ITINERARI > EURASIA > A. F. Zigari, Capitali del mondo. Russia – Mosca, 1926 (*)

 

Pubblicato in una collana di guide geografiche sulle capitali mondiali, il fascicolo dedicato a Mosca raccoglie una serie di notizie su come si presentava la città alla fine degli anni Venti: la composizione del paesaggio, la morfologia urbanistica con il Cremlino e i differenziati sobborghi, gli antichi monumenti e i nuovi centri culturali che la confermavano, come dice l’autore, una «città smagliante».
La trascrizione è fedele; le numerose fotografie che inframmezzano ma non seguono lo scritto originale, sono state accorpate e ridimensionate.

 

Mosca, di nuovo capitale della Russia, dopo gli avvenimenti della guerra e della rivoluzione; Mosca che i Russi chiamano Moskva, è la santa città in cui risiedevano gli czar e dove essi assumevano la corona imperiale; è la città superba — tra le più grandi del mondo — che giace in una contrada pittoresca, dove le amene colline, che si stendono dalla parte di mezzogiorno e di levante, a guisa di vasto anfiteatro, fanno spiccare gli svariati e stupendi prospetti di cui si gode in ogni punto della città stessa, fabbricata su terreno ineguale. Nel centro si aderge il Kremlin, o cittadella, assai al di sopra del livello della Moska, il fiume che scorre ai piedi e che trae il nome dai ponti (mosth) come la città stessa: tali ponti furono costruiti fin dai primi tempi della sua fondazione, e ad essi metteva capo una grande strada interna.
Codesta parte centrale di Mosca, i cui bastioni e le antiche torri dominano la parte meridionale della città, insieme con le numerose cupole dorate, presenta un panorama fantastico, anzi magico addirittura. Essa risorta più bella che mai dalle sue ceneri, dopo il patriottico incendio del 1812, non offre più i disgustosi contrasti di superbi edifizi e di ignobili tuguri di un tempo, ma è rimasta sventuratamente priva della sua originale e vetusta impronta di città asiatica, frammista con regolari costruzioni di carattere europeo. Non pertanto, ha tuttora qualcosa di speciale e di affascinante per le molte e belle cupole coperte di rame delle sue chiese, cui sovrasta la croce sulla mezzaluna, simbolo del trionfo fel cristianesimo sui Tartari maomettani, antichi e feroci oppressori della Russia.

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La Russia o Unione russa è oggi una federazione di repubbliche socialiste dei sovieti (S. S. S. R.). Queste repubbliche sono le seguenti:
La repubblica socialista federativa dei sovieti della Russia (Rossiscaia sozialesticescaia federativnaia sovietnaia respublica: R. S. F. S. R.);
La repubblica sovietica dell’Ucraina (Ucrainsca sozialesticescaia sovietnaia respublica: U. S. S. R.);
La repubblica socialista federativa della Russia Bianca (B. S. S. R.);
La federazione delle repubbliche transcaucasiche e cioè: le repubbliche socialiste dei sovieti dell’Armenia, dell’Aserbaigian, della Georgia (Z. S. F. S. R.).
Il supremo potere legislativo della federazione è nelle mani del Congresso Federale dei Consigli della S. S. S. R., composto di membri eletti dai sovieti dei singoli governi. Si aduna una volta all’anno alternativamente nelle capitali federali e traccia le grandi linee della politica. Può cambiare la costituzione e concludere la pace: emanazione di questo Congresso è il Comitato centrale esecutivo, composto di due Camere, una di 414 membri eletti sulla base del principio proporzionale nelle 4 repubbliche costituenti l’Unione, e la seconda di 100 membri eletti dalle repubbliche e territori autonomi. Il Comitato centrale ha per organo esecutivo il Consiglio Federale dei Commissari del Popolo (affari esteri, commercio estero, guerra, poste e comunicazioni). Gli Stati federali mantengono alcuni dei loro commissari, ma dipendono dall’organo esecutivo federale quelli della finanza, dell’economia sociale, dell’alimentazione e della questione operaia; mentre sono autonomi quelli della giustizia, degli interni, dell’istruzione e dell’agricoltura.
Ucraina e Russia Bianca hanno conservato la divisione in governatorati, ma la R. S. F. S. R. risulta divisa, parte in governatorati, parte in repubbliche e territori autonomi.
La capitale della attuale Russia, o meglio, della Unione Russa, è Mosca, con oltre un milione di abitanti, a norma del censimento del 1920.

