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> Carlo Berio, Architettura e civiltà
contadina in Liguria. Le valli del Ponente
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Nella struttura sono incluse una o più scale di pietra addossate
al muro delle fasce (talvolta presentano il criptoportico sottostante),
i locali del fondo oltre al rustico comprendono la cantina e il deposito
attrezzi, in certi casi troviamo un vano utilizzato come deposito per
il foraggio delle bestie, necessario per un periodo limitato.
La disposizione dei vani così concepIta assume peraltro funzione
strategica perché permette dI controllare il bestiame allevato
che rappresenta uno dei cespIti fondamentali della economia di queste
popolazioni.
L'edificio comprende un locale adibito a cucina che viene utilizzato
anche come essiccatoio per le castagne (per questo motivo le case non
hanno camino) e i locali per il riposo.
La
disposizione delle stanze è tale da permettere contemporaneamente
lo svolgimento di più funzioni, dalI'abitare, al lavorare e al
commerciare, rispondendo in questo modo a quel fare sociale che ha caratterizzato
da sempre la cultura contadina.
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Pietra, legno ed erbe odorose
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Mendatica: strutture In legno per una rustica loggia
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I
muri sono molto compatti: infatti le aperture sono di dimensioni ridotte
per una maggiore protezione dal freddo.
Il tetto è a uno o a due spioventi, coperto con "ciappe"
dI ardesia, materiale proveniente dai vicini filoni ardesiaci della
testata della Valle Argentina.
Le strutture in legno rappresentano una delle componenti fondamentali
nella formazione dei ballatoi esterni. Essi appaiono esili, con parapetti
che nella loro semplicità non mancano di fantasia e senso creativo
nel modo in cui sono incrociati i listelli dei pannelli di protezione,
e sovente chiusi sui Iati dall'avanzamento di tavolati di tamponamento
e dal tetto che li copre completamente. In questo caso sostituiscono
le logge e hanno la funzione di essiccatoio.
Le abitazioni sono strutturate in modo da formare un tutt'uno, articolate
come sono le une sulle altre, trattenute da archi e contrafforti che
le cementano formando così un centro compatto entro cui si svolgono
funzioni comuni (lavatoi, forni da pane, slarghi, posti a sedere ecc.).
Questa tipologia di aggregazione oltre a risparmiare aree a favore dell'agricoltura,
rendeva più solide le strutture e le difendeva all'interno dagli
agenti atmosferici.
Intorno all'abitato si trovavano gli orti e i campi che venivano dissodati
con l'aggiogamento all'aratro di più paia di buoi come testimoniano
i graffiti di Monte Bego.
A
questo proposito appaiono molto interessanti i modi di coltIvare la
terra per capire la trasformazione del territorio sia sotto il profilo
architettonico-paesaggistico che sotto quello produttivo ed ecologIco.
Un esempio è rappresentato dalla zappa e dalla vanga, le quali,
avendo una capacità di lavorazione profonda, portavano in superficie
quella terra frigida che mineralizzandosi all'aria diventava fertile
o rendendo possibile il rovesciamento delle zolle portando alla luce
le radici delle erbe infestanti che poi seccavano.
Le zappatrici, pur frantumando la terra, hanno una minore capacità
di affondare nel terreno; le lame lavorandolo uniformemente creano un
piano che compromette la sua permeabilità, permettendo, di conseguenza,
all'acqua piovana di scendere a valle più velocemente con i relativi
dissesti idro-geologici. Nelle zone degli ex pascoli, in prossimità
dei crinali vi sono le "margherie" che rappresentano le sedi
stagionali agricolo-pastorali (poste più in alto delle residenze
stabili).
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"Margheria" a Triora. E' ancora visibile Il recinto
per il ricovero del bestiame
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Queste
zone un tempo erano teatro di controversie, sfociate in lotte furibonde
che hanno coinvolto il Regno di Sardegna e la Serenissima Repubblica
di Genova. Il motivo era lo sconfinamento delle popolazioni, appartenenti
all'uno o all'altro stato, per il possesso di alcuni coltivi e pascoli.
A testimonianza di ciò esiste una nutrita serie di documenti
e cartografia relativamente alla loro regolamentazione.
Le "margherie", realizzate in forma più rudimentale,
costruite in pietra, hanno dimensioni modeste e sono composte da un
unico locale adibito al ricovero dei pastori, alle attrezzature per
la lavorazione dei prodotti e all'immagazzinaggio. I muri sono in pietra
a secco e il pavimento consiste in un semplice battuto di terra. Il
locale è privo di finestre e prende aria e luce solo dalla porta.
All'esterno si trovano ancora i resti dei muri in pietra alti circa
un metro che servivano da recinto all'aperto per il pernottamento del
bestiame.
Questo patrimonio culturale versa in una situazione di rovina disarmante,
corrispondente all'abbandono e al disfacimento; nello stesso tempo rappresenta
una notevole ricchezza di valori che per il loro grado di inventiva,
pur nella massima semplicità, rivelano un'armonia sociale, un
senso di solidarietà e di creatività collettiva oggi completamente
dimenticati. Emergono dalla povertà dei materiali, carichi di
fatica e dalla incisività delle elaborazioni, dall'unità
delle zone di tipo pubblico e dalla personalizzazione di quelle private.
Non bisogna considerare queste architetture e il loro territorio in
modo "pittoresco", solo in funzione della forma, ma occorre
analizzare i motivi sostanziali che le hanno generate, motivi irriproponibili
in termIni storici.
Il recupero dell'architettura comunitaria può avere significato
se diventa la ricerca di una nuova partecipazione e socializzazione
nella trasformazione in attrezzature di servizio per le zone a parco.
In questo caso la creazione del parco diventa un momento importante,
soprattutto nella organizzazione e nel censimento del patrimonio esistente
e nella capacità di intervenire con adeguati finanziamenti per
la rivitalizzazione e il coinvolgimento di funzioni legate al tempo
libero e al turismo sociale. Una soluzione alternativa e propositiva
atta a recuperare le economie legate all'agricoltura e ad inserirne
appunto di nuove sotto il controllo di un piano ben programmato e capace
di trasformare in modo corretto il patrimonio edilizio in rifugi, case
in affitto e per la residenza, locali per la vendita dei prodotti agricoli
e artigianali gestiti dall'Ente Parco.
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