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EURASIA > Carlo Vidua, Lettere 1818-1819 – Dalla Svezia alla Turchia

 

N.° 26.
A S. E. il Conte PIO VIDUA.
ITINERARIO DA COSTANTINOPOLI A SMIRNE.
Smirne, decembre 1819.

La strada da Costantinopoli a Smirne per terra si fa in otto giorni per linea retta. Io non l’ho seguita, perchè volevo vedere la Troade, onde m’imbarcai
il dì 8 novembre a Costantinopoli per andare a’ Dardanelli. Già le ho scritto che per cagione della peste aveva avuto moltissima difficoltà a trovare un passaggio; alfine un capitano delle Bocche di Cattaro, che avea un ottimo bastimento mi prese a suo bordo, e mi usò ogni sorta di cortesie. Quanto era buono il bastimento ed il capitano, tanto più contrario era il vento che soffiava sempre da mezzogiorno, o da ponente. Però invece di ventiquattr’ore impiegai sette giorni per questa breve distanza. Questo ritardo mi fu vantaggioso in quanto che mi lasciò tutto il tempo di leggere Omero e Le-Chevalier, di modo che giunsi a’ Dardanelli colla mente piena di Troja, e dello Scamandro. La notte del 13 al 14 la passai presso le ruine di Abido, ed ancorato appunto in quell’acque, che Leandro passava a nuoto per giungere a Sesto a veder Ero. Su tutto quel canale de’ Dardanelli od Ellesponto vi sono luoghi memorabili o per antiche città, come Lamsaco, o per grandi eventi, come il luogo dove Serse gettò un ponte sul mare.
Il 14 alla mattina sbarcai a’ Dardanelli, o vi trovai ancora la peste, che credevo aver abbandonato a Costantinopoli. Il console Inglese, per cui avevo lettere dall’ambasciatore, mi ricoverò in casa sua, in cui si osservavano tutte le precauzioni della quarantena, e mi diede un suo agente Israelita per guida, che è solito a condurre i viaggiatori Inglesi. La sera ebbi la visita del sig. Sadakà altro Israelita ricco, che serve d’agente, o di corrispondente per gli affari riguardanti i bastimenti Sardi. Egli mi trovò cavalli, e, quanto mi bisognava pel viaggio della Troade.
A dì 15 partii da’ Dardanelli, e venendo verso mezzogiorno passai al villaggio di Halelì, ove trovai i resti del tempio d’Apollo Timbrio, e passando alla tomba d’Aiace giunsi a sera tarda a Koumkalè o sia Fortezza nuova de’ Dardanelli dalla parte d’Asia. Essa è posta alla foce del fiume Mendres prodotto dalla riunione del Simoi e dello Scamandro.
16. Da Koumkalè andai alla Tomba di Patroclo, ed a quella d’Achille. In quest’ultima sono visibili le traccie degli scavi fatti fare dal conte Choiseul-Gouffier autore del Voyage pittoresque de la Grèce, quando era ambasciatore a Costantinopoli. Di là a pochi passi vi ha Tenicher nel sito ov’era Sigeum. Calando nel piano trovai il Tumulo comune de’ Greci, e (traversando il fiume) de’ frammenti antichi a Koum Kecciu, ad Hisarlik e a Ciblak, che credesi esser stato l’Ilium recens, e finalmente la sera venni a dormire a Bunarbascì nel sito o presso il sito dell’antica Troja. La sera stessa, benchè tardi, volli ancora andar a vedere le sorgenti dello Scamandro. Vicino ad esse Achille uccise Ettore secondo Omero.
La mattina del 17 da Bunarbasci piccol villaggio Turco salii alla vetta del colle, ove credesi esser stato l’Ilium vetus, o sia la vera Troia antica. Non vi sono più resti di muri, ma vi è il Tumulo d’Ettore con due altri, ed alcune escavazioni nella rupe, che paiono essere stati i sotterranei de’ tempii o de’ palazzi di Priamo. Sotto Bunarbascì esistono ancora per così dire i giardini di Priamo; o sia l’agà ha i suoi giardini, presso le fonti dello Scamandro, appunto dove Omero dice, che si trovavano i passeggi e gli orti del re di Troia. Nella medesima giornata andai a Califat ove sono alcuni resti antichi; a Capitan Pascià Ciftlih, ove è una insigne iscrizione, alla Tomba d’Aesietes, donde si scopre tutto il piano di Troia; e venni a dormire ad Ugiek.
