acerbo quello che si spicca dall’albero di nascosto dal contadino, ha sapore aspro; vi si dà un morso e poi lo si getta lontano, così alla prima cattiva azione se ne aggiunge un’altra). Anche un rimprovero può essere acerbo, ossia severo, aspro. Anche la vostra età, ragazzi, è acerba, ossia giovane. (La volpe trovò che era acerba l’uva, i cui tralci stavano troppo in alto e lei non poteva spiccarli. Una bella scusa!)

ACQUERELLO (o anche acquarello) – Una delicata pittura ottenuta con dei colori stemperati nell’acqua. Ada Negri, la grande poetessa del nostro secolo, ha intitolato “Acquerello” una sua deliziosa poesia che è proprio un gentile quadretto dalle tinte lievi lievi: parla di una schiera di bimbi che giocano in un prato, mentre ridono i cieli e l’erbe nuove di primavera e svolano canore le rondini. E tra i bimbi lieti v’è “una piccina che timidamente coglie primule d’oro / e poi pispiglia / e le brilla / d’ingenua meraviglia / il bruno occhio ridente.”

ACUME (acutezza, perspicacia, vivacità d’ingegno, intelligenza) – È uno dei preziosissimi talenti che il buon Dio ci ha donato e che dobbiamo far fruttare.

ADAGIO – Piano, lentamente, con calma. Così, ma senza perder tempo, dobbiamo eseguire i compiti e far tutte le nostre cose. Non a strappi, bensì con metodo. (Ricordate la storiella della tartaruga e della lepre che gareggiarono nella corsa? Bene, vinse la tartaruga che camminò adagio, ma di continuo, mentre la lepre, sicura del fatto suo, si abbandonò a un ristoratore pisolino, indugiò a brucare l’erbetta e i germogli freschi e poi, accortasi d’essere in ritardo, spiccò una corsa che le giovò... per arrivare ultima.)

ADDENDO – Il nome di ciascun termine della somma. Nell’addizione 7+14+29=50, i numeri 7, 14, 20 si chiamano addendi; il numero 50 rappresenta il totale.

ADDIO – Un saluto definitivo: ha sapore di rimpianto, di nostalgia, di lontananza. Assai meglio, quando si può, salutare con uno squillante “Arrivederci!”.

ADDIZIONARE – Fare la somma, sommare, aggiungere una quantità a un’altra della stessa specie, perché è chiaro che non si possono sommare carote con patate, o lire con chilogrammi, come fanno certi scolari sventatelli nei loro problemi.

ADDOLORARE – Causare dolore, pena, sofferenza. Avete mai pensato che un capriccio, un dispetto, una disubbidienza, un malestro recano dolore alla mamma, al babbo? Le lagrime versate dalle mamme si tramutano prima o poi in spine pungenti per il cuore dei figlioli. I genitori fan tutto per il nostro bene, anche quando sgridano, anche quando castigano, e soffrono di dover sgridare, soffrono di dover castigare, perché il loro cuore è colmo di affetto per i figlioli. Quando vorremmo tenere il broncio ai nostri cari per qualcosa che al momento ci sembra ingiusto (ma ingiusto non è, ce ne accorgeremo a distanza di tempo) buttiamo le braccia al collo al babbo e alla mamma, chiediamo loro perdono con tutto il cuore! Non dimentichiamo una cosa importante: voler bene a una persona non significa vezzeggiarla, coccolarla, viziarla; significa volere il bene di quella persona...

ADESSO – Ora, subito, in questo momento, senza por tempo in mezzo. (“Maria vieni a studiare!” la mamma chiama. E Maria risponde: “Adesso vengo...” Ma poi lascia passare un’ora. Ai genitori, ai superiori si ubbidisce velocemente e senza indugio, e senza cincischiamenti si compie il proprio dovere...)

ADIRARSI – Andare in collera, inquietarsi, sdegnarsi. Non si dice “arrabbiarsi”, perché questo verbo meglio si addice ai cani colpiti da quell’orribile malattia che è la “rabbia” o idrofobia. Quando siamo adirati, per un torto o un’offesa ricevuta, quando stiamo per pronunciare parole grosse, mordiamoci forte forte la lingua... L’ira sbollirà...