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La città che s’è andata formando man mano intorno al Kremlino, si divide in cinque parti principali concentriche, separate le une dalle altre mediante mura e bastioni, ma questa divisione da tempo tende a scomparire gradatamente. Le cinque parti sono: Kremlin, Kitaïgorod, Biélygorod, Zemlianoïgorod e sobborghi. Il Kremlin è la parte più antica della città; Kitaïgorod — forse città cinese — è fabbricata irregolarmente e le costruzioni si addossano e si sovrappongono le une alle altre: questa è però la parte più animata e comprendeva la Borsa, il Gostiny-Dvor, i Riady o mercati. Kremlin e di Kitaïgorod sono compresi nel quartiere della Città (Gorodskaïa Tchast) e formano il centro di Mosca designato semplicemente col nome di gorod, città: è circondata da un’enorme muraglia costruita nel 1534, imbiancata con la calce, e con molte torri, di cui la maggior parte di un color verde stridente, intramezzata da una quantità di torrette e di altri ornamenti. Biéligorod, « la città bianca », si stende come un emiciclo intorno alla parte centrale, ed è la parte più elegante di Mosca dalle larghe strade irraggianti intorno al Kremlin e dove sorgono moltissimi palazzi, edifici e pubblici monumenti, e dove si trovano i negozi più belli. La « città bianca », compresa nei quartieri della Tverskaïa e della Miasnitskaïa, è attorniata da una larga cinta di boulevards. Zemlianoïgorod, la « città di terra », è così chiamata a cagione dei terrapieni che fece costruire lo czar Michele Feodorovitch, poi sostituiti dalla Sadovaïa, o via dei Giardini, una specie di largo viale che la circonda ed ha una estensione di una quindicina di chilometri. I sobborghi, che da tempo ormai si confondono con la città, ne cuoprono la maggior parte e certamente non meno dei tre quarti della superficie di Mosca: sono cintati di terrapieni, detti Kammer-Kollejsky, costruiti nel 1742 e oggidì quasi completamente diroccati: non ne sono rimasti che i nomi delle antiche barriere dette Zastava. I sobborghi sono abitati dalla parte più povera della popolazione. Non è possibile non riconoscere a Mosca il carattere di grande città, ma bisogna convenire tuttavia ch’essa non ha alcuna rassomiglianza esteriore con nessun’altra capitale europea: la vita nazionale apparisce a Mosca, nel cuore della Russia, sotto un aspetto meglio caratterizzato che altrove, poiché l’influenza dell’occidente d’Europa vi si è fatta sentire pochissimo sempre, e molto meno adesso per l’isolamento attuale della repubblica dei sovieti. E per questo isolamento non è possibile dare dell’antica e smagliante città orientale una particolareggiata descrizione, che risponda alla realtà attuale; ci è possibile tuttavia diffonderci con sicurezza sulle direttive culturali e sulle provvidenze benefiche che si svolgono nella capitale russa, lumeggiando — attraverso ai numerosi istituti artistici e scientifici — le benemerenze del regime instaurato in seguito alla rivoluzione comunista, dopo la immane tragedia causata dalla guerra.

