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> Guido Guidano, Architettura rurale ligure: analisi e recupero
di una tradizione
(*)
Spesso
l’architettura delle vecchie costruzioni contadine viene sbrigativamente
denominata “spontanea”. In realtà di spontaneo c’è ben
poco, in quanto ogni realizzazione è il risultato di cognizioni
duramente conquistate in secoli di esperienza e tramandate alle generazioni
successive in forma esclusivamente orale. Le maestranze che operano
non sono, infatti, specializzate: sono gli abitanti, contadini o pastori,
che costruiscono la casa per loro stessi mettendo in gioco originali
soluzioni tecniche, ottenute con mezzi e materiali poveri, propri di
una cultura fortemente condizionata da una attività di pura sopravvivenza.
Queste esperienze, maturate da popolazioni diverse per origine, per
cultura e per tradizioni, ha reso possibile l’esistenza, sul territorio
ligure, di tipologie differenziate tra loro, pur essendo le caratteristiche
ambientali generalmente poco dissimili.
Il
recente interesse per questa architettura significa, ad esempio, recuperare
la cultura materiale attraverso lo studio e la documentazione di attività
agricole e pastorali, che in molti casi condizionano l’edilizia e delle
quali si rischia di perdere la memoria.
Qui l’esatta conoscenza e documentazione del modo di edificare è
ancora più necessaria, perché la tutela e la conservazione
del singolo edificio significano la tutela e la conservazione dell’ambiente
e del paesaggio. Di un simile problema la Liguria offre esempi significativi:
i terrazzamenti che piegano un impervio assetto naturale alle esigenze
delle coltivazioni, i borghi costituiti da case con muri a secco, dove
le “terrazze-aia” sopra i porticati voltati ed i collegamenti aerei
con le fasce contribuiscono, con spinte e controspinte, alla reciproca
stabilità e dove abbattere un muro può voler dire compromettere
definitivamente l’equilibrio che l’uomo ha stabilizzato con un plurisecolare,
continuo lavoro di manutenzione.
Le
case sparse, le stalle e le costruzioni rurali esprimono, forse più
di ogni altra opera dell’uomo, i modi di vivere, la cultura e le tradizioni
delle popolazioni locali e contribuiscono, in modo determinante, a formare
quello che viene definito il paesaggio umano.
Si tratta di case sempre umili e spesso in rovina, inserite con discrezione
in quell’ambiente naturale che deve garantire la sopravvivenza, che
rispondono alle tradizioni della cultura propria cui appartenevano.
I luoghi su cui esse sono costruite, oltre a rispondere alle esigenze
più generali della scelta degli insediamenti stabili, devono
consentire il minor spreco di terreno coltivabile o pascolabile. Le
case devono proteggere gli abitanti -uomini e animali- dalle intemperie
e, soddisfacendo a criteri di funzionalità e di razionalità,
sono prive di elementi superflui. Le decorazioni, quando esistono, sono
ridotte a ben poca cosa. L’esposizione delle abitazioni si manifesta
in rapporto al clima. L’asse maggiore è prevalentemente orientato
da ovest ad est in modo tale che almeno una delle facciate maggiori
è esposta a sud e gode di una prolungata insolazione, le facciate
minori si concludono in alto con un timpano che può essere in
muratura o talvolta completato da una chiusura con semplici tavole di
legno.
La
casa di solito è di due piani: al pianterreno, che abitualmente
è un poco interrato, si trovano la stalla e la cantina; al primo
piano anche l’abitazione è distinta in locali separati: cucina-soggiorno
e camere da letto.
I materiali usati nelle costruzioni tradizionali sono essenzialmente
tre e tutti strettamente locali: la pietra, il legno e la paglia. La
pietra è utilizzata per la costruzione delle murature. Queste
sono generalmente realizzate a secco o più frequentemente legate
da una malta a base di terra (1), la cui funzione, più che statica,
data la sua scarsa resistenza meccanica, pare piuttosto quella di rendere
il muro più isolato termicamente, chiudendo gli interstizi tra
pietra e pietra. Non è raro l’utilizzo delle pietre, non lavorate
e talvolta grossolanamente cementate, per la realizzazione, al piano
inferiore, di semplici volte a botte. Nei punti d’incontro fra le diverse
murature si ha un ammorsamento sottolineato da pietre di maggior volume
e solitamente lavorate con maggior accuratezza nella faccia a vista.
Anche le spalline di porte e finestre, costituite da elementi lapidei
diversi, disposti sia in verticale sia in orizzontale, presentano una
lavorazione più raffinata. Le aperture sono ridotte generalmente
al minimo indispensabile per evitare al massimo la dispersione del calore
ed hanno dimensioni sempre strettamente legate alla propria funzione.
Ne
derivano, dal punto di vista estetico, prospetti con una netta prevalenza
dei pieni sui vuoti. All’interno tutte le finestre hanno degli scuretti;
non diffusissime, ma ad ogni modo comuni, sono le imposte esterne spesso
sostituite da più recenti persiane a stecche.
Il legno, generalmente castagno selvatico, è impiegato: negli
edifici principali unicamente nella realizzazione dei solai, della struttura
portante del tetto, dei serramenti e dei balconi (2); nelle costruzioni
minori, quali i fienili, per le strutture portanti e di tamponamento.
Il solaio è costituito da una trave rompitratta in mezzeria,
su cui appoggiano i travetti che, sommariamente sbozzati, reggono il
tavolato del pavimento.
L’elemento più caratteristico dell’abitazione è il tetto;
le case più antiche e piccole hanno un solo spiovente, ma generalmente
le falde sono due. La trave di colmo, parallela all’asse maggiore della
costruzione, viene posata sul culmine delle facciate minori, ed è
unita alle travi dette “dormienti”, cioè poggianti sui muri delle
facciate maggiori, e a travi parallele di rinforzo “costane” spesso
poggianti su puntoni. La struttura lignea è completata da un
manto di copertura in lastre di pietra (ardesia, scisto, arenaria od
altro) dette “ciappe”. Per fissare meglio le lastre e per impedire che
si mettano a scivolare, si sogliono mettere delle pietre pesanti sopra
alle lastre stesse.
La paglia di segale è usata principalmente come copertura di
edifici minori o temporanei ma, sovente, la si può trovare impiegata
per la formazione di setti di tamponamento dei fienili.
Note:
*. Guido Guidano, Architettura rurale ligure: analisi e recupero
di una tradizione, in Dipartimento di Progettazione dell’Architettura
dell’Università di Firenze, A.E.D. Associazione europea per il
Disegno, Il disegno luogo della memoria, Atti del convegno
21/22/23 settembre 1995, Firenze, Italia, Pre-print dei contributi,
Alinea editrice, Firenze, 1995, pp. 249-255. Guidano è professore
ordinario alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli
Studi di Genova.
1.
“In ogni caso esse sono costituite da muri eseguiti prevalentemente
a secco che raggiungono a volte spessori vicini al metro. Il materiale
lapideo veniva ricavato dallo sfaldamento naturale della roccia locale.
I litotipi più regolari, con superfici il più possibile
lisce venivano posti all’esterno del paramento murario, mentre i residui
di lavorazione venivano stipati all’interno. La tecnica descritta ricorda
quella tipica dei muri a sacco romani, ma se ne differenzia per almeno
due qualità salienti: a) l’irregolarità del paramento
esterno, b) la mancanza di malta all’interno” C. Montagni, Costruire
in Liguria, materiali e tecniche degli antichi maestri muratori,
Sagep, Genova, 1990.
2.
Negli insediamenti permanenti con prevalenti caratteristiche agricole
residenziali, le case hanno i balconi costituiti normalmente da modiglioni
in legno incastrati nel muro, su cui poggia un assito continuo. Le ringhiere,
sempre in legno, sono formate nella maggior parte dei casi da due correnti
orizzontali, collegati da barre verticali a sezione quadrata e disposte
a interasse di circa venti centimetri. È possibile scoprire ringhiere
formate da elementi sagomati di notevole effetto decorativo. C.A.I.
Mondovì, Pietre di ieri, civiltà contadina nelle Alpi
liguri, L’arciere, Cuneo, 1981.
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