ADULARE – Una bruttissima azione, l’arte di far complimenti falsi alle persone per ingraziarsele: è un insieme di menzogne, è come spendere una moneta falsa per appagare l’altrui vanità, sperando di ricavarne prima o poi un interesse qualsiasi.

ADULTO – Quel complicato personaggio, l’uomo fatto, maturo, che pretende saper tutto, che comanda, dispone, tiranneggia (e manda a letto presto i bambini la sera, proprio quando alla TV c’è un bellissimo programma...)

AEREO – Il modernissimo mezzo di trasporto per via d’aria: salirci, pilotarlo, costruirne uno... ecco il sogno meraviglioso di tutti i fanciulli! (In mancanza di meglio essi fabbricano aeroplani di carta e li lanciano più alto che possono. Niente di male purché non lo facciano coi foglietti dei quaderni e durante le ore di lezione.)

AFFETTARE – Non significa soltanto tagliare a fette un bel salamino, ma anche sforzarsi di mostrare qualità che non si posseggono. (Inutile “affettare” un contegno disinvolto quando non si è eseguito il compito o non s’è studiata la lezione: l’insegnante se ne accorge lo stesso.)

AFFETTO – Il sentimento che ci lega alle persone care, il tenace filo che rende felici. “Se è vero, leale, è il più grande tesoro che esista” ha scritto Massimo D’Azeglio. E Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, ha detto: “I piedi portano il corpo, l’affetto porta l’anima...”.

AFFIATARSI – Intendersi, andare d’accordo. “È una classe affiatata” si dice di una classe in cui tutti gli scolaretti vanno d’accordo, si aiutano a vicenda, si vogliono bene, si scambiano l’un l’altro piccoli favori.

AGGETTIVO – La paroletta che si aggiunge al nome per descriverne le qualità, per meglio determinarne il senso. Esempio: Cielo (nome) azzurro, limpido, sereno, trasparente... (aggettivi). Sono l’ornamento dei componimenti purché siano ben scelti.

AGILITÀ – Sveltezza, leggerezza nei movimenti, la qualità prima che deve possedere un ginnasta, un atleta, uno sportivo. Ma esiste anche un’agilità mentale e allora è la facilità di comprendere.

AIUTO – Il soccorso che non deve essere mai negato a chiunque lo chieda, per solidarietà umana, per carità, per bontà, per generosità d’animo.

ALBERO – Un prezioso amico dell’uomo, che non è soltanto bello perché ci dona l’ombra delle sue fronde, ma è anche buono e generoso perché ci dà i suoi frutti, perché annoda le sue radici nella terra per impedirle di franare, perché trattiene, in alta montagna, le valanghe, perché offre alloggio agli uccellini, perché purifica l’aria, perché fa lieto il paesaggio... Anche morto è generoso e ci dona legna per i caminetti e le stufe, tavole per i mobili, travi per la costruzione delle case. Bellissime leggende sono fiorite intorno alla bontà e alla bellezza degli alberi. Tante ne sappiamo sull’abete che è diventato l’albero di Natale, sul cipresso che sta tutto raccolto per riparare gli uccellini dal freddo, sull’ulivo che consolò l’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani... Davvero possiamo dirlo: Albero buono, albero bello... Albero, amico mio.

ALBO (o album) – Un libro, un quadernetto elegante nel quale si raccolgono scritti, disegni, figurine, (Fai qualche raccolta? Le tieni proprio ben ordinate, oppure sparpagli figurine, foglie e foglietti dappertutto costringendo la mamma a chinarsi mille volte per raccoglierli quando riordina la casa?)

ALFABETO – L’ordinata serie di tutte le lettere che rappresentano i suoni di una lingua. L’alfabeto italiano è composto di 21 lettere e soltanto con queste Dante ha scritto il suo poema divino e noi scriviamo, leggiamo, impariamo, conversiamo.

ALGEBRA – L’aritmetica difficile dei fratelli maggiori che fanno i calcoli con le lettere anziché coi numeri.

