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EURASIA
> Ruolo
storico e artistico dei monasteri bulgari Nella Valle delle Rose, la Bulgaria produce il 70% dell’olio di rose utilizzato nell’industria profumiera mondiale, ma non è soltanto questo o il favoloso paesaggio (simile all'Austria tant'è ricco di monti, boschi, torrenti e prati curatissimi) che attira i turisti. C’è il desiderio di visitare uno dei più antichi Paesi d’Europa, la cui fondazione risale al 681 quando Bisanzio riconobbe la sua esistenza, di ammirare i monumenti della capitale Sofia (tra cui la cripta della cattedrale dedicata a Aleksandr Nevskij contenente un’infinità di icone dal IX al XIX secolo che testimoniano l’evoluzione della pittura bulgara) e le città-museo di Etara e Koprivctza, disabitate e restaurate come all’epoca del Rinascimento bulgaro, Arbanasi e Melnik. La Bulgaria ha numerosi monumenti di epoca romana e bizantina (per esempio, nella città di Varna è conservata una necropoli del III secolo a.C.), ma i più famosi e visitati sono i monasteri costruiti tra il X e il XIII secolo, alcuni su rovine risalenti addirittura al III-IV secolo.
Durante
il primo impero bulgaro la cultura artistica ortodossa si arricchì di
nuovi lavori letterari,
scritti per soddisfare la necessità di diffondere e consolidare la nuova
religione, e di icone su ceramica vetrosa: numerosi laboratori
e forni per piastrelle sono stati trovati nell’area di Preslav. L’icona
di ceramica di san Teodoro Stratilata conservata nel monastero di Patlejna,
vicino a Preslav risale al IX-X secolo ed è l’opera più famosa e interessante
per dimensioni e valore artistico, essendo composta da più di venti piastrelle
di ceramica vetrosa dipinte secondo la migliore tradizione della pittura
dell’est della Cappadocia dove tuttavia questa tecnica era sconosciuta. Sotto lo zar Simeone (893-927), secondogenito di Boris, la Bulgaria controllava i territori serbi fino a Belgrado, la Macedonia occidentale e l’Albania e minacciava Costantinopoli e l’impero bizantino. Culturalmente, iniziò in quel periodo la cosiddetta età d’oro, soprattutto in campo letterario, grazie a grandi scrittori come Giovanni l’Esarca e Cosma Presbitero (IX e X secolo). Nei monasteri di Preslav, città appena fondata e potente centro culturale dell’ortodossia slava, trovarono rifugio molti letterati, come Konstantin di Preslav, Chernorizets Hrabs e Exarch Yosif. A Tirnovo, nel XII secolo, sorse la scuola fondata dal patriarca Eutimio che operò la grande riforma linguistica da cui nacque ufficialmente la lingua letteraria. La città di Ohrid si affermò come un altro importante nucleo letterario e artistico fino al 1877 quando il suo arcivescovato fu distrutto.
Nel secolo successivo, il pensiero di San Giovanni di Rila fu diffuso da Gioacchino di Osogovo, Prohor di Psina e Gabriele di Lesnovo, che assieme al santo eremita sono considerati i padri dell’ortodossia slava balcanica (per questo a volte sono raffigurati insieme). Nei luoghi dei loro eremi, tra le montagne, furono eretti altri monasteri. All’inizio, i monasteri somigliavano a quelli bizantini, ma ben presto acquistarono una propria identità. Infatti, per i bulgari, l’architettura dell’Europa centrale e occidentale era troppo austera e scura e quella bizantina troppo concentrata sugli spazi interni. Così furono create silhouette dinamiche, facciate molto colorate e trattate con plasticità. A questo proposito è stato scritto che “a dispetto dell’ascetismo monastico, le costruzioni dei monasteri bulgari si orientarono con le loro meravigliose architetture, flessibili e multicolore, verso un’apoteosi di fusione organica e un’interazione di cultura pagana e risultati della cultura cristiana”. In seguito (X-XI secolo), questo stile pittorico fu adottato in Russia, in Serbia e in altri stati ortodossi.
Alla morte di Giovanni VI Alessandro (1331-1371), una rivolta tra fratelli divise il Paese in due principati, quello di Sofia e quello di Vidin, che furono presto sottomessi dai turchi: con la caduta di Sofia (1382), Tarnovo (1393) e Vidin (1396), e dopo il fallimento della crociata occidentale a Nikopol, la Bulgaria fu annessa all’impero ottomano (1396) e così rimase fino al marzo 1878.< Sotto il dominio turco e dopo la caduta di Costantinopoli (1453), i centri culturali bulgari assunsero come riferimento la repubblica monastica del Monte Athos, ma mantennero le proprie tradizioni classiche. Nel 1469 le reliquie di san Giovanni di Rila furono riportate nel santuario originale del monastero di Rila e la vicenda fu analizzata e amaramente commentata dagli scrittori Vladislav il Grammatico e Dimitri Cantacuzene, capostipiti di un modo letterario che oggi potremmo chiamare patriottico, perché i monasteri bulgari, pur nella loro condizione di schiavitù, riuscirono a produrre e diffondere opere letterarie vivaci e attività artistiche ed educative che contribuirono attivamente alla preservazione dell’etnia, all’elevazione spirituale e alla diffusione dell’idea di libertà nazionale. In pittura, mirabili affreschi – che riportano iscrizioni in lingua bulgara - furono eseguiti, nella seconda metà del XV secolo, nella Bulgaria occidentale (Dragalevtsi, 1476; Bobosevo, 1488; Rila,1491; Kremikovski,1493). Durante il giogo turco, numerosi monumenti furono distrutti: il monaco Metodi Draginov scrisse in una cronaca del XVII secolo che dopo le violenze nella località di Cepino Korito più di 230 chiese e monasteri andarono distrutti. In osservanza ai bandi proclamati dal governo ottomano le nuove chiese cristiane furono costruite di piccole dimensioni e scavate in terra in modo che non offendessero l’occhio dei fedeli turchi. Le antiche cattedrali medioevali, alte e spaziose, furono distrutte o trasformate in moschea. Nonostante l’esterno modesto, le chiese (come quelle dei monasteri di Bigor, Kourilo, Ilientsi, Stroupetski, Podgoumerski, Trun, Malomalovo) furono riccamente decorate all’interno con affreschi e icone. La mancanza di monumentalità architettonica fu compensata da ulteriori ornamenti e decorazioni plastiche e, nelle pitture, dall’aggiunta di personaggi, dalla tendenza a rappresentare molto dettagliatamente le scene, dalla riscoperta di temi “dimenticati” (come l’Inno Acatisto). Uno tra i più noti pittori fu il monaco Pimen Zograph del Monte Athos che durante il XVI secolo dipinse più di trenta chiese nel distretto di Sofia. Ancora oggi si possono ammirare molti monasteri costruiti in quel periodo: a Karloukovo (1602), Alino (1626), Belino, Trun, Malomalovo e Backovo (1643), Rozen (1662), Arbanasi... Anche nei secoli successivi continuò la costruzione o ricostruzione di monasteri: tra il XIII e il XIX secolo, nella sola regione di Sofia ne furono coinvolti un’ottantina.
Nel 1870 fu ripristinato il Patriarcato nazionale (soppresso dai greci nel 1767) e otto anni dopo la Bulgaria si rese indipendente dai Turchi.
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