|
Italia
Eurasia
Resto del mondo
|
EURASIA
> Sotto
i minareti di Istanbul
ISTANBUL
> La moschea di Solimano il Magnifico

La
moschea di Solimano è una delle più famose, la più vasta, la più alta,
il più bell’edificio islamico costruito tra il 1550 e il 1557 dall’architetto
Sinan Hoga, che riconobbe in questo complesso la prima opera della sua
maturità. (1) Il terreno, sul sesto colle della città, declina rapidamente
verso il Corno d’Oro, perciò furono necessarie vaste fondazioni di pietra.
Gli scalpellini erano tutti originari dell’Armenia, all’epoca i migliori
del mondo.
Visto
dal Corno d’Oro, l’edificio dà un’impressione di grande monumentalità.
L’esterno corrisponde esattamente alle divisioni spaziali interne e
all’insieme dei contrafforti, archi e volte necessari a produrle. Nei
grandi timpani a est e a ovest è evidente l’influenza di Santa Sofia;
ma, anche senza le aggiunte posteriori, Santa Sofia non esprimeva così
chiaramente all’esterno la complessità, molto maggiore, delle sue divisioni
interne. Coi
numerosi edifici che la formano (cucine per i poveri, bagni, scuole
di teologia, biblioteche...), la moschea di Solimano è un vero e proprio
quartiere. Svettano al cielo i quattro minareti e tutt’intorno corrono
dieci gallerie e questi due numeri (4 e 10) vogliono forse ricordare
che Solimano il Magnifico è stato il decimo sultano e il quarto residente
a Istanbul.
Nell’atrio
si ammirano 24 colonne di marmo bianco e granito rosa, che sorreggono
28 cupole e una fontana di purificazione a forma quadrata, nella quale
i fedeli, prima di varcare la soglia della moschea devono lavarsi accuratamente
mani, viso, denti, estremità inferiori.

Nota:
1. Il più grande degli architetti ottomani, quasi contemporaneo di Michelangelo,
Sinan nacque nel 1491 a Karaman da famiglia forse greca e certamente
non musulmana. Addestrato nel corpo dei Giannizzeri e combattente in
Austria, Baghdad, Corfù e Puglia, nel 1538 fu nominato dal sultano Suleiman
architetto della Dimora della Felicità. Da allora, per cinquant’anni,
progettò un numero infinito di edifici, molti dei quali ancora
esistenti.
|