ALLEGRIA – Che sia sempre la benvenuta in casa nostra e nel nostro animo, perché prolunga la vita e dà salute; un grammo di allegria val più di un quintale di malinconia...

ALLELUJA! – Parola ebraica che significa “Lode al Signore”. È un canto di gioia che si inalza in onore e in lode del Signore.

ALLENAMENTO – L’esercizio graduale e continuo per abituarsi al massimo sforzo. Tutti sanno che i calciatori, i ciclisti, gli sportivi in genere si allenano prima delle gare importanti. Anche la mente, però (e non soltanto i muscoli), va allenata proprio perché non arrugginisca. (Ecco la ragione dei noiosi compiti che bisogna eseguire a casa durante le vacanze scolastiche...)

ALLEVIARE – Alleggerire di un peso, di un affanno, recare sollievo. (Quando vedete la vostra mamma affaticata dalle mille faccende domestiche cercate di rendervi utili, di risparmiarle una fatica, uno sforzo? oppure... fingete di non vedere il suo viso pallido, i suoi occhi cerchiati? potete alleviare la stanchezza della mamma tenendo in ordine i vostri giocattoli, i vostri libri, i vostri indumenti.)

ALLIETARE – Render lieti, far contenti. I bimbi (specialmente i più piccini) possiedono il segreto di render lieti con un sorriso, una parola buona, affettuosa, un piccolo atto di bontà, un servizietto reso volentieri.

ALLIEVO – Scolaro, discepolo, alunno: l’importantissimo personaggio che va a scuola.

ALMANACCARE – Fantasticare, lavorare con la fantasia, far disegni nella mente, cercare di indovinare, congetturare... (ma quando si tratta di un problema è meglio ragionare piuttosto che almanaccare e magari allungar gli occhi al compito del compagno...)

ALTRUISMO – Il bisogno di aiutare gli altri. Un poeta ha scritto che “vivere per gli altri non è soltanto la legge del dovere, è anche la legge della felicità”. E dopotutto la vita ci è stata data da Dio non per noi stessi, ma perché la usiamo per far del bene agli altri.

AMBIZIONE – Il desiderio di primeggiare, di esser da più degli altri... Ma attenti! L’ambizione s’attacca alle anime piccole, non alle grandi, proprio come il fuoco che più facilmente distrugge le capanne piuttosto che i solidi palazzi. Bisogna ricordarsi che chi vuol arrivare in cima a una scala assai alta deve andar su, con fatica e con costanza, non saltando i piuoli!

AMEN – La parolina latina con la quale usiamo concludere tutte le nostre preghiere. Significa: “Così sia!”

AMICO – Chi è legato da sentimenti di affetto con altra persona. In quel gran libro che fu chiamato Il libro dei libri, ossia la Bibbia, sta scritto: “Chi trova un amico fedele, un amico saldo, trova una ricchezza”. Ma dice anche: “Ama il tuo amico come te stesso”. (Non dolerti se il tuo compagno oggi preferisce te e domani preferisce il tuo vicino: l’animo umano è mutevole... e l’amicizia non deve essere una catena.)

AMMISSIONE (esami di ammissione) – Sono quegli esami che si sostengono per essere ammessi, ossia accettati, accolti, in una nuova scuola. I fanciulli delle elementari sostenevano una volta degli esami di ammissione alla scuola media: erano esami severissimi, bisognava ben prepararsi. Ora non più, ci si presenta alla scuola media soltanto col certificato di promozione. Il salto della scuola elementare, dove la maestra è come una mamma e il maestro come un padre, alla scuola media con professori buoni e comprensivi, ma un pochino esigenti, non deve sgomentare. Buona volontà, attenzione, applicazione e diligenza fanno superare qualsiasi difficoltà. (E ricordarsi sempre che non si studia per il professore, non per il voto che si riesce a strappare all’indulgenza dell’insegnante, ma per se stessi...)

AMMONIMENTO – Un qualsiasi rimprovero, un avviso, un avvertimento che serve a correggere, a riprendere chi ha sbagliato perché sia indotto a bene sperare, a non ricadere mai più...

