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> Claudio Montagni, Architettura e civiltà contadina in
Liguria. Le valli del Levante
(1)
La
storia del territorio, inteso come analisi delle sue caratteristiche,
è soprattutto collegata alla storia dell'uomo: uomo che in questo
ambito ha operato delle trasformazioni relative alle sue esigenze esistenziali.
Gli
oggetti, le testimonianze di questo biunivoco rapporto tra uomo e natura
si ritrovano disseminate sul territorio in modo apparentemente casuale,
ma da come si è già visto nella prima parte dedicata al
Ponente della Liguria. sono invece perfettamente coerenti e adattati
al modo di vivere di chi questo territorio lo ha da secoli abitato.
Il rapporto logico che si è instaurato tra ambiente e uomo è
determinante per analizzare il conseguente evolversi degli insediamenti
umani, delle comunità, dei villaggi storici; una logica fatta
di sottigliezze, di piccoli e grandi problemi che hanno portato ad una
specifica tipizzazione dei nuclei abitati, delle case sparse, delle
cascine e delle strutture minori.
In
alcune valli del Levante quali Graveglia, Sturla e Aveto la presenza
umana appare impostata secondo schemi ben definiti attraverso una organizzazione
di carattere medievale in cui i tipi di distribuzione e di accentramento
dei villaggi dimostrano una corrispondenza totale alla vita agricola
e zootecnica che vi si conduceva; soprattutto appare chiaro che l'equilibrio
di vita instaurato era fatto a misura d'uomo, ed è questa la
principale ragione per cui tale maglia di funzioni reciproche era perfettamente
bilanciata.
Nuclei abitati, case sparse, cascine, casoni, barchi, essiccatoi sono
solo alcuni degli archetipi che dimostrano questa civiltà contadina
nella Rivera del Levante.
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Bottasi, Vai Graveglia, scala di accesso all'abitazione
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Bottasi. Spazio di "vicinato" ricavato dal solarium
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Tra
i nuclei abitati più conservati o per lo meno poco compromessi
da interventi decisamente inopportuni voglio citare: Cassagna, Salino,
Osti, Statale, Botasi, Reppia; sono solo alcuni dei villaggi della Val
Graveglia dei 45 in cui essa e frazionata (la Val Sturla ne ha 44 e
la Val d'Aveto oltre 57).
Villaggi
che, pur essendo tutti quelli citati di mezzo crinale, hanno un loro
nucleo primario riferibile ad un castello o ad una rocca: di conseguenza
una organizzazione gentilizia le cui costruzioni sono innalzate in modo
da costituire un perimetro chiuso ed invalicabile ad eventuali assalitori.
Cunicoli sotterranei e passaggi obbligati contribuiscono ad isolare
e proteggere lo spazio comune racchiuso a fortificazione. Le case sparse,
che costituiscono il modulo primario dell'aggregazione prima descritta,
hanno una organizzazione planivolumetrica quasi sempre consistente nel
piano terreno adibito ad usi agricoli ed il primo piano ad uso abitazione.
Il
piano terra, spesso preceduto da un criptoportico, ha la funzione di
ricovero degli attrezzi agricoli, a volte ricovero del bestiame, spesso
locale di trasformazione e lavorazione del latte. Lo spazio lunzionale
interno era così diviso un locale adibito a stalla o cantina
e un secondo utilizzato per attrezzi e sementi; è in quest'ultimo
che frequentemente venivano distese la patate per una più lunga
conservazione assieme agli insaccati prodotti dalla lavorazione delle
carni suine.
Il
criptoportico spesso ospitava la scala interna che serviva la zona abitazione
oppure era usato come spazio coperto per le molteplici funzioni agricole.
Il primo piano è talvolta caratterizzato e preceduto da un ampio
ballatoio con funzioni diverse tra cui quella di farvi essiccare al
sole alcuni prodotti della terra.
Una caratteristica simile quindi al "solarium" romano appartenuto
alla casa pseudourbana romana: uno spazio quadrangolare ricavato sopra
il porticato e cinto da un parapetto che nella parte interna dà
origine ad un sedile sempre in pietra.
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Cassagna. Esempio di piccolo solarium
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Statale. Criptoportico
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La
porta d'ingresso all'abitazione, sita sul ballatoio, al quale si accede
attraverso una scala esterna o, come già descritto, interna al
portico, esalta la struttura architravata in tutta la sua potenza: sei
elementi litici costituiscono gli stipiti: in corrispondenza dei due
centrali disposti orizzontalmente, si inseriva dall'interno una spranga
di legno per bloccare la porta.
L'architrave a forma semilunata ricalca gli antichi schemi della struttura
trilitica: la parte centrale, che è anche quella più sollecitata
dal carico, risulta di spessore più poderoso; in alcuni casi,
o sull'architrave o sugli stipiti, sono incisi segni di origine solare
o riferibili al simbolo del corno (simbolo di protezione della casa
sin dalla preistoria, Vedasi ad esempio i graffiti rupestri di M. Bego
e della Val Camonica). Altrove si trovano incisi dei numeri forse la
data di costruzione dell'edificio.
Nella tipologia aggregativa di questi nuclei va osservato che spesso
il ,
"solarium" veniva ad essere l'area in comune tra due o piu
famiglie assumendo così valore di vicinato che oltre a funzioni
di aia è spazio organizzato per vivere comunemente all'aperto
e svolgervi alcune attività concernenti la conduzione delle piccole
aziende agricole.
Dall'ingresso si accede alla cucina che rappresenta il perno della costruzione:
ambiente dove la famiglia, di tipo patriarcale si riuniva attorno al
focolare spesso ubicato in posizione centrale, di forma quadrata e sopraelevata
dal pavimento.
Sopra il focolare si trovava agganciata alla catena (caen-a), il "testo"
da pane in ghisa oppure il tipo più arcaico in terracotta.
Sopra il focolare il soffitto è risolto con grate di piccoli
rami intrecciati ad uso essiccatoio.
Non sempre però l'essiccatoio (sechaezo o grè) era così
concepito: per la maggior parte dei casi costituisce una costruzione
indipendente addossata all'edificio principale e alla quale si accedeva
dall'esterno. Sono facilmente riconoscibili per le loro dimensioni ridotte
e non abitabili, ma soprattutto per i muri completamente anneriti dal
fumo.
La loro funzione principale era quella di far seccare prodotti atti
ad"essere conservati come le castaqne e i funghi
E'
da queste piccole infrastrutture che riemerge spesso il significato
d'uso dell'architettura rurale come testimonianza del tipo di vita che
in essa si conduceva: questi essiccatoi, a volte veri e propri forni,
in molte occasioni erano siti nel "vicinato": cioè
nello spazio comune a più famiglie che lo utilizzavano a turno
o che a turno preparavano il pane per le altre famiglie.
Nota:
1. Claudio Montagni, Architettura
e civiltà contadina in Liguria. Le valli del Levante,
in "La Casana", n. 2, aprile-giugno 1978, pp. 10-17.
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