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I monumenti del Kremlin formano oggidì, insieme coi musei del palazzo delle Armi, un grandioso complesso che si denomina Museo del Kremlin. Il Kremlin di Mosca, che era il centro di tutta la vita nazionale religiosa, ha raccolto dentro le sue mura i monumenti dell’antica arte russa di straordinaria importanza. Le mura e le torri del Kremlin furono costruite nel XVI secolo dall’architetto italiano Pier Antonio Solario e da Marco e Antonio, soprannominati « i Friasini ». I principali monumenti sono concentrati intorno alla piazza della Cattedrale legata alla memoria di un gran numero di avvenimenti storici. Al centro della piazza, si aderge la cattedrale dell’Assunzione Ouspenski-Sobor, considerata come la principale delle chiese di Mosca. Ivi, gli czar venivano incoronati; ivi pure, i patriarchi erano sepolti, e la chiesa fu edificata sul declinare del secolo XV da un celebre nostro architetto, Aristotele Fioraventi. La cattedrale, monumento importantissimo di architettura, ha sui suoi muri degli affreschi preziosi, attribuiti ad un maestro russo del XV secolo, il ben conosciuto Dionicii.
Essa racchiude inoltre una tal quantità di capolavori di pittura — di cui i più antichi risalgono al secolo XII — che non sarebbe possibile trovare in nessun sito e in nessun museo del mondo una simile collezione di icone. (Gli antichi affreschi e le icone sono state scoperte durante la rivoluzione).
In contrasto con la cattedrale dell’Assunzione fu eretta quella dell’Annunziazione dagli architetti de Pskov; e le gallerie laterali che ne fiancheggiano il corpo principale sono stati costruiti nel 1564 sotto Ivan il Terribile. A questa stessa epoca furono poste, nelle absidi della cattedrale, delle iconostasi interessanti per la scelta artistica delle icone di ricchissima ornamentazione. La cattedrale dell’Arcangelo, dove erano sepolti gli Czar e i principi russi, fu eretta da un italiano, l’architetto Alessio il Giovine, nel 1509. Le campane del Kremlin furono piazzate nel campanile d’Ivan Veliki terminato nel 1602: là si trova la cosidetta « regina delle campane » pesantissima, e, vicino, il re dei cannoni, ancor più pesante, che è stato fuso alla fine del secolo XVI. Non lungi dalle cattedrali si trova il Palazzo delle Faccette (Granovitaïa Palata), costruito nel 1487 da nostri architetti Marco Ruffo e Antonio Solario per i solenni ricevimenti degli Czar: di fianco, s’erge il Palazzo dorato con decorazioni di antichi affreschi. Fra le costruzioni del secolo XVII, hanno sopravissuto gli appartamenti privati dello Czar Michele Fédorovitch, fabbricati nel 1635. Questi risalgono all’epoca aurea della architettura originale russa ed hanno un valore immenso dal lato artistico, come quelli che rappresentano un prezioso monumento, una pagina di storia per la conoscenza dell’antica civilizzazione russa. Lo spoglio degli archivi, ormai iniziato, consente di dare sicuri e autentici ragguagli intorno a questo monumento. Di fronte a codesta cattedrale, s’aderge l’antico monasterio dei Miracoli col palazzo dei Trapezi che risale al 1686. Sulla piazza Kaliaevskaia sorgono i monumenti del XVIII secolo: l’antico Arsenale — ora Scuola militare — e l’antico palazzo di Giustizia, adesso sede del governo operaio-contadino. Il Grande palazzo, edificato nel 1848, va messo tra gli edifici di minore importanza per l’epoca più vicina e meno artistica, di solito, in tutti i paesi del mondo. Nel suo complesso — come abbiamo detto — il glorioso e storico Kremlin costituisce un museo raro, pressochè unico al mondo, in cui si trovano riuniti, su di uno spazio relativamente ristretto, monumenti e oggetti di grande pregio artistico, che hanno saputo dare geniali ispirazioni agli architetti ed agli artisti di parecchie generazioni consecutive.