AMNESIA – Il brutto scherzo che ci gioca la memoria quando non ricordiamo più qualcosa che pur sapevamo (o almeno ci pareva di sapere) molto bene.

AMOR DEL PROSSIMO – Nell’amore del prossimo il povero è ricco, senza l’amor del prossimo il ricco è povero. Sembra un discorso complicato, ma non lo è. Nel Vangelo di San Matteo è detto: “Ama il Signore Iddio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente”. Questo è il primo, grande comandamento. E il secondo simile ad esso è “Ama il tuo prossimo come te stesso”.
Alla domanda: “Chi è il mio prossimo?” Gesù risponde narrando la parabola del buon Samaritano che soccorse, fasciò le ferite, ed ebbe cura del viandante incappato nei malandrini e abbandonato privo di tutto sul ciglio della via.

AMORE – ...la scala che ci conduce a Dio. È amore, soltanto amore, quello che sorride alla natura; è amore quel che sussurra il ruscello argentino, l’amore gli insegna a scorrere più dolce; è amore anche il lamento malinconico dell’usignolo... “Amore, soltanto amore bisbiglia nella voce della natura” dice il poeta.

ANALFABETA – Colui che non sa né leggere né scrivere. (Non è sempre una colpa. Tanti, troppi bambini pur intelligenti e volonterosi abitano località lontane da qualsiasi scuola: qualche volta poi le condizioni disagiate delle famiglie costringono un bimbo desideroso di studiare a diventare un contadinello, un pastorello. La scuola ha sì materne braccia, ma non possono arrivare dappertutto, sulla cima di un monte impervio o negli anfratti d’una angusta valle...)

ANALISI – Analizzare vuol dire scomporre un tutto nelle sue parti per poterle studiare bene, una per una. L’analisi grammaticale è lo studio della parola secondo la grammatica, lo studio cioè delle nove parti del discorso, che sono cinque variabili (nome, verbo, aggettivo, articolo, pronome) e quattro invariabili (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione). L’analisi logica studia la funzione, ossia il compito che le parole hanno nel discorso. Così: Io (soggetto) studio (predicato verbale) la lezione (complemento oggetto). L’analisi chimica è quella che si fa quando si scompone una sostanza negli elementi che la compongono; si può fare ad esempio l’analisi chimica di una medicina per sapere di quali ingredienti essa è composta.

ANARCHIA – ...quella che una classe indisciplinata fa quando l’insegnante esce un momento dall’aula. Confusione, disordine che si forma là dove manca un’autorità (sia che si tratti di un popolo rimasto senza governo, o di una squadretta di monellucci).

ANEDDOTO – Un episodio, una storiella, una barzelletta, un fatterello caratteristico che riguarda la vita di una persona. Sono aneddoti ad esempio quelli che si narrano su Vittorio Alfieri per sottolinearne la grande volontà di studiare: egli si faceva legare a una sedia da un servitore per impedirsi di uscire di casa; si faceva radere il capo soltanto a metà per essere costretto a stare in casa finché i capelli non fossero ricresciuti. (Però, diciamolo tra noi sottovoce, se il grande scrittore di tragedie avesse avuto tanta volontà di studiare, gli sarebbero stati proprio necessari questi mezzucci da ragazzino?)

ANIMA – “La cosa che nessuna spada può ferire, che il fuoco non può consumare, che le acque non possono macerare, che il vento di mezzogiorno non può essiccare...” Sono parole di un poeta.

ANNO (scolastico) – L’anno di scuola che comincia a ottobre, finisce a giugno: un breve cammino seminato di conquiste, di insuccessi, di soddisfazioni, di delusioni, Non venga mai meno l’entusiasmo dei primi giorni, non ci si arrenda alle prime difficoltà, ma si cammini sulla strada del sapere con coraggio e costanza.

