FRAMMENTI > I.B.L., Il dizionario dello scolaro


PAGELLA – Croce e delizia della nostra vita di scolari, assai più croce che delizia.

PALLOTTOLIERE – Quell’aggeggio che si usa per insegnare il conteggio ai bambini di prima e seconda elementare e che i grandi sdegnano come segno di inferiorità. Pure, i cinesi hanno strani pallottolieri, magari con palline di avorio montate di legno di tek, che servono loro per far complicatissime operazioni mentali (mentre noi abbiamo bisogno di carta e matita per eseguire la più semplice divisione con due cifre al divisore). Gli esercenti, i commercianti cinesi preferiscono il loro tradizionale pallottoliere alla macchina calcolatrice.

PANE QUOTIDIANO – Lo chiediamo a Dio nel Padre Nostro. Un poeta completa così la supplica al buon Dio: “Dacci il nostro pane quotidiano perché dobbiamo vivere ogni giorno. Dallo ai nostri amici e ai nostri nemici; dallo agli uomini che lavorano; fa’ che non manchi alla tavola di nessuno. Che ogni vecchio abbia di che sostenersi e ogni bimbo di che nutrirsi...”

PAROLE – Sono un po’ come i chiodi e servono per attaccarci... le idee. Ma attenti: chi parla e parla, affastella parole su parole, chiacchiera e chiacchiera, non dice niente. Assai meglio riflettere prima di parlare. Purtroppo molta gente parla prima di aver pensato a quello che deve dire.

PECCATO – Una macchia sull’anima. Può lavarla soltanto il pentimento, il pianto sincero.

PENNINO – Piccolo oggetto così importante per gli scolari di un tempo, oggi quasi gli scolari non ti conoscono più... Piccolo strumento della fatica di ogni giorno, piccola arma di tante battaglie scolastiche, che coglievi ogni fremito del cuore di chi ti usava... addio!
Eri piccolo, ma con quanta cura venivi costruito: i minatori estraevano il metallo per te, il fuoco lo purificava nella fornace, una macchina tagliava le lamine d’acciaio, un’altra macchina ti dava la forma, un’altra ancora scavava nel tuo piccolo corpo tagli e buchetti, un’altra ti smerigliava le punte. Diligenti operai inscatolavano i pennini finiti, treni veloci li trasportavano e li distribuivano a tutti gli scolari del mondo. E tu sussurravi con la tua esile voce al bimbo che ti usava: “Non premere quando mi scrivi, asciugami quando hai finito di usarmi, riponimi con cura, non adoperarmi per giocare, perché posso anche esser pericoloso.... e io ti aiuterò finché avrò vita...”

PENSIERO – Il privilegio concesso da Dio: in esso è tutta la dignità di esser uomo. È un dovere per noi, verso Dio e verso noi stessi albergare nella nostra mente e nel nostro cuore soltanto pensieri di bene.

PERDONO – L’animo generoso non conosce altra forma di vendetta all’infuori del perdono. Del resto come non perdonare a chi ha fatto un passo falso, se anche noi abbiamo due piedi che possono incespicare?

PERFEZIONE – L’eccelso gradino cui dobbiamo cercare di arrivare con le nostre gambe debolucce, anche se i gradini per raggiungerla sono aspri e seminati di spine.

PIANTO – Inutile lamentarsi e gemere per un errore commesso, il pentimento deve essere volontà viva, saldo proposito di bene...

POESIA – La musica dell’anima.

PORTALETTERE – È il messaggero dell’affetto e del ricordo delle persone lontane. La sua grossa borsa di cuoio giallo è colma di notizie liete e tristi, di parole che tengono uniti i cuori separati dalle vicende della vita. È un amico sollecito e gli dobbiamo affetto e gratitudine.

PREGHIERA – Un giorno una mamma scoprì il suo piccino con un libretto in mano dinanzi a un’immagine sacra. Il bimbo aveva da poco imparato a leggere e stava farfugliando delle preghiere latine. Pronunciava strafalcioni, ma così compunto che la mamma sorrise e gli disse: “Come fai a pregare in latino, se non capisci il latino?” “Io non capisco, è vero – ammise il bambino – ma Lui, il Signore, capisce.” Non importano molto, infatti, le parole della preghiera, quel che importa è che l’anima, quando si prega, sia dinanzi al Signore. Pregare è come lasciare la terra e librarsi in alto verso il cielo.

PREMIO – La ricompensa che si ottiene per qualche merito che si ha, per qualche buona azione che si è compiuta: può essere un distintivo d’onore, una somma in denaro. Se il premio arriva, ben venga! Ma non si lavora, non si fa del bene soltanto avendo di mira il premio. Così come non si studia per avere il buon voto, ma per sapere. Un solo premio dobbiamo desiderare, e quello solo ambire con tutte le nostre forze: quello che ci darà il buon Dio, alla fine della nostra vita, se l’avremo meritato.

PRESEPIO – L’usanza schiettamente italiana di festeggiare il Natale – la festa più cara ai bimbi, più dolce per le mamme, la festa che esalta i cuori con un canto d’amore e di speranza – ricostruendo la dolce scena della Natività di Gesù. Fu San Francesco nell’anno 1223 che a Greccio, nella boscosa valle dell’Umbria, volle – per la gioia di grandi e piccoli – che fosse rappresentato il grande miracolo di Gesù rinato per amore.
Teniamo gelosamente viva questa tradizione pietosa ed esaltante: non sostituiamo il presepio con l’esotico albero di Natale, forse più appariscente, ma meno nostro, meno commovente, meno espressivo.

PRIMAVERA – Raggi d’oro e cielo azzurro, pruni in fiore e nuove erbette, pratoline e cuor sereno.... oh, la benedetta stagione che giunge con le mani colme di fiori e di speranze! Dopo, seguirà l’estate accesa, turgida di frutti colmi di sole, e poi l’autunno, estroso pittore, e tornerà infine l’inverno gelido e uggioso: ma che importa? Di nuovo tornerà primavera, e il miracolo della rinascita si ripeterà.

PROGRAMMA SCOLASTICO – La materia da svolgere in un corso di studio, durante un anno scolastico. L’insegnante lo scrive su un apposito registro. È predisposto da superiori disposizioni. Letto così, sulla carta, è arido e freddo, ma poi la maestra ci mette la sua anima e, bocconcino per volta, lo porge – squisito cibo per la mente e per il cuore – ai suoi allievi: allora tutto diventa vivo, facile, meraviglioso. Anche i numeri, anche i conti, anche l’odiata aritmetica.

PROMESSA – I bambini ne fan tante, proprio come i marinai quando la tempesta infuria. Ma le mantengono poi? Ah, meglio, assai meglio un fatto solo che mille promesse!

PROVVIDENZA – Un bel pensiero da meditare: “Iddio modera il vento per l’agnello tosato”. Che significa? Che Iddio vede e provvede, non ci dà dolori che non si possa sopportare. Quando ci sentiamo disperati, ecco che la sua mano leggera si risolleva, ci ridona speranza e fiducia, ci dà la forza per sopportare la prova, ci conforta, in uno dei mille modi che Egli solo conosce.


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