ITINERARI > EURASIA > Carlo Vidua, Lettere 1818-1819 [Dalla Svezia alla Turchia] (*)

 

La vita del conte Carlo Domenico Fabrizio Giuseppe Maria Vidua (1785-1830) è raccontata con molta ampiezza dal politico e letterato Cesare Balbo (1789-1853) che curò la pubblicazione delle lettere dell’amico viaggiatore, o, meglio, di quelle rimaste: «Lasciando in casa le sue carte, mandandovene o deponendone in vari luoghi, o lasciando nel morire quelle che aveva seco, ci commise dovunque, che morendo egli, si ardessero».
Carlo Vidua nacque a Casale Monferrato il 28 febbraio 1785 dal conte Pio (che fu ministro degli Interni del Regno di Sardegna nel 1814) e dalla contessa Anna Maria Gambera, che morì quattro anni dopo. Grazie alle ricchezze di famiglia e alle circostanze, Vidua si formò un’ampia cultura: diritto, scienze, lingue classiche e moderne, musica, disegno Nel 1806 fu eletto socio della “Società dei Concordi in Torino per lo studio delle lettere scienze ed arti” e nella sua residenza di campagna, a Conzano, ospitò i giovani intellettuali piemontesi dell’epoca: Luigi Provana, Luigi Ornato, Ferdinando e Cesare Balbo, Carlo Guasco, Roberto d’Azeglio
Indeciso se dedicarsi alle lettere o seguire la carriera, amministrativa o militare, scelse una terza via: viaggiare.
Già aveva visitato l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, l’Olanda e il Belgio, quando nell’aprile 1818 partì per Parigi, passò a Londra e, in compagnia dell’amico marchese Alessandro Doria di Ciriè, viaggiò in Danimarca e in Svezia, fino alla Lapponia, e in Finlandia. Da qui, arrivò in Russia – da Pietroburgo a Mosca (in cui, «risorta come una fenice in pochi anni, più bella di prima», incontrò l’ambasciatore sardo a San Pietroburgo, conte Cotti di Brusasco), fino alla Crimea e a Odessa – e in Turchia, fino a Smirne dove si imbarcò e raggiunse l’Egitto (dove Vidua acquistò la collezione di antichità che è il nucleo originario del Museo Egizio di Torino), la Palestina, la Siria, il Libano, le isole di Cipro e di Rodi e infine Atene, dove s’imbarcò per il ritorno passando dalla Tunisia (1821).
Nel 1825 compì il secondo viaggio: Stati Uniti, Canada e Messico, rimanendovi un anno. Tornò per stare vicino al padre gravemente malato, ma a Bordeaux seppe della sua guarigione e partì di nuovo: Indie orientali, Cina e Oceania. Iniziato nel 1827, fu questo l’ultimo suo viaggio: morì tre anni dopo ad Ambon nell’isola di Celebes (Indonesia). Carlo Vidua, che aveva schivato le peggiori malattie (peste, febbre gialla, colera), aggressioni e rivoluzioni, fu ucciso dalla curiosità: scivolò in una solfatara vulcanica che voleva studiare da vicino. Le gravi ustioni andarono in cancrena e l’idropisia lo finì.
Le lettere raccolte da Cesare Balbo sono una testimonianza infinitesimale dei viaggi di Vidua, poiché egli disegnava minuziosamente ogni luogo visitato, rilevava le piante di città ed edifici, ricopiava le antiche iscrizioni greche e latine e «raccoglieva senza risparmio quanti libri e documenti poteva di storia moderna e talora antica, di politica, economia, statistica, finanze, commercio, e simili; e poi disegni, carte, monete, medaglie, e talor abiti, armi e curiosità d’ogni sorta; e via via poi, per lo più notati, postillati, ed incassati di propria mano, pur senza risparmio, e con grandi raccomandazioni li rimandava in patria» (C. Balbo). Ma in patria Carlo non riordinò quei materiali e tanto meno i taccuini con gli appunti e centinaia di disegni, così alla sua scomparsa «le più delle carte furono bruciate; quasi tutte le giovanili, e del primo viaggio; tutto il viaggio d’America; e stavano per bruciarsi le altre».
È del primo viaggio che qui si riportano le lettere più significative che Vidua spedì dalla Svezia, dalla Lapponia, dalla Russia e dalla Turchia, perché mostrano i modi, le difficoltà, le precauzioni insite nel viaggiare di duecento anni fa. Carlo Vidua scrisse al termine di questa esperienza: «È vero che altrove i viaggi danno buona riputazione, da noi [in Piemonte] piuttosto la tolgono. Buon per me, che non li ho intrapresi per vanità ma per mia istruzione, e particolarmente per mio diletto. Posso dire di aver vivuto in questi tre anni e mezzo, e se avrò lunga vita le memorie che ne serbo faranno il divertimento della mia vecchiaia. Un altro vantaggio che mi ha procurato la direzione inusitata che ho dato a’ miei viaggi, si è di aver conosciuto paesi e nazioni interamente diverse da quanto vediamo in Europa, opinioni, religioni, governi, costumi, vestire, abitudini tutto disforme da quanto siamo avvezzi. E dico non solo de’ paesi di Turchia, ma anche de’ paesi sotto la dominazione Russa. Benché la Russia sia parte o voglia far parte dell’Europa da un secolo in qua, pur non ne abbiamo ancor un’idea giusta. Ho trovato che tutti gli scrittori o viaggiatori ne hanno detto o troppo bene o troppo male, ed io per me ne presi nel vederla un’idea ben diversa da quella che me ne aveano data i libri».
Unica nota alla lettura riguarda le date in Russia: il giorno “31/19 marzo” indica il diverso calendario: il 31 marzo del calendario gregoriano (occidentale) corrispondeva al 19 marzo del calendario giuliano (russo). Nell’Ottocento, infatti, la differenza ammontava a 12 giorni.

Il primo viaggio di Carlo Vidua (in nero l’itinerario qui descritto) su una carta dell’Europa del 1815

 

 

Nota:
*. In Lettere del conte Carlo Vidua pubblicate da Cesare Balbo, Giuseppe Pomba, Torino 1834, libro II: Primo viaggio, in Francia, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Russia, Turchia d’Europa e d’Asia, ed Egitto. Anni 1818-1821, pp. 16-145 (n. 5 pp. 16-19; n. 11 pp. 30-38; n. 12 pp. 39-41; n. 13 pp. 41-47; n. 14 pp. 47-51; n. 15 pp. 52-56; n. 16 pp. 56-60; n. 17 pp. 60-62; n. 20 pp. 70-101; n. 21 pp. 101-109: n. 22 pp. 109-117; n. 23 pp. 118-119; n. 24 pp. 120-121; n. 25 pp. 121-137; n. 26 pp. 137-145).

 

 

 

 

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