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EURASIA > Sotto i minareti di Istanbul
Una scala conduce al pulpito del khatib che dirige la preghiera del venerdì e che si guarderà bene dal salire fino all’ultimo gradino riservato al Profeta. La nicchia per il Sultano è di marmo bianco come il pulpito e sopra la nicchia ci sono stupende finestre decorate. La luce che filtra dalle 136 finestre illumina il marmo, il porfido e le preziose maioliche di questo tempio estremamente armonioso.Appeso, si distende a ruota un gigantesco lampadario formato da centinaia di scodelline di vetro che un tempo venivano riempite di olio e acqua. Le fiammelle però producevano un gran fumo, perciò l’ingegnoso architetto escogitò un sistema per convogliarlo in un punto preciso dove poteva venir raccolto e trasformato in inchiostro a uso dei calligrafi. Uno di questi, abilissimo, fu il celebre Hasan Karahisari. La moschea di Solimano ha interessato fino ai nostri giorni matematici e ingegneri, perché è difficile stenderne con esattezza un rilievo. Ma i numeri che si conoscono danno l’idea dello studio, forse magico, di Sinan: la cupola raggiunge l’altezza di 53 m dal suolo e ha un diametro di 26,50 m, perciò lo spazio centrale è un cubo sormontato da una mezza sfera, nella proporzione 2:3. Inoltre, l’area totale interna è un quadrato di quasi 53 m, diviso in sedici parti, di cui quattro formano il quadrato centrale. E tutti i supporti sporgono all’indietro da questo quadrato, dando vivacità agli spazi subordinati.
Dietro la moschea si trova un cimitero con i mausolei (türbe) del sultano Solimano e della sua favorita Rosellana. La türbe del sultano è una costruzione ottagonale, probabilmente anch’essa opera di Sinan, circondata da un colonnato con maioliche e finestre multicolori. La cupola è sostenuta da otto colonne di porfido ed è ornata a profusione di smeraldi e cristalli di rocca. Accanto alla moschea, Solimano fece erigere un quartiere del quale sopravvivono ancora 525 case di legno. *** Alla morte di Solimano I il Magnifico (1566) l’impero ottomano aveva raggiunto l’apogeo, ma i successori non riuscirono a mantenere la pace. Le battaglie contro i Veneziani e gli Spagnoli, le guerre fratricide e l’aumentata influenza dei visir e delle loro guardie del corpo, i Giannizzeri (soldati, formati originariamente da giovani cristiani rieducati alla religione musulmana e famosi per la loro ferrea disciplina, che diventarono un elemento di disordine), crearono un clima di incertezza e decadenza. La costruzione di moschee continuò ma nessuna raggiunse la perfezione delle precedenti. Anche la moschea Blu (o Azzurra), da noi così apprezzata e simbolo di Istanbul, deve la sua fama non tanto all’architettura e alla preziosità dei suoi elementi, quanto al fatto di essere stata per secoli il punto di partenza dei viaggi diretti alla Mecca, a buon diritto visto che al suo interno è conservato un frammento della pietra nera della Kaaba.
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