ANNOIARE – Dar fastidio, molestare. ANNOIARSI – soffrire di noia, essere infastidito.
Nel primo caso ricordarsi che non si è il centro dell’universo, che non si deve pretendere che tutti si occupino di noi, bisogna riuscire anche a interessarsi da soli delle proprie piccole faccende. Ci sono bambini che costringono la mamma a interrompere mille volte il lavoro perché pretendono che ella giochi con loro e legga loro il giornalino anche se sanno leggere benissimo; ci sono altri fanciulli che vorrebbero la maestra tutta per loro e la disturbano con domande inutili, la cui risposta potrebbero trovare da soli con un po’ di riflessione. Un bimbo intelligente non annoia e non si annoia, perché sa giocare anche se è solo e trova sempre una gran quantità di cose da fare.

ANSIETÀ – L’incertezza dell’animo sospeso tra speranza e timore (l’esatto sentimento che lo scolaro prova quando il direttore entra in classe per distribuire le pagelle).

ANTOLOGIA – Un bel libro che raccoglie racconti scelti da uno o più autori. Di solito i libri di lettura sono delle antologie: somigliano un po’ a bei mazzi di fiori dai vari colori e dai diversi profumi.

APE – L’industrioso insetto che ci dona il miele e la cera, esempio di laboriosità e saggezza. La società delle api è quanto di più perfetto e di meglio organizzato esista: le api architetto fabbricano il favo di cera, le operaie suggono il nettare dai fiori e colmano le cellette di dolce miele; la regina veglia e guida il suo reame. Quanta saggezza! Noi uomini sapientissimi che ci crediamo tanto importanti, potremmo tanto imparare da questo minuscolo insetto che è l’ape.

APOLOGO – È una favola in cui animali e cose parlano, ragionano come persone. Si racconta per spiegare una verità, per educare. Ricordate l’apologo di Menenio Agrippa che voleva rabbonire la plebe, la quale, raccolta sul Monte Sacro, si rifiutava di continuare a servire i patrizi? Egli raccontò la storiella dello stomaco che del corpo umano sembra la parte meno attiva, quella che si dà più arie d’importanza. In effetti le altre membra morrebbero senza lo stomaco, e lo stomaco stesso morrebbe senza l’aiuto delle altre membra. E concluse. “Ecco, i patrizi sono lo stomaco, voi, plebe, siete le altre membra del corpo umano: gli uni non possono stare senza gli altri”.

APOSTROFARE – Mettere l’apostrofo a una parola, ossia collocare al posto giusto quella virgoletta, a destra, in alto della parola, per indicare che lì è stata tolta una lettera, una sillaba (un po’ come il signore che, in treno, occupa un posto col cappello e poi scende a comperarsi il giornale. L’apostrofo è proprio... quel cappello messo lì per “tenere” il posto...)

APPARENZA – Tu dici di qualche compagno: “È buono, è cattivo”. Giudichi all’apparenza. Dici anche: “È ricco, è povero” a seconda che lo vedi ben vestito oppure no. La mamma ti dice, però: “Non è tutto oro quello che riluce”. I segreti del cuore degli uomini sono tanto profondi, che sembra talvolta cattivo qualcuno che invece è infelice, così come può sembrar buono un tale ch’altro non è che un’acqua cheta. Spesso, sotto modesta apparenza, si nasconde il vero merito.
Un proverbio latino dice: “Non basta avere la barba per sembrare una persona seria, un filosofo”. E un poeta, Metastasio, ha scritto: “Se a ciascun l’interno affanno / si leggesse in fronte scritto / quanti mai che invidia fanno / ci farebbero pietà”...

APPROSSIMATIVO – Qualcosa che non è preciso, ma si avvicina al vero. (C’è gente, però, che fa tutto approssimativamente, press’a poco, così-così: e questo non è bene, indica trascuratezza, insofferenza, impazienza. Cerchiamo quando è possibile, sia nel parlare, nello scrivere, nel riferire, nell’eseguire un ordine, di essere precisi e completi... avremo tutto da guadagnare.)

APPUNTO – È una breve nota che si scrive, magari sul margine di un libro per ricordare qualcosa. Ha anche, talvolta, significato di rimprovero. O può essere avverbio come in questa frase: “Per l’appunto stavo uscendo!” Oppure può significare: “Proprio così... Opportunamente...”