Il palazzo delle Armi (Orougïnia Palata) è tra i più antichi musei del mondo civilizzato, ed era già noto nel 1547. Fin dalla sua fondazione, vi si inviavano le armi più pregevoli per il loro lavoro, nonché ogni sorta di rarità. Già nel XVII secolo, più di trecento maestri e rinomati pittori erano alle dipendenze e ospiti del palazzo e lavoravano, come in una scuola accademica, dai modelli d’ogni genere ivi raccolti. Nel XVIII secolo, il palazzo cessò d’essere una specie di studio artistico, e si trasformò a poco a poco in una galleria storica degli imperatori, con reliquie, trofei e cimeli. La rivoluzione ha ridato al palazzo la sua antica attività creatrice, e tende — con una cernita sistematica di oggetti — a mettere in valore e in luce gli ultimi progressi raggiunti dal lavoro artistico dei metalli, delle stoffe e di altri materiali di varia specie. Così, mettendo in rilievo la bellezza nel lavoro, il Palazzo come ente si propone di contribuire a sollevare il livello dell’arte industriale o industria artistica, che, mediante il suo ampio sviluppo, ha oggidì in Russia un’importanza di prim’ordine. In talune sezioni, specialmente per quanto concerne le stoffe artistiche dei secoli XVI e XVII, come pure il lavoro dell’argento dello stesso periodo, le collezioni del palazzo delle Armi sorpassano ogni altra consimile istituzione. Il detto palazzo, come museo sistematico per i vari rami artistici, è strettamente collegato agli antichi monumenti completi di arte decorativa, e cioè le chiese e le cattedrali — musei del Kremlin, dal secolo quindicesimo al diciottesimo, come pure la parte più vetusta del palazzo del Kremlin stesso, il palazzo Sfacettato o delle Faccette, del secolo XV e il Terem, o palazzo del Belvedere, del XVII secolo. Vi si trova ora una consociazione artistica di tutti i possibili mezzi di decorazione, atti a produrre una complessa e completa visione d’arte.
La Biblioteca centrale dello Stato raccoglie quanto si pubblica sul territorio dell’Unione e quello che dai torchi esce di essenziale nella letteratura scientifica straniera in ogni suo ramo. Contiene circa 3 milioni di volumi: la sua sala di lettera, aperta anche la domenica, può contenere 450 persone. La istituzione di questa biblioteca persegue anzitutto degli scopi di educazione scientifica: l’edificio della Biblioteca è un superbo monumento architettonico della fine del secolo XVIII.
L’Accademia di Stato delle Belle Arti fu istituita nel 1921, e si propone lo studio scientifico particolareggiato e l’elaborazione delle questioni artistiche e di cultura artistica; specialmente in quanto concerne la sintesi dell’arte. Le direttive generali ne sono orientate verso la sociologia, la fisiopsicologia e la filosofia: essa Accademia è l’organo esecutivo del Commissariato della Istruzione pubblica per l’organizzazione delle esposizioni d’arte nella Russia sovietica e all’estero.
Il Museo storico dello Stato ha per obbiettivo di far conoscere le costumanze e la vita russa dedotta dai suoi monumenti, a partire dalle più antiche tracce dell’esistenza dell’uomo sul territorio della Unione russa. Insieme con le collezioni dei monumenti effettivi, archeologici e dei costumi storici, il Museo possiede una grande raccolta di memoriali d’iconografia storica, vetusti manoscritti e libri di antica stampa, cartografia, materiale e libri d’archivio. Nelle sue sale, sempre aperte ai visitatori, sono esposti i monumenti delle più vetuste epoche fino alla fine del secolo XIV: vi è tutto ciò che riflette, con ottimi pezzi e cimeli di non dubbia importanza, l’arte, la storia dell’arte e la civilizzazione della Russia nel decorso dei secoli. La Galleria dello Stato Tretiakoff fu fondata verso la metà del secolo scorso dal mecenate omonimo, amatore e cultore delle arti e delle lettere. È adesso una delle collezioni più complete delle migliori opere della pittura russa dal secolo XVIII fino ai nostri giorni: il numero di quattromila opere che la Galleria possedeva prima della rivoluzione, ammonta ora a circa settemila. Sono esposte in un grazioso padiglione di stile nazionale, che è tuttavia angusto per contenerle, tanto che, in parte, sono conservate in alcune sale di riserva. Per l’occasione del giubileo dell’Accademia delle Scienze, la Galleria Trétiakoff ha organizzato un’esposizione denominata « Alla sorgente della pittura russa » con l’obbiettivo di mostrare l’epoca più interessante nella storia dell’arte russa, quando — sotto l’influenza dei maestri dell’Europa occidentale, andati a visitar la Russia — la tradizionale arte bizantina fu soppiantata dalla nostra, che tuttora si coltiva e si segue.
