FRAMMENTI > I.B.L., Il dizionario dello scolaro


LACRIMA – Benedette le lagrime che insegnano a pentirsi dei propri falli e a compatire gli altri... Un poeta ha chiamato le lagrime “l’olio e il miele che teniamo nel cuore per poterli versare sulle piaghe del nostro prossimo”.

LARGHEZZA – Una delle due dimensioni di una superficie; l’altra è la lunghezza. Una delle tre dimensioni di un corpo; le altre sono la lunghezza e l’altezza. Quest’ultima può chiamarsi spessore o profondità.

LATINO – La lingua degli antichi che si studia nelle scuole superiori. Non dite che è inutile, non dite che è un martirio per i vostri studenti che ci devono sudar sopra le classiche sette camicie, perché confondono i casi delle declinazioni. Quello del latino è uno studio che abitua al ragionamento, apre la mente, insegna a riflettere, si propone proprio di aiutare gli sventatelli che si lagnano di doverlo studiare. Che ingrati!

LAUREA – L’importante diploma che si guadagna lo studente dopo aver frequentato con profitto l’Università, sostenuti tutti gli esami e presentata la tesi (che è un componimento grosso come un volume!). Molti la desiderano e vi aspirano soltanto per l’ambizione di sentirsi chiamare “dottore”. Chi possiede una laurea ha preso un impegno verso la società, e deve assolverlo facendo qualcosa di utile, di buono, di grande. Altrimenti a che serve l’importante documento che si chiama “laurea”? Forse a far bella mostra, dentro una cornice, appesa a una parete... Meglio, assai meglio allora un bravo operaio che un cattivo laureato.

LAVORO – Non è felice chi se ne sta in ozio da mane a sera, chi è servito di tutto punto e non ha che da alzare un dito per ottenere tutto ciò che vuole. Il pane è più saporito, la comodità è più grata se si guadagnano col sudore della fronte. E per essere sempre lieti ecco un segreto: dar sempre un lavoro alle proprie mani, un entusiasmo al proprio cuore...

LEGGERE – È come viaggiare senza prendere il treno, è come stare in compagnia, pur essendo soli, è come avere a disposizione instancabili nonne che narrano favole, leggende, novelle, fiabe... Non è meraviglioso? Eppure ci son tanti bambini che non amano leggere.

LEZIONE – “La so!” dice lo scolaro dopo aver letto un paio di volte il brano che doveva studiare. Trionfante, mette via il libro o il quaderno. L’indomani, interrogato dalla maestra, resta lì allocchito e non sa più spiccicar parola. “Eppure la sapevo tanto bene!” si rammarica. Ma l’errore sta nel modo di studiare. Ci si contenta di solito di leggere la lezione un paio di volte, si comprendono bene i concetti e pare – dico: pare – di saperla. Non è vero: quello è il preciso momento per cominciare a studiare seriamente la lezione. La si impara leggendola e rileggendola, periodo per periodo, e provando a ripeterla col libro chiuso.
Di solito, quando lo scolaro dice “La so” non è vero che sa: ha soltanto capito ciò che doveva studiare. Non è che al principio della sua opera. Chiarito questo concetto, da domani tutti gli scolari meriteranno “dieci” in lezione.

LIBRO – Come l’ape cerca istintivamente il fiore per suggerne il nettare e preparare il miele, così il fanciullo si protende avido al sapere e nei libri cerca il nutrimento del suo spirito.


ABCDEFGHI – L – MNOPQRSTUVZ

 

 

 

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