AQUILONE – Il grazioso balocco di carta e stecche leggere che, tirato da un filo, sale sull’azzurro cielo. Qualcuno lo chiama cervo volante, altri stella cometa. Giovanni Pascoli gli ha dedicato una poesia bellissima che comincia così: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico... Ognuno manda da una balza / la sua cometa per il ciel turchino. / Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, / risale, prende il vento; ecco pian piano / tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza. / S’inalza; e ruba il filo dalla mano, / come un fiore che fugga su lo stelo / esile, e vada a rifiorir lontano.”

ARA – La misura agraria che vale cento metri quadrati, ossia cento centiare, e che è a sua volta la centesima parte dell’ettaro (ha.) che vale 100 are, equivalenti a 10.000 centiare.

ARCOBALENO – L’arco di pace tra cielo e terra che Iddio mandò agli uomini dopo il diluvio universale e che di tanto in tanto, dopo un temporale, traversa il cielo accendendolo dei sette colori dell’iride (giallo, arancione, rosso, indaco, violetto, verde, azzurro). È dovuto alla rifrazione e riflessione dei raggi solari nelle gocce di pioggia, appare sempre dalla parte opposta del sole rispetto a chi osserva.

ARDESIA – La severa lavagna su cui tracciamo con mano tremolante le prime aste, le prime sghimbesce letterine, la stessa su cui gli studenti dell’università scrivono complicate formule, è appunto di ardesia, la pietra nera calcarea che si trova nella Liguria orientale e che serve anche a far tetti per le case.

ARITMETICA – La scienza che insegna la proprietà dei numeri e le operazioni che si possono fare coi numeri stessi. Richiede attenzione, riflessione, ragionamento e... molto molto esercizio. Adoperate le dita (e se non vi bastano quelle delle mani, ricordate che ne avete altre dieci nelle estremità inferiori), usate un pallottoliere, dei bottoni, dei fagioli, ma fate bene penetrare nella mente, senza stancarvi, la tavola pitagorica: non vi faranno più paura neanche le... radici quadrate.

ARROGANZA – Brutta qualità: è presunzione, insolenza, alterigia: la possiede chi vanta se stesso disprezzando gli altri.

ARROSSIRE – I bimbi diventano rossi facilmente in viso per la gioia, per timidezza e il loro visetto somiglia a una pesca matura, Ma talvolta diventan rossi per vergogna, perché scoperti in fallo (ma è un rossore ben diverso e tutti se ne accorgono).

ARSENALE – È il luogo dove si riparano, si costruiscono e si armano le navi, e si chiama così anche il deposito delle armi e del materiale da guerra. Ma... come potremmo chiamare se non col nome di arsenale... il contenuto delle tasche di un bambino? Vediamo un po’ quel che c’è nella tasca di Pierino. Ecco: un chiodo, un temperino con la lama spuntata, un pezzo di spago, un mozzicone di candela, due o tre carte di caramelle o di cioccolatini, un pennino arrugginito, un numero imprecisato di figurine, briciole di pane, un pezzetto di matita e finalmente (quando c’è) il fazzoletto per pulire il nasetto.

ARTE – Ciò che di bello, di grande, di vero, di buono crea l’uomo. ARTISTA è colui che dà vita a un bel quadro, a una scultura, a una bella pagina di musica, a una poesia, a un buon libro. Ma... l’arte non è nulla senza anima. Non ci sono regole che insegnino a produrre un gran lavoro d’arte: esso deve nascere dal cuore, non soltanto dall’ingegno. Quanto all’artista, che si crede un genio perché tutti lo lodano o perché veramente ha fatto qualcosa di bello, si ricordi che è sì grande abilità saper dipingere bene dei fiori, ma... soltanto Dio ha la facoltà di dare, ai fiori, il profumo...

ASILO – La prima scuola (si chiama anche scuola materna) che il bambino frequenta. Una paziente educatrice si sostituisce per qualche ora del giorno alla mamma, prende per mano l’inesperto piccino e lo guida – giocando – per i sentieri della conoscenza, in ambiente lieto, festoso, così che il piccino non s’addolora di quel primo distacco dalla sua casa.

