FRAMMENTI > I.B.L., Il dizionario dello scolaro


MACCHIA – Una goccia di sfortuna. Cancellala adagio, con cura, senza sfregar troppo dopo averla accuratamente asciugata con la punta dell’assorbente. Non c’è bisogno di piangere o di inquietarsi, per così poco. Piuttosto tener presente che... più dell’inchiostro macchia un cattivo pensiero, e non v’è gomma che possa cancellarlo. (Ora moltissimi scolari usano penna a sfera, difficilmente fanno macchie sul quaderno, è più facile che si impiastriccino i vestiti, e allora ci pensa la mamma con l’alcool.)

MAESTRO – È come il seminatore che lancia la buona semente nei solchi della terra: per lunghi anni elargisce il sapere ai suoi allievi, i quali, come la terra, custodiscono il buon seme che darà fiori e frutti a suo tempo. “Amalo – invita Edmondo De Amicis nel suo splendido libro Cuore – perché egli consacra la vita al bene di tanti ragazzi che lo dimenticheranno, amalo perché ti apre e t’illumina l’intelligenza e ti educa l’animo... Amalo quando ti par che sia ingiusto, amalo quando è allegro e affabile, amalo anche di più quando lo vedi triste... pronuncia con riverenza questo nome – maestro – che dopo quello di padre è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altr’uomo”.

MAMMA – Dice il poeta: “Tutto comprende, tutto perdona, tutto soffre, tutto dona... La mamma è questo mistero. È come un albero grande che tutti i suoi frutti ti dà, per quanti gliene domandi...”
C’è un giorno dell’anno dedicato a tutte le mamme del mondo: è il 10 maggio. Diciamo alla nostra mamma tutto il nostro amore e la nostra riconoscenza con un fiore, un piccolo dono, una premura gentile, un bacio...

MANIPOLO – S’usa dire “un manipolo di bimbi” paragonandoli alle spighe; infatti la parola “manipolo” (o anche mannello) sta a indicare quel fascetto di spighe, piccolo tanto da poterlo racchiudere in una mano. È bello questo paragone: il grano è sacro, è fonte di vita, proprio come i bimbi. S’usa anche dire: un mazzetto di bambini, paragonandoli ai fiori.

MANO – Ecco un bel giochetto da fare tra amici: provare a scrivere tutte le azioni che la mano sa compiere. Così: la mano accarezza, afferra, stringe, solleva..: Vince chi riesce a scriverne almeno... cento. La mano ne compie di più.

MASSIMA – È una verità espressa in poche parole che devono (o dovrebbero) servire di norma, di regola di vita. Il Vangelo ne è tutto costellato: ma mai furono espresse massime più belle, tutte intessute d’amore. Eccone qualcuna: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.” “Quando fai l’elemosina non sappia la tua sinistra ciò che fa la destra.” “Nessuno può servire due padroni.” “Quanto domanderete nell’orazione, credendo, l’otterrete.” “Chi s’esalterà sarà umiliato, chi s’umilierà sarà esaltato.” “Chi vuol essere il primo, sarà l’ultimo di tutti e il servitore di tutti.” “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.” “Non hanno bisogno del medico i sani, bensì gli infermi.” “Beati i poveri, ché di loro è il regno di Dio.” “Beati coloro che hanno fame, perché saranno saziati.” “Beati coloro che piangono perché saranno consolati.”

MATEMATICA – L’aritmetica dei fratelli maggiori che frequentano la scuola media o le superiori: è la scienza dei numeri e delle misure.

MATITA – Quel dispettoso aggeggio che ci serve per disegnare e per prendere appunti e che troviamo senza punta proprio quando ne abbiamo bisogno. Perché non impariamo a premunirci del piccolo inconveniente usando i salvapunte? La matita è composta da un lungo cilindretto di grafite fragilissimo, rivestito di legno, se la matita cade, non si rompe soltanto la punta, dentro, il cilindretto si spezzetta, e così... tempera, tempera, la punta non si fa e la matita è da buttare, ridotta a un inservibile mozzicone...

MEDIA – Scolari e insegnanti chiamano così il punto di merito (il voto, insomma) che la maestra assegna all’alunno sulla pagella. La ottiene facendo la somma delle classificazioni e poi dividendo il risultato numerico per il numero delle classificazioni stesse. Così chi ha meritato durante il trimestre, un dieci, un cinque, un sei, un otto in aritmetica avrà totalizzato 29 punti che, divisi per quattro, danno sette di media: un sette abbondante, ma non abbastanza da poter pretendere un otto. Facendo la media dei voti, l’insegnante tiene poi calcolo di tanti altri elementi: se c’è un regresso o un progresso, se l’allievo ha dimostrato buona volontà oppure no, se si è sforzato di far bene o se si è mostrato indolente, pur essendo intelligente, ecc. ecc., Preparare la media è un lavoro molto complesso.

