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ITALIA > Guido Guidano, Architettura rurale ligure: analisi e recupero di una tradizione

 

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Conclusioni

Il degrado dell’ambiente agrario della Liguria non è imputabile esclusivamente ai recenti, profondi mutamenti economico-sociali che hanno ridotto in desolante stato di abbandono edifici isolati o interi nuclei un tempo affollati ed attivi. Soprattutto è in atto un profondo mutamento della cultura contadina che rischia di perdere le sue tradizioni più genuine e caratteristiche. Ciò accade sempre quando una civiltà irruente e “superiore”, comunque estranea, penetra e si sovrappone a un modello di vita tradizionale legato all’ambiente naturale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e al desolante abbandono di tanti luoghi e di tante case (peraltro spesso inevitabile, perché prive del minimo conforto e troppo isolate) si aggiunge, da parte delle poche famiglie rimaste nelle campagne la tentazione di una modernità, fattasi più economica per l’impiego di materiali di serie, che sta alterando in modo irreversibile quelle caratteristiche abitative di grande valore estetico e culturale. La sostituzione delle vecchie case rustiche con orrende villette di stile indefinibile, ma quasi sempre di cattivo gusto, ne rappresenta la conseguenza più drammatica.

Quanti sono i paesi dell’entroterra e della costa ligure, caratterizzati da eccezionali pecularietà costruttive, che oggi in nome del restauro vengono gradualmente barbarizzati da interventi che modificano radicalmente lo “status” storico dei borghi. Sono molti, purtroppo, perché non esistono strumenti che vadano oltre la mera classificazione urbanistica più o meno dettagliata. Non serve limitarsi a vietare gli aumenti di volume o la maggiorazione delle superfici abitabili; è infatti possibile rovinare irrimediabilmente la fisionomia di un edificio solamente attraverso la manutenzione straordinaria con interventi che non necessitano di alcun parere di merito, ma soltanto dell’autorizzazione del sindaco. Un esempio fra tanti, ma che rappresentata in maniera emblematica la tendenza a dimenticare le nostre radici culturali, è la sostituzione delle coperture, un tempo esclusivamente in lastre di pietra, con tegole in cotto o con altri materiali moderni, indubbiamente più comodi, che deturpano irrimediabilmente la tipica architettura legata all’ambiente.

Anche la tanto auspicata trasformazione ad attività turistiche di queste zone, che si ipotizzava potesse avere un ruolo importante per il rilancio delle risorse economiche, spesso si è risolto in un’attività speculativa di rapina.

Da tutto questo deriva che, per la salvaguardia di questi organismi, è auspicabile una corretta documentazione grafica, non solo per quanto riguarda le strutture murarie portanti e portate, ma anche per tutto l’insieme strutturale e costruttivo fino al dettaglio, perché, solo con una intelligente ed attenta ricognizione e valutazione di tutti questi elementi, si può ottenere una comprensione dei valori ambientali, tale da fornire le premesse obiettive e le indicazioni necessarie per un corretto intervento.

È necessario, in questa ottica, procedere ad una capillare operazione di rilevamento grafico e documentazione storica del patrimonio edilizio, attraverso una classificazione dei materiali, dei particolari costruttivi e delle tecniche usate per l’edificazione dei diversi manufatti, articolata secondo periodi storici, in aree ed in tipi. Tutto ciò comporta la compilazione di un “manuale tecnico”, che possa fornire una memoria duratura del “modus aedificandi”, ma soprattutto possa servire come supporto operativo per coloro che intendono procedere al recupero e alla rivitalizzazione di questi beni attraverso il restauro e per coloro che sono preposti alla tutela.

 

 

 

 

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