Il Museo di Stato delle Belle Arti fu completato nel 1923 con una grande quantità di opere d’arte, passando allo Stato. Esso si propone di presentare storicamente lo sviluppo dell’arte europea d’occidente, scultura, pittura, pezzi di architettura: il museo contiene sculture della civiltà e dell’arte orientale che rappresentano i primordi dell’arte mondiale pervenuta a noi. Nella sezione quadri ve ne sono di scuola italiana dal XIII al XVIII secolo: importantissima è la sezione delle incisioni e dei disegni. Anche la biblioteca sulla storia dell’arte ha un’importanza non comune e non dubbia. L’edificio in cui ha sede codesto museo fu costruito in istile neo-attico, su progetto del Kleine, e sorse principalmente con private elargizioni.
Il Museo della nuova pittura occidentale contiene due sezioni in cui figurano essenzialmente gli artisti francesi: la collezione dei neo-impressionisti è assai complessa e interessante. Oltre alla pittura vi è degnamente rappresentata anche la scultura moderna e modernissima.
Prima di abbandonare il campo dell’arte organizzata a Mosca col programma culturale del nuovo regime, dobbiamo menzionare la Collezione di istrumenti musicali che data dal 1920, i cui più perfetti esemplari erano inaccessibili — prima dell’avvento rivoluzionario — ai musicisti e ai lavoratori. Si è riunito così un gruppo d’istrumenti dei più rinomati maestri della scuola italiana, francese, tedesca e russa. Per l’utilizzazione sistematica e per la conservazione di questi preziosi oggetti, è stato formato un comitato che può mettere a disposizione di un complesso di artisti e di virtuosi di determinati istrumenti, quelli di primaria importanza, Ad esempio, quattro superbi Stradivarius sono stati affidati a illustri violinisti che formano un quartetto di Stato, intitolato al nome del grande italiano Antonio Stradivarius: il quartetto offre concerti classici.
Alla parte artistica, intesa per verità con senso educativo e di carattere scientifico, aggiungeremo le istituzioni di Mosca rigorosamente dedicate alla scienza nelle sue manifestazioni più modernamente evolute. Esse sono: l’Istituto Joukovski per la Dinamica aerea e idraulica; l’Istituto termo-tecnico Grinevsky e Kirsch; l’Istituto di Stato per l’Elettrotecnica sperimentale; l’Istituto chimico L. J. Karpov; l’Istituto scientifico di Chimica farmaceutica. Vanno insieme con queste, le istituzioni che avendo carattere scientifico entrano nel campo delle provvidenze benefiche. Esse sono: l’Istituto di Fisica biologica del Commissariato del Popolo pure per la Salute pubblica; l’Istituto di verifica dei sieri e dei vaccini; l’Istituto fisiologico di Nutrizione, l’Istituto Microbiologico; l’Istituto Tropicale; l’Istituto Sanitario-igienico; l’Istituto Biochimico; l’Istituto di Biologia sperimentale e quello di Stato per i Tubercolotici. Ve ne sono inoltre per l’Igiene sociale, per la Protezione della maternità e dell’infanzia, per la Venerologia clinica, oltre ai Sanatori per migliorare il benessere degli scienziati. E non è poco.
Merita un cenno il Museo Darwin, che ha per iscopo di illustrare in forma popolare e concreta, con preparazioni anatomiche, sculture e dipinti originali, i principali fatti e la teoria dell’evoluzione e del darwinismo. Ricorderemo pure: il Museo artistico e storico di Serguievo — antico monastero della Trinità a Serguievo — nei dintorni di Mosca, sulla ferrovia di Yaroslav, con due dipendenza a Betania e all’eremitaggio di Getsemani, pieni di oggetti d’arte di non comune pregio; e il Museo storico locale di Voskresensk, alla Nuova Gerusalemme, sulla ferrovia di Vindava, con preziosi e caratteristici cimeli del secolo XVII e XVIII, con una collezione relativa alla vita locale dall’undecimo secolo fino al regime feudale ormai scomparso. Si compone di un monastero, di un eremitaggio, una cattedrale e un campanile che hanno un valore architettonico di arte suggestiva armonizzante col paesaggio. E il paesaggio è bellissimo, sia nei dintorni immediati che in quelli più lontani di Mosca: la campagna circostante è amena per le sue alture verzicanti, per i corsi d’acqua, e per quel senso di signorilità fastosa che vi si riscontra ad ogni piè sospinto: poichè moltissime ville e castelli degli antichi boiardi, coi superbi parchi, illeggiadriscono il ridente panorama.