MEDICO – Il professionista, lo studioso, il buon samaritano che cura il nostro corpo. Molti bambini ne hanno timore o soggezione: il dottore è sempre un buon papà che vuol bene ai bimbi, che vuol guarirli, renderli vispi e sani com’erano prima. Prescrive delle medicine, che, si sa, non sono leccornie, ma fanno bene. Quindi... i bimbi intelligenti quando sono malati si lasciano visitare di buon grado; si lasciano mettere il termometro, guardare la lingua e la gola, auscultare con lo stetoscopio, misurare la pressione del sangue; rispondono chiaramente e con precisione alle domande del dottore; spiegano bene quali dolori provano; diventano insomma i collaboratori del medico, a tutto loro vantaggio. E non fanno boccacce se la medicina è amara o addirittura disgustosa. (Il medico specializzato nel curare i bambini si chiama pediatra.)

MEMORIA – Un grazioso aiutante dell’intelligenza. Chi ne ha molta se ne serva. Chi ne ha poca, la eserciti. Guai a chi dice: “Non ho memoria!” e così si crede autorizzato a non studiare. Anche la mente può fare ginnastica, come le membra, per irrobustirsi o perfezionarsi. Per studiare a memoria una poesia si procede così: si legge un paio di volte tutta la poesia, adagio, cercando di ben comprendere ogni parola. Si rilegge dando le inflessione di voce, per esprimere i sentimenti. Poi si ricomincia da capo: si leggono due o tre versi per volta, si rileggono, si ripetono sino a saperli bene a libro chiuso; allora si fa lo stesso per i due o tre versi seguenti (possibilmente arrivare al punto, o al punto e virgola, in modo da ripetere un periodo completo, non spezzettato). Quando si sanno anche questi, ripetere la poesia dal principio, e così seguitare fino alla fine della poesia. Senza impazienze, senza stanchezza. La memoria ha bisogno di camminare a braccetto con la costanza.

MESTIERE – Un giorno ne sceglierai uno. Ti piacerà se avrai potuto dedicarti a quello che preferivi, ma dovrai fare in modo che ti piaccia anche se, invece di sceglierlo, ti sarà stato imposto o avrai dovuto accettare quello che ti si offriva, per bisogno di guadagno. Ogni mestiere è nobile, tutti sono utili e necessari alla società. Chi spazzerebbe le strade se non ci fosse lo spazzino? Chi trasporterebbe il carbone, chi lo estrarrebbe dalle viscere della terra se non ci fossero i carbonai, i minatori? In tutti i mestieri c’è un poco di poesia, basta saperla scoprire e viverla.

MINUTA – La prima copia di una lettera, di uno scritto, di un componimento, della risoluzione di un problema. La chiamiamo anche “brutta copia”. cerchiamo però di fare in modo che non sia troppo brutta. Se a furia di correzioni e di pasticci diventa illeggibile, è facile che, poi, ricopiando, facciamo degli errori. Qualche volta, se non si riesce a finir la “bella” di un componimento si consegna all’insegnante anche la “brutta”: ma che se ne fa l’insegnante se si tratta di un foglietto gualcito, scarabocchiato, macchiato, tartassato di correzioni? Non può decifrarlo.

MODESTIA – Non la possedeva Carlo Nobis del Cuore deamicisiano. Non è bello parlare dei propri meriti. Tutti i grandi furono, e sono, modesti.

MUSICA – L’arte meravigliosa che conforta, asciuga le lagrime; qualcuno l’ha chiamata “splendore di sole, linfa dello spirito”. Tutti gli animi sensibili la comprendono.

MUTRIA – “Via quella mutria!” si dice scherzosamente a un bambino che mostra un viso corrucciato, imbronciato. Un bimbo deve sempre sorridere. Quanto agli adulti musoni, a loro non si dice niente, ma si sfuggono come la peste.
Un proverbio veneto scherza così: “Vardalo ben, vardalo tuto, quando che xe rabià come l’è bruto.” Occorre la traduzione? “Guardalo ben, guardalo tutto, quando è arrabbiato come è brutto!”


ABCDEFGHIL – M – NOPQRSTUVZ

 

 

 

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