Il 18 quarto ed ultimo giorno del giro della Troade dopo aver visitato alcuni rimasugli ed iscrizioni a Bos ed a Jikli passai tutto il rimanente della giornata sulle ruine della città che Alessandro fece fabbricare non lungi dal sito di Troia, ma sulle rive del mare, e a cui diede il nome di Alexandria Troas. I Turchi hanno trasportato a Costantinopoli per abbellire le loro moschee una quantità immensa di colonne, che ornavano questa città; ma pur non hanno tanto potuto distruggere che non restino ancora visibili un teatro di gran dimensione, alcune iscrizioni, le ruine di magnifiche terme, del porto, di un acquidotto, di un tempio, e di vari altri edifizi. A mezz’ora dalla città visitai le acque termali, e la sera venni a riposare in Kemallì.
Forse parrà strano di sentir a parlare della tomba d’Ettore e di Troia e dello Scamandro, come di oggetti che si possano riconoscere dopo tre mila anni. Anch’io credeva che vi fosse dell’esagerazione, ma quando mi sono trovato sul luogo, non ho potuto a meno che esser convinto dell’esattezza della topografia di questo paese. Non so, se Omero abbia inventato i fatti, ma ben è certo che egli ha descritto i luoghi con tanta esattezza, che ancor al presente si possono riconoscere. Il Viaggio alla Troade di Le-Chevalier è una guida esattissima, ed assolutamente necessaria per visitar la Troade. Io l’avea cercato a Costantinopoli lungamente e in vano, perchè in questi paesi non si legge. Alfine me l’imprestò l’internunzio d’Austria, e mi rese un gran servizio, perchè senz’esso non avrei potuto ricavar frutto da questo viaggio. La carta di Le-Chevalier è esattissima; e i tumuli d’Aiace e di Achille si trovano appunto ne’ luoghi, dove li indicò Strabone mille seicento anni fa. Nel riconoscere questi luoghi famosi l’animo si riempie d’un piacere misto di tristezza; e non potrei esprimere che impressione mi faceva il rileggere colà quel passo, dove Omero sembra aver parlato da profeta dicendo queste parole: «I Greci innalzeranno la tomba sulle rive dell’Ellesponto, acciocchè ne’ secoli avvenire i viaggiatori passando per quel mare dicano: ecco la tomba di quel prode guerriero! Così diranno i viaggiatori, e la gloria ne passerà di età in età.»
Il 19 novembre da Kemalli mi portai ad Inè, che si crede l’antica città di Enea, e non è lungi dall’antica Troia, e la sera dormii ad Aivagik.
20 da Aivagik per una strada di traversa andai al villaggio Turco di Bairam ove sono le ruine della città Greca di Assos poco visitate dagli stranieri, perchè son fuor di strada, ma ben degne di esser vedute. Assos è sopra un monte a 6 ore a levante dal Capo Baba (una volta Lectum Promontorium). Sulla sommità sono le vestigia d’una fortezza e d’un tempio, a’ piedi i resti di un porto, sul pendio del monte parecchi ordini di muri, e tempii ed altri edifizi antichi semiruinati, fra cui primeggia un teatro. Questo teatro ha il mare a’ suoi piedi, la veduta s’estende sopra l’isola di Metelino (l’antica Lesbos) che le sta in faccia, sopra il golfo d’Adramiti, le isolette di Musconisi, il Capo Baba; non si può godere di più bell’aspetto. Esistono ancora in gran parte i muri della città tutti di granito senza calce, ma colle pietre tagliate con tanta precisione che è una meraviglia. Fuori della città sono i sarcofagi. Ho passato tutto il dopo pranzo del 20, e tutta la mattinata del 21 sopra queste ruine; e vi sarei stato più lungamente se non fossi stato turbato da