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EURASIA > Sotto i minareti di Istanbul

 

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A un interno tanto sfarzoso e imponente si contrappone l’esterno, nudo e pesante, con i contrafforti che si appoggiano all’edificio su tutti i lati. Ma la chiesa di Santa Sofia non era meglio nel VI secolo, circondata com’era da edifici sussidiari. La facciata meridionale era nascosta dal palazzo del Patriarca, un vasto complesso di edifici di altezza considerevole, in quanto comunicava direttamente con la galleria della chiesa. La facciata a nord era anch’essa chiusa da edifici, come fanno supporre alcuni archi in rovina. Cappelle e annessi si addossavano contro il lato orientale, ma su quello occidentale si trovava un atrio colonnato, di cui nel secolo scorso esistevano ancora i resti, In questo punto il terreno è in forte pendenza, cosicché originariamente doveva esserci una scala che conduceva all’atrio. Salendola, il visitatore giungeva a un ampio cortile di circa 60 x 40 m, con in mezzo una fontana: questo era l’unico punto da cui si potesse avere una visione libera della facciata principale, che era rivestita di lastre di marmo del Proconneso. In seguito, nel Medio Evo, per ragioni ignote, l’ingresso occidentale cadde in disuso e fu sostituito dall’attuale ingresso meridionale completamente privo di monumentalità.

L’interno è veramente solenne: le enormi dimensioni, le armoniche proporzioni, la profusione di colonne (107), l’altezza della cupola (55 m), la ricchezza delle decorazioni impressionano. Santa Sofia ha una superficie complessiva di 7.570 metri quadrati che la colloca al quarto posto dopo San Pietro in Roma, la Cattedrale di Siviglia e il Duomo di Milano. Ma sono i suoi celebri mosaici a polarizzare la curiosità e l’ammirazione del visitatore: Cristo Pantocratore che tiene la Bibbia nella mano sinistra e ha la mano destra alzata nell’atto di benedire; la Vergine in trono con in braccio il Bambino tra l’imperatore Giovanni Il Comneno (1118-1143) e l’imperatrice Irene; Cristo sul trono, che ha a fianco due medaglioni raffiguranti Maria e l’arcangelo Gabriele e ai piedi un imperatore nell’atto di inginocchiarsi: è forse Basilio I, o Leone VI, perché alla loro epoca (tra l’867 e il 912) si fa risalire l'inizio del mosaico.

Il mosaico più ammirato è però quello che sta sopra la porta interna: su uno sfondo d’oro, vivacissimo, la Vergine in trono con Gesù sulle ginocchia, a destra Costantino I il Grande le presenta il modello della città, a sinistra Giustiniano le offre il modello di Santa Sofia. I due imperatori sono in piedi su uno sfondo di mosaico verde. Le due scritte ai lati delle figure dicono: «Giustiniano illustre», l’una, e «Costantino, grande re fra i Santi» l’altra.

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Dopo questo periodo aureo l’impero si sfasciò per l’imperizia dei successori di Giustiniano e per i gravi dissesti finanziari; il latino, già da tempo caduto in disuso, venne ufficialmente sostituito dal greco; Persiani e Arabi minacciavano Costantinopoli da tutte le parti. Ed è proprio durante l’assedio da parte degli Arabi (672) che Eyüp El Ensari, ultimo compagno di Maometto, cadde attaccando la città dalla parte del Corno d’Oro. Seguì un periodo di grande confusione: gli imperatori romani iconoclasti erano spesso in contrasto con la Chiesa; Bulgari e Arabi muovevano all’attacco; dinastie si estinguevano e altre salivano al trono; i rapporti con la Chiesa, già tesi, peggiorarono, papi e patriarchi si scomunicarono a vicenda e iniziò lo scisma tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. E poi arrivarono i Crociati della IV crociata che nel 1203 saccheggiarono Costantinopoli: inestimabili tesori d’arte andarono perduti o andarono ad arricchire i musei di mezza Europa.

Dopo la spartizione del bottino, nel maggio 1204 venne eletto imperatore Baldovino I delle Fiandre, lo incoronò in Santa Sofia un rappresentante del Papa e fu instaurato il cosiddetto Impero Latino, con capitale Nicea, il quale, però, ebbe vita breve. Tornarono a Costantinopoli gli imperatori greci, ma la città perse tutto il suo splendore e Genova e Venezia lottavano per il predominio economico sulla città. Ed ecco entrare in scena i sultani ottomani che nel frattempo avevano conquistato gran parte dell’Asia Minore, gli assalti si fecero pressanti, per la prima volta Costantinopoli venne assediata dai turchi.

Costantino XII, il Paleologo, fece rinforzare le fortificazioni della città, circondò il Corno d’Oro con una robusta catena di ferro per impedire l’accesso alla flotta turca. Ma ai suoi ventimila uomini, Maometto II, che regnava dal 1451, contrappose ottantamila soldati turchi.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1453 il sultano entrò nel Bosforo con settanta navi da guerra, aggirò il Corno d’Oro facendo scivolare le sue navi su assi unte di grasso, lanciò un ponte di barche tra l’una e l’altra sponda del Corno e attaccò la città su tutti i fronti. I greci difesero eroicamente la città; in quella occasione trovarono la morte lo stesso imperatore e il condottiero genovese Giustiniani, ma attraverso una breccia praticata nelle mura di cinta, il sultano entrò in città. Dopo la conquista, la città incomincerà a chiamarsi Istanbul. Maometto II il Conquistatore trasformò Santa Sofia in moschea (abbellendola con altre opere d’arte: un pulpito in marmo finemente traforato, il coro, la loggia per il sultano, ma, in ossequio alla dottrina islamica che non ammette nella moschea l’effige umana, fece ricoprire di intonaco i mosaici bizantini) (2) e fece costruire altre undici moschee insieme al palazzo imperiale (che in seguito si chiamerà Topkapi).

Il sultano garantì ai Veneziani e ai Genovesi i vecchi privilegi e ne concesse altri, la popolazione maomettana aumentò rapidamente e pure molti cristiani si stabilirono a Istanbul profittando della tolleranza del sultano.

Più tardi Selim I conquisterà la Siria, la Mesopotamia, l’Egitto e sarà il primo sultano a esser nominato Califfo, ossia capo spirituale di tutti i maomettani.

Solimano il Magnifico (1520-66) fu il più grande dei sultani. Conquistò Belgrado, sconfisse gli Ungari, assediò Vienna: sotto di lui l’impero ottomano raggiunse l’apogeo. E durante il suo illuminato regno il grande architetto Sinan costruì splendide moschee, ponti, fontane monumentali.

 

 

Nota:
2. Nell’Ottocento, il sultano Abdul Mecit fece restaurare completamente la moschea dall’architetto svizzero Gaspare Fossati, che scoprì i mosaici nascosti sotto il gesso, li ripulì, li restaurò, li ricoprì di nuovo. Soltanto il mosaico sopra l’ingresso interno poté rimanere scoperto perché era fuori del luogo di preghiera. Nel 1926 Atatürk fece intraprendere altri lavori di riparazione e di puntellamento, nel 1931 furono scoperti i mosaici e nel 1935 Santa Sofia divenne museo.

 

 

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