ASINO – Il bravo quadrupede, paziente, tenace che ha ragione di offendersi quando viene paragonato a uno scolaro poco diligente.

ASSENTE – Il fanciullo che non può frequentare la scuola per ragioni di salute, o per motivi di famiglia, è considerato assente, e la sua assenza è segnata sul registro di classe. Quando ritorna a scuola deve portare la giustificazione (ma che sia scritta su un foglio di carta da lettera, a penna, non sia il primo pezzetto di carta che capita a tiro, non si scriva a matita)... Se l’assenza è stata lunghetta occorre un certificato medico.

ASSORBENTE – Oh, cara compagna del tempo andato! L’assorbente è (anzi era) il rettangolo di carta spugnosa che assorbe l’inchiostro della scrittura. Ora che i ragazzi scrivono con le penne a sfera, il cui inchiostro asciuga istantaneamente, le assorbenti sono sparite dai quaderni, ma erano pur provvidenziali, anche se qualche volta non si trovavano al momento opportuno e quando si doveva voltar pagina o asciugare una macchia bisognava chiederla al compagno compiacente... Ma anche con le penne a sfera le assorbenti sarebbero utilissime; si potrebbero tenere sotto le manine sudaticce per non sciupare lo scritto, per evitare le “orecchie” alle pagine. Certo che su ogni assorbente andrebbe scritto ben chiaro il nome del suo proprietario per evitare scambi, smarrimenti, dispute, e dovrebbero restar sempre pulite, e non riempite di scarabocchi nei momenti di perplessità.

ASTRATTO – Si dice di una cosa che i sensi non possono controllare: è il contrario di concreto. (Sono nomi astratti: bontà, gentilezza; infatti possiamo vedere un fanciullo buono e gentile, ma non vediamo, né sentiamo, né odoriamo, né tocchiamo, né assaporiamo la bontà o la gentilezza.)

ASTUCCIO – Di pelle, di legno o semplicemente di tela cerata, o magari di stoffa confezionato dalle abili mani della mamma, è il prezioso servitorello di ogni scolaro: penne, gomme, matite ben temperate, pastelli appuntiti, righelli, pennini.... Di tanto in tanto andrebbe revisionato e riordinato per trovar sempre ogni oggetto pronto per l’uso, ché proprio non servono a nulla le penne a sfera scariche e le matite spuntate.

ASTUZIA – È lo stesso che furbizia. ma non denota sempre intelligenza e poi una volta o l’altra si trova chi è più furbo di noi. Perché si può essere più furbi di un altro, ma non di tutti gli altri... Non vi pare?

ATLANTE – La raccolta delle carte geografiche riunite in un solo volume. Ci serve per compiere stupendi viaggi con la fantasia. C’è tutto in un atlante: continenti, oceani e mari; laghi, fiumi e torrenti; penisole, isole ed arcipelaghi, istmi e canali, sistemi montuosi, pianure, avvallamenti, deserti e ghiacciai, tropici e poli: basta soltanto saperci leggere.

ATOMO e ATOMICO – Due parole che oggigiorno sentiamo pronunciare ad ogni momento: l’atomo è una particella minutissima di materia. Un tempo non troppo lontano lo si credeva indivisibile, ma ora si è scoperto che è costituito da un nucleo centrale formato a sua volta da un certo numero di protoni, ricchi di carica elettrica positiva, e di neutroni, ossia di particelle elettricamente neutre, e recante quindi una carica elettrica positiva, attorno a cui ruotano tanti elettroni quanti sono i protoni del nucleo. Quel che combinano questi diavoli di protoni e di neutroni è qualcosa di favoloso. Hanno tali energie da muovere, atomicamente appunto, sommergibili potenti, navi velocissime, macchinari, ordigni spaventosi...

ATTACCABRIGHE – Il litigioso compagno che cerca tutti i pretesti per litigare. Smontatelo con la cortesia, subissatelo di gentilezze, non raccogliete le sue sfide. Lo metterete k.o. senza dovervi mai battere con lui.

ATTARDARSI – Indugiare, far tardi... e poi arrivare a scuola fuori orario, con un palmo di lingua fuori per la corsa fatta e per di più prendersi una sgridata dal direttore e magari una nota sul diario. Occhio alla sveglia, e passo celere, dunque!

ATTENZIONE – Legare la mente con intensità a qualcosa. L’insegnate che spiega ha diritto a tutta la nostra attenzione, senza contare che l’attenzione è il primo passo verso la comprensione e la memoria di ciò che sì è letto, o sentito spiegare.

AUDACIA – Il gran coraggio di chi non teme il pericolo. Se il coraggio è lodevole, la temerità non lo è più. (È temerità l’imprudenza, di chi ad esempio mal equipaggiato, senza una preparazione sufficiente si lancia in imprese ardite, come può essere la scalata di una difficile parete montana, di un ghiacciaio – magari sdegnando i saggi consigli dei più esperti – e poi si trova in difficoltà e costringe altre persone a mettere a repentaglio la loro vita per un difficile salvataggio... Quest’imprudenza, questa temerità non è affatto lodevole, è invece assai colpevole.)

AUGURI – Perché si fanno e si mandano? Per esprimere il desiderio di cose buone e liete a persone uniche, per dar loro voti affettuosi, perché si compia ciò che esse desiderano. È comunque un gesto gentile, sempre gradito.

AULA SCOLASTICA – Il grande stanzone nel quale si riunisce la garrula scolaresca per le lezioni. (Adornarla, abbellirla, renderla serena, lieta, accogliente con quadretti, vasi, vasetti, una nota gentile non dev’essere soltanto dovere, ma un piacere, come di chi abbellisce il suo salotto per un simpatico ritrovo.)

AURORA – Il primo spuntar del giorno. Salutiamola con una preghiera, un sorriso, un canto: ogni giorno è un dono di Dio. Così come l’uccellino che cinguetta soltanto perché “s’allegra d’esser vivo / in quella luce di rosa...”

AUTOBIOGRAFIA – Provate a svolgere il tema: “Io.” e parlate di voi stessi, di come siete fisicamente e spiritualmente, dite i vostri desideri e le vostre aspirazioni, ciò che amate e quel che non vi piace, narrate i vostri ricordi d’infanzia, le marachelle e le buone azioni compiute: e così avrete narrata la vostra vita, avrete scritto la vostra autobiografia.

AUTOGRAFO – Uno scritto di proprio pugno. Si usa oggi chiedere autografi – ossia una firma, qualcosa scritto da loro stessi – ai divi del cinema, ai cantanti, ai corridori, ai pugilatori. I ragazzini sono abilissimi, si intrufolano dappertutto, fanno magari a pugni, per ottenere un autografo da Gianni Morandi o da Mazzola. Ma, ahimè, la notorietà è così effimera che l’autografo che oggi vale molto, domani può non valere assolutamente più nulla.

AUTOMOBILISTA – Colui che guida la propria automobile, che è odiato dal pedone, finché non diventerà automobilista a sua volta, colui che ciascuno di voi sogna di diventare un giorno. (Ma intanto studiatevi il Codice della strada e prima di tutto imparate a camminare e ad attraversare la strada guardando i gesti del vigile e i colori del semaforo.)

AUTORE – La persona che ha scritto un libro, dipinto un quadro, scolpito una statua, colui che ha inventato qualcosa, ha compiuto questa o quell’azione.

AVARO – L’uomo che prova tutti i tormenti del povero e tutte le preoccupazioni del ricco. (Ricordate la favola del vecchio avaro che udì bussare alla porta proprio mentre stava contando avidamente le sue monete d’oro? Andò ad aprire e si trovò dinanzi un mendicante: lo scacciò in malo modo timoroso di dovergli dare qualcosa del suo tesoro. Il mendicante se ne andò mortificato, ma quando l’avaro tornò al suo gruzzolo, lo trovò mutato in un mucchietto di foglie secche.)

AVVENIRE – ...quel gran mistero che è nelle mani di Dio. Vi domandano sempre: “Che farai da grande?” Date la risposta giusta: “Quel che il Signore vorrà che io faccia.”


A – BCDEFGHILMNOPQRSTUVZ

 

 

 

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