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EURASIA > Raffaello Barberini, Relazione di Moscovia, 1565

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Questo mare è dove più stretto, e dove più largo; e nel più stretto è à Reuelez, dove circa 50 miglia viene infine alle Nerve. Ma di verso la Sveda fa un’altro corno, e si caccia frà la detta Regione. Resta ivi alle Nerve il mar dolce affatto, benché tutto sia poco salato, rispetto agli altri mari.


La costa russa con il castello di Ivanogrot raffigurata in una mappa del 1539


Le Nerve restano lontane dal mare circa otto miglia insù una fiumana dalla banda di quà poste con un castello. Questa terra già era de’ detti Cavalieri. Dall’altra banda del fiume, a riscontro vi è una terra che si chiama Ivanogrot, fortificata di castello ancora. Talche dell’un castello all’altro (essendo posti in su ‘l più stretto del fiume) si trarrebbe con un sasso.
E che così sia, il Moscovita da detto castello prese 10 anni sono le Nerve con gittar fuochi lavorati, e bruciare, e gittare à basso la maggior parte delle case. Questo fiume si chiama Nerva e sopra la terra un miglio hà principio, uscendo quindi di un lago chiamato Pebus, lungo 150 miglia e largo cinquanta: mettonvi dentro più di 50 fiumicelli, e solo esce per la Nerva. Di questo lago uscendo fà una subita caduta grandissima con grande strepito e dalla terra al mare è navigabile, e copiosissimo di pesci e de’ più famosi, come lamprede, murene, e simili.

Di poi pigliando il camino più verso levante, si trova un paese paludoso e boscaglie d’abeti, con strade fantastiche e fastidiose e pericolose à caminarvi, fatte a viva forza e acconcie di legnami, e male habitato. Trovasi la gran Nogarte, terra molto grande, di legname, ma di gran fama in quei paesi, con un castello murato. Per mezzo alla qual terra ci passa la Volga fiume, sopra il quale è un ponte lunghissimo pieno di case, e botteghe come una strada ed è detta terra lontana circa 250 miglia dalla Nerve.

Da questa terra partendosi si trova un paese un pezzo paludoso e poi boscaglie, ed alcuni villaggi e monisteri. Appresso si trova una buona terra chiamata Dorcioc. Si trova anche una grande e buona terra chiamata Otfer, posta in sul fiume Volga.

Dipoi si trova paese molto megliore, cioè campagne di grani, e colline alquante. Da detta terra lontano circa 300 miglia si trova il Ducato di Moscovia, dove la terra principale chiamano Mosca, posta in sul fiume Mosca, il quale fiume nasce nel contado di detto Otfer e fino alla Mosca non è navigabile.
Qui risiede ordinariamente il Gran Duca Moscovita. La detta terra è grandissima, ma più delli sette ottavi di legname; vi è un castello con buone mura, ma non forte, fatto già da Italiani, similmente vi sono parecchie Chiese grandi di bello edificio e Palazzo Ducale con tetti e cupole coperte di rame dorato, pur fabbricate da Italiani, stati quivi condotti per i tempi passati, prigioni e di Polonia e di Lituania. Vi sono oltra le dette, chiese d’incredibil numero quali più piccole quali più grandi, murate e di legnami, si che non è strada dove non ne siano parecchie, di modo che il giorno e la notte di San Nicolò la quantità delle campane che si sentivano erano fastidiose ed intolerabili. Le case, tanto di questa terra, come delle altre e de’ villaggi ancora, sono piccole e male accomodate, senza civiltà o maniera: hanno una stanza grande dove mangiano, lavorano e fanno tutto, nella quale hanno un forno col quale scaldano detta stanza, in sul quale accostuma tutta la famiglia dormire, né, pur hanno tanto ingegno di farle un camino donde esca il fumo ma lo lasciano sfogare e uscire per la porta e per le finestre: che è penitenza non piccola a starvi. Nogarde è governata da un Duca mandatovi dal Gran Duca e le altre terre da un Vaivoda.

Tutto questo cammino si fa con cavalli di poste che corrono molto forte e le poste son lunghissime, li cavalli son piccoli ma molto forti; similmente fa tenere detto Signore poste per tutto il paese e ordinariamente si può avere a ciascuna posta sempre 50 o 60 cavalli: ma non stanno tutti in una stalla come si costuma negli altri paesi, ma ciascuno che abita il villaggio ne tiene e subito in arrivando ciascuno mena il suo cavallo e fanno a gara e talhor quistione a voler dare ciascuno il suo, e bisogna portar seco e la sella e la briglia perché non li danno che nudi. E talhora avviene che detto Moscovita quando vuol fare qualche impresa di guerra, come seguì dieci anni sono quando ruppe la guerra in Livonia, comanda che pel camino tutti gli huomini de’ villaggi facciano andare i loro cavalli a quei villaggi dove sta la posta: tal che farà correr 10 mila huomini a 500 per volta con poche ore di spazio dagli uni agli altri, di sorte che arriva uno esercito suo in paese inimico allo improvviso e preda e piglia e distrugge inanzi ch’l nemico ne sappia pur la venuta. E così ha fatto cose di non poco momento, il perché fanno diligenza incredibile.

Ma lasciando questo e seguitando la fiumana della Mosca (la quale va molto stortamente) circa a 65 miglia si trova un Monistero di Frati alla Greca che si chiama S. Trinità. Vi sono 250 frati e il Monasterio è grande e murato e guardato con artiglierie; hanno entrata grandissima e fanno le spese a tutti quelli che vi capitano, e alcuna volta viene il Gran Duca con grandissima gente ed essi ricettano e danno da vivere a tutti.
Vi sono di gran boscaglie e molte fiere e fra l’altre molti orsi grandissimi li quali vanno infino alle case ad assaltar le genti.

Circa 90 miglia lontan dalla Mosca città, si trova la città di Colomna, per la quale passa il fiume Mosca e cinque o 6 miglia di là mette in una gran fiumana chiamata la Occa, la qual mette nella Volga lontan dalla Mosca 500 miglia dove è posta la piccola Nogarde, buona terra e con un castel murato. La qual fiumana è ingrossata da molti altri fiumi e passa per molti boschi e campagne paludose e parte fertili. Dipoi si addiritta alla volta del Mare Caspio, e 500 miglia lontano da detta Nogarde si trova insù detta fiumana Cafano, terra e regno de’ Tartari, ma suddita al Moscovita il quale nuovamente vi fabrica un castello. Questa terra resta posta dove mette il fiume Recziza, che viene di verso levante, come ho detto, nella Volga, la quale mette, come dissi sopra, nel Mar Caspio con molti rami, per quanto ne ho di questo inteso; e a poche miglia lontano di detta uscita vi è Astracano, terra e regno de’ Tartari, suddita pure al Moscovita.

Però addietro tornando, dove ho visto io, dico che 140 miglia lontano da detta piccola Nogarde si trova un fiume che viene di verso mezzogiorno e che si domanda Zura e mette nella Volga dove è posto un castello chiamato Basilovogorode: questo fiume è confine del ducato di Moscovia e del regno di Cafano.

Non molte miglia lontano si trova un altro fiume chiamato la Piccola Mosca che mette nell’Occa sotto una terra chiamata Muron. In questo spazio frà detti due fiumi restano gran boscaglie le quali sono habitate da’ popoli Mordoviti, che son sudditi al medesimo Moscovita, parte Idolatri e parte Mahomettani, gente bellicosa ma tutti a piè con archi e frecce. Girando più abbasso si trova un lago grandissimo che per quanto meglio mi potessi informare gira più di mille miglia e lo domandono Ivanovvolèro e resta fra gran boscaglie fra l’Asia e l’Europa. Vi sono sul detto lago più villaggi e terre di legnami e una è chiamata Tulla, appresso 40 miglia alla quale esce il fiume Tanai: il quale per un pezzo è maggior per fama che per acqua. Percioche per quanto io potei ritrare dell’origine sua, non è navigabile fino a Donco, terra grossa che si trova insul detto fiume verso la palude Meotide, ma in alcuni luoghi è strettissimo e altrove si allarga per le campagne de’ Tartari Nogai che non si vede dall’una all’altra riva; ma da Donco fino alla palude Meotide, dove entra, è navigabile, e questo spazio per terra è 400 miglia ma con barche per lo fiume vanno in 20 giorni perché si torce molto verso la Volga presso fino a 35 o 40 miglia, e poi ritornando mette al sopradeto luogo appresso una terra chiamata Avoph: dicono terra molto mercantile e di concorso di nazioni strane, per quanto mi hanno riferito alcuni Circassi che di là venivano.

Dipoi rigirando dal detto lago verso la Moscovia si entra nel regno di Severa del quale viene un fiume nomato il picciol Tanai, il quale entra nel Tanai. Questo paese è abbondante di grani, di frutti e selvaggiumi d’ogni sorte. Resta ancora fra la Occa e il Tanai una Signoria che domandano il Principato di Rezzano, la quale è abbondantissima di grani e bestiami, d’ogni sorta di salvaticini, cera e mele e, fra l’altre, quaglie grasse: e vi sono grani che fanno tre spiche.

Dopo questo restano fra mezzogiorno e la Moscovia lontano 300 miglia in circa da Mosca molti paduli e pantani, questo paese lo chiamano Mscenech; in questo luogo esce la riviera dell’Occa, nel qual luogo sono varie terre e villaggi e quando questi popoli habitatori sono con forza assaltati da’ nimici, si salvano in detti paduli. E fra l’altre terre ve n’è una chiamata Corfira, dove vi è una miniera grande di ferro e di acciaio, benché in piano. Ad una di dette terre chiamata Coluga sempre son tenuti come in guarnigione del detto Moscovita molte miglia di Tartari, in ordine e pronti per poter sempre spingerli o verso il Tartaro di Crema o verso la Lituania o dove più gli aggrada.

Però girando verso mezzo dì si trova la regione di Lituania, dove vi è Smolenzco: gran terra, la quale è posta in sul fiume Boristene; era vescovado e signoria inanzi che fosse presa dal Ruscio. Questa regione è suddita al Polacco, se bene il Ruscio gli ha preso paese e terre delle quali la più importante è Polozca: è quasi sempre vi è fra loro guerra. Questo paese è molto abbondante d’acque perché vi è un gran bosco molto paludoso donde escono parecchie fiumane grosse; el detto bosco lo chiamano Vuolconschi e da questo ha origine il fiume Volga, il quale prima gira verso mezzogiorno, poi torna verso levante e poi si drizza verso il mar Caspio, dove, come ho detto, entra e dal principio alla fine è ingrossato da 72 fiumane. Produce molti pesci, ma in particolare storioni grandissimi e io ne ho visto quantità infinita, che salati per tutto ne portano. Non molto lontano donde escono dette fiumane vi è un villaggio chiamato Dniepersco, appresso al quale nasce il Boristene, e non molto lontano vi è un Monistero di frati sotto il titolo della Trinità, appresso al quale assai presto si congiunge col Boristene e fassi gran fiume navigabile e drizza il corso suo verso Capha.

 

 

 

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