sospetti, e dalla barbarie di que’ Turchi, che s’immaginavano che io cercassi tesori, e che volessi prender informazioni e disegni del loro paese per venirlo ad assalire o per privarlo de’ suoi monumenti. Il mio domestico interprete Leonardo li arringò con molta eloquenza, mostrando loro il Firmano ed esaltando la potenza del suo Beisadé o sia signore: che scriverebbe a Costantinopoli e li farebbe castigare se mai osassero mancargli di rispetto. I discorsi e la gravità Turca di Leonardo fecero buon effetto; nondimeno giudicammo bene di passar la notte colle nostre pistole sotto al cuscino. L’indomani
21 da Assos venni a Muhzurakli, e il
22 da Muhzurakli ad Adramiti. Tutta questa costa da Assos o sia da circa il Capo Baba fino ad Adramiti è un vero paradiso. L’alta catena del monte Ida la ripara da’ venti di mezzanotte; l’esposizione a mezzogiorno verso il mare contribuisce eziandio a renderne sempre più calda la temperatura; le vedute bellissime che si variano ad ogni istante delle montagne dell’isola di Metelino, e della costa di Kidonia, la quantità di ulivi, di lauri e di mirti che l’ornano, tutto concorre a far di questa regione una delle più calde e delle più belle parti dell’Asia minore. I contorni di Adramiti sono singolarmente ameni. Sono perpetui boschetti d’olivi, e di lauri misti a cipressi, a pioppi ed a platani. Alte montagne li cingono da tre parti, e dalla quarta il mare — Agì Mehemed Agà Murad Oglù (che tale è il lungo nome del governatore) mi mandò a complimentare da un suo favorito, che mi fece molti elogi del suo padrone. «Egli ama i Franchi, mi dicea, li fa rispettare, mantiene l’ordine e la sicurezza, del suo paese. È un uomo incomparabile, è un piccolo Buonaparte. E bisogna vedere come mantiene la giustizia! Egli impicca, egli strangola, egli taglia teste senza distinzione; fosse suo padre, fosse suo figlio; egli non guarda alle formalità, non vuol sentir a parlare di ragioni, non ascolta i testimoni, fa giustizia sommaria. Veramente Adramiti si può stimar fortunato d’avere una sì gran testa per governatore.»
24 da Adramiti venni ad Aiasmati, ed il
25 da Aiasmati a Pergamo passando per i paesi che formavano l’antica Eolide.
26 e 27 furono due giorni dedicati interamente alle antichità di questa vecchia capitale degli Attali e degli Eumeni. La fortezza situata sopra un monte assai alto e scosceso, ha rimasugli di quelle belle antiche mura sì ben costrutte, e le fondamenta di un tempio formate con enormi pietre. Dalle dimensioni de’ capitelli si può giudicare, che fu un edifizio magnifico. Non, lungi v’è una fornace, in cui si riducono a calce i marmi antichi. Più basso vi sono le ruine di un teatro, e l’altre più magnifiche di un superbo anfiteatro, che fu piantato in un burrone, acciò il torrente vi passasse dentro, e serrando le chiuse, si potesse innondar la scena e ridurlo a naumachia per li combattimenti delle barche. Vi ho copiato parecchie iscrizioni, ed ho visitato parecchie altre ruine; ed in generale si può dire, che Pergamo è una città che conserva ancora un gran numero di ruine; onde anche senza la Troade e senza Assos, mi sarei creduto colle sole ruine di Pergamo bastantemente ricompensato delle fatiche e de’ disturbi di un viaggio di 15 giorni a cavallo, e in mezzo a’ Turchi.
28 da Aiasmati a Guzel Hissar passando tuttavia nell’Eolide, ma senza che si possa quasi più riconoscere il sito delle antiche città colonie di Grecia.
29 da Guzel Hissar traversando una catena di monti, e il fiume detto anticamente Hermus, giunsi la sera felicemente in Smirne termine del viaggio.


 

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