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Jurii Dolgoruki, gran principe di Russia che risiedeva in Kief, allettato appunto dalla bella località dove sorge Mosca, pose, nel 1147, le prime fondamenta di questa città. Andrea, suo figlio, principe di Vladimir, vi attrasse il misticismo russo con la donazione di un’immagine miracolosa della Vergine, in onore della quale fondò una chiesa. Morto quel principe, essa non fu che un appannaggio di parecchi discendenti di Jurii. Incendiata nella prima invasione dei Mongoli, sotto Batu-Khan, non incominciò a prosperare che verso il 1280, sotto Daniele, il più giovine dei figli di Alessandro Newski che ne fece la capitale del suo principato e dove dimorarono, da allora in poi, i suoi successori. Appena liberata da una fiera pestilenza, Mosca — durante un lungo periodo di guerre e di discordie intestine — subì di frequente gravi e funesti incendi. Pressochè distrutta dalle fiamme sotto Demetrio Donskoi, indi ancora dai Lituani, nel 1382, e a malapena riedificata fu di nuovo devastata da Jedighei, commilitone di Tamerlano. Soltanto sotto Jvan III Vassilievitch (1462-1505), arricchita da lui delle opime spoglie di Novgorod, essa poté risorgere dopo tante iatture, e divenne — per le sue ricchezze e per i suoi cospicui monumenti — la regina delle città della Russia. Il dominio d’Ivan IV il Terribile, nel 1547; l’invasione dei Tartari di Perekop, nel 1571; e il regno di Fedor Ivanovitch furono contrassegnati da tre incendi. Boris Godunof, sospettato — come Nerone per Roma — di aver appiccato il fuoco, la fece ricostruire più bella di prima. Nel 1611 i Polacchi, per la causa del falso Demetrio, la ridussero di nuovo in cenere.
Il trasporto della residenza imperiale a Pietroburgo non recò nocumento alla prosperità di Mosca, sempre abitata da un gran numero di ricchi nobili e di dovizioni mercatanti. Il 15 settembre 1812, procedendo, dopo l’accanita battaglia della Moskva, verso il cuore della Russia, Napoleone poneva il quartier generale nel Kremlin; lo stesso giorno scoppiò il fuoco nei fondachi della Kitai-Gorod. La notte del 16 fu rischiarata da un incendio divampante: lo hanno meravigliosamente descritto, Filippo de Ségur, nella sua « Storia della campagna di Russia » e Leone Tolstoi, in « La guerra e la pace ». Frequenti esplosioni e fiamme che si vedevano scendere dall’alto delle torri, indicavano quali fossero i mezzi praticati da un barbarico e pur mirabile patriottismo per fare utile propaganda contro il nemico. Ardere Mosca la città santa, significava, di fatti, annientare fra le mani del conquistatore un pegno prezioso per ottenerne una vantaggiosa pace; era un obbligarlo a retrocedere, riducendolo alle più crude angustie; era un eccitare contro di lui l’odio implacabile di tutti i Russi. Dal 15 al 19 settembre, 13.800 case, molte chiese e palazzi furono consunti dal fuoco divoratore; 600 case appena, la quinta parte della città, rimasero intatte fra quell’immenso mucchio di fumanti rovine.
Le mine fatte scoppiare dai francesi per ordine del maresciallo Mortier il 23 ottobre, prima di sgomberare la città sotto il Kremlin, accrebbero il disastro immane. Il conte Rostopkine, governatore di Mosca, fu sospettato autore dell’incendio, ma protestò contro le lodi e il biasimo che gliene veniva, tanto che la verità intorno all’autore o agli autori — forse truppe indisciplinate — dell’incendio, non si conosce ancora. Certo, l’incendio di Mosca fu l’inizio del tramonto di Napoleone ed ebbe per conseguenza la fatale distruzione del suo formidabile esercito, rimasto in gran parte lungo la via del ritorno fra i tormenti del freddo intenso, della fame, degli stenti e dello scaramucciare incessante dei russi e dei cosacchi. La desolazione che seguì l’incendio non durò a lungo: furono aperte sottoscrizioni in ogni angolo del vasto impero per soccorrere la città, che col proprio sacrifizio aveva salvato l’indipendenza nazionale; Mosca risorse più bella dalle sue ceneri come la fenice favoleggiata. Dal nome della capitale, si diede il nome di Moscovia a tutta quella parte della Russia un tempo signoreggiata dai principi moscoviti, per distinguerla dalla Russia di Kief, che era rimasta separata e che passò poi sotto il dominio dei Lituani e dei Polacchi. Pietro il Grande prese il titolo d’imperatore di tutte le Russie; che Caterina II obbligò formalmente la diera di Polonia a riconoscere nel 1763, Mosca di nuovo capitale, rimase sempre la vera metropoli dei Russi, anche quando tale era Pietroburgo, poi chiamata Pietrogrado e Leningrado; poichè Mosca è la città santa che non può perire, è la città smagliante, nel cuore mistico della impenetrabile Russia, i cui destini non sono ancora compiuti.
A. F. ZIGARI

FOTOGRAFIE

 

Nota:
*. In “Gloriosa”, fasc. 36, Casa editrice italiana, Milano s.d. (1926), pp. 1-16.

 

 

 

 

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