ITINERARI > EURASIA > Sotto i minareti di Istanbul (1)

 

Istànbul – l’antica Costantinopoli, l’antichissima Bisanzio, la favolosa metropoli per metà Europa e per metà Asia – è stata amata da Theophile Gautier, da Pierre Loti, da Curzio Malaparte, da Lamartine. Mozart e Rossini vi trovarono ispirazione, ne subirono il fascino. Soltanto a Mark Twain non piacque, gli parve – disse – «un eterno circo equestre». È tutta da visitare, dal palazzo di Topkapi, l’enorme residenza dei sultani ottomani che riassume 390 anni di architettura e dove la profusione di oro, brillanti, rubini, perle è indescrivibile, al moresco Gran Bazar, dal cui centro si irradiano 65 strade, intersecate da crocicchi e piazzole lungo le quali si aprono più di quattromila negozi. Ma il lato più eloquente di Istanbul è racchiuso ai piedi degli innumerevoli minareti, nella chiesa di Santa Sofia, nella moschea di Solimano e nella moschea Blu, che da sole illustrano oltre mille anni di storia.

 

Attraverso il Bosforo, conosciuto ancor prima del III millennio a.C., sicuramente passò Giasone coi suoi Argonauti per andare alla conquista del vello d’oro posseduto dal re della Colchide, lontana regione sul mar Nero, ma furono molti i popoli che transitarono e si insediarono lungo le rive: Frigi, Bebrici, Misiani, Cauconi, Maesiani, poi Tauri e Triballi… Era un luogo strategico, punto d’incontro tra Mediterraneo e mar Nero, tra Europa e Asia. Sul Bosforo si apre una lunga e stretta insenatura, il Corno d’Oro (in turco Haliç) che si inserisce profondamente nella terraferma: è un golfo largo, nel suo punto massimo, poco più di mezzo chilometro, costellato di isolotti ed è qui che si trova il centro storico della città, l’antica Stambul che fu residenza degli imperatori bizantini e di quasi tutti i sultani turchi.
La fondazione di Bisanzio (Byzantion, dal nome del re Byzas, capo dei Dori di Megara) si colloca intorno al 658-657 a.C., ma la sua nascita è aureolata di leggende. Conquistata da Dario, Bisanzio restò sotto la dominazione persiana fino al 479 a.C., quando Pausania, re di Sparta, la liberò.
Più tardi (340 a.C.) Filippo II il Macedone, assediò invano la città: la luna uscita improvvisamente dalle nuvole mise in guardia i bizantini dall’assalto imminente. E da allora la mezzaluna è diventata simbolo della città. L’alleanza con i Romani stipulata nel 146 a.C. fu movimentata – indipendenza, distruzione, ricostruzione… – fino a Costantino I il Grande che nel 330 consacrò Bisanzio capitale dell’impero romano con il nome di Nova Roma, ma la città diventerà più nota col nome di Costantinopoli. Come Roma, l’imperatore la volle estesa su sette colli, suddivisa in quattordici quartieri, arricchita di un palazzo, un foro, nuove fortificazioni e le prime chiese cristiane, bagni pubblici, fontane, monumenti. Da Roma arrivò la colonna di Porfirio (lavorata con pietre di diverse misure e alta 32 metri), che Costantino fece collocare nel foro nel punto in cui si trovava la sua tenda durante l’assedio alla città.
Salito al trono imperiale, Teodosio I il Grande fece abbattere i templi pagani e divise l’impero tra i suoi figli: a Onorio toccò l’Occidente, ad Arcadio l’Oriente (395). In seguito, la città si ingrandì, furono costruite una nuova cinta di mura e altre fortificazioni lungo il Corno d’Oro e il mar di Marmara, ma è dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente (476) e il tramonto di Roma che Costantinopoli diventò il centro del mondo civile e, per l’influenza greca e dell’area dell’odierno Medio Oriente, capitale del nuovo Impero bizantino.
Sotto Giustiniano (527-565) la città raggiunse il massimo splendore. Respinti i Bulgari, i Persiani, i Goti, sedata una rivolta interna con l’aiuto del generale Belisario, l’imperatore dette nuove leggi e fece edificare nuove importanti costruzioni, tra cui sei ospizi, palazzi, edifici pubblici, porti, ponti, un acquedotto, gigantesche cisterne per l’acqua e trentadue chiese, prima fra tutte quel capolavoro che è Santa Sofia.

“Il Clemente, il Misericordioso”
“Nel nome di Dio”

 

 

Nota:
1. Testo e ricerca immagini: © associazione culturale Larici, 2001.